Il Rasoio ha detto sì

Ci piace. Approviamo. Servizi, beni di consumo, idee e persone che meritano il bollino Razor.

Nelle ultime settimane le temperature notturne londinesi si aggirano intorno ai 2°. Per noi terroni, ciò rende difficile anche una sana escursione al pub locale per farsi due o quindici pinte. Al che io e i miei coinquilini (lui brasiliano, lei nippo-brasiliana) abbiamo optato per altrettanto sane serate a casa con lattine al posto di pinte e la tv accesa. Certo, avremmo potuto leggere, fare un gioco di società o discutere la crisi economica, ma ci piace di più la televisione.

Soprattutto quella inglese, i cui canali generalisti trasmettono (non sempre ma spesso) produzioni di qualità che in Italia arrivano solo su Cult o National Geographic. Poi c’è Russel Brand.

Istrionico, isterico, fashion victim e decisamente rock n’ roll, con la sua voce stridula e il suo improponibile taglio di capelli è uno dei comici che portano avanti la tradizione very british dell’umorismo surreale e bizzarramente intelligente. Tra battute sulla cacca e citazioni di Foucault, Brand è ormai quasi un’istituzione, con una trasmissione di stand up comedy su Channel 4, un libro, spettacoli teatrali e il film “Forgetting Sarah Marshall”.

Russell Brand

Russell Brand

Annunci

Fase di Isolamento

“Io guardo la tv”: in certi ambienti una frase del genere suona come una confessione al pari di “sono sotto antidepressivi” o “non ho mai finito le superiori”. Soprattutto sui profili dei social netowork, si porta molto scrivere di schifare qualunque immagine esca dal tubo catodico (cielo, come sono antica, intendevo digitale terrestre e altre diavolerie). Be’ questa Razor guarda la tv senza complessi, un po’ perché fa parte del suo lavoro e un po’ perché prima o poi Flavia Vento si mozzerà un dito cercando di aprire un cocco e non esiste perdersi la scena.

Quest’anno L’Isola dei Famosi esercita lo stesso fascino morboso di un incidente stradale, uno sa che è riprovevole fermarsi a guardare ma non riesce a evitare di farlo. Non che ci siano grandi sorprese: come c’era da aspettarsi il transgender Luxuria è lungi dall’essere il fenomeno da baraccone del gruppo, a confronto con le due bionde, la romana di cui sopra e una tale brasiliana, che insieme non arrivano al quoziente intellettivo di un’ape. Belen Rodriguez, invece, non ha bisogno di avere nessun quoziente intellettivo perché è esageratamente gnocca da far spavento. Visto che in quest’edizione c’è anche la squadra della gente comune, si potrebbe proporre alla Rai una serie di spin off, senza prove né vincitori, in cui semplicemente si prende una categoria e la si spedisce molto, molto lontano.

– L’Isola dei Politici, che non sarebbe in questo caso la Sardegna

– L’Isola dei Tassisti, indignati dalla concorrenza dei tronchi galleggianti

– L’Isola degli Ultrà, costretti a insultarsi tramite scritte sulla sabbia