These foolish things

Parliamo di amore. Anzi di amori finiti. Cosa rimane dopo la fine di una storia? Parole, immagini… difficile dirlo, a volte anche oggetti. Oggetti che tra tutti i ricordi diventano i più ingombranti. Spesso comprati in due, indivisibili, testimonianze impietose di passati slanci e, a guardarli ora, miseri e inutili oggetti di cui non si sa più cosa fare. C’è questo posto, si chiama Museum of Broken Relationships. Nato da un’idea di Drazen Grubisic e Olinka Vistica, due artisti che sono stati anche una coppia e che alla fine della loro relazione si sono chiesti che senso dare ai resti dell’amore. Hanno pensato allora di farne una mostra itinerante. Inoltre ovunque abbiano portato il MOBR, dalle Filippine alla Turchia, hanno sollecitato i visitatori a donare i loro oggetti. Ora il Museo è diventato un’esposizione permanente a Zagabria. Aperto il 5 ottobre scorso ha avuto più di 1000 visitatori nella prima settimana. Tutti lì a sbirciare negli spicchi di vite altrui rianimati da oggetti apparentemente anonimi, vestigia incongruenti che sembrano ricordarci la caducità di ogni cosa. I donatori sono anonimi ma gli oggetti esposti sono corredati da un piccolo testo che li colloca nella storia che fu. Accanto a una protesi di una gamba c’è il racconto di un uomo croato che, ferito in guerra, aveva incontrato un’affascinante volontaria in ospedale. Ma la protesi è sopravvissuta al loro amore perché “era fatta di un materiale più resistente”. L’amore, ma anche la guerra, la storia dentro le storie. O il nano da giardino che il giorno del divorzio lei fece volare sul parabrezza della nuova macchina di lui. E che poi rimbalzò sull’asfalto in una lunga curva e un arco di tempo che definiva la fine di quell’amore. Più l’oggetto è prosaico, più è forte il valore evocativo. E nella discrepanza tra le due dimensioni risiede la poesia malinconica di questa scalcagnata e patetica collezione. A proposito, nel caso ne aveste bisogno sul sito c’è l’indirizzo dove inviare il vostro souvenir d’amore.