Come voi mi volete

Non so se la ricordate (dovreste) ma c’è una puntata di Sex and the City in cui la splendida Samantha (n’est pas?) non paga della suo sex appeal, dei suoi addominali e dei suoi vestiti da centinaia di dollari decide di farsi un peeling  esfoliante al viso.

Non so per quale motivo, vista la disponibilità economica e quindi la fama del medico a cui si rivolge, ne esce fuori con la faccia come un pomodoro secco tanto che i bambini per strada si mettono a strillare come matti al suo passaggio.

Mi sono sempre chiesta cosa spinge noi donne a rischiare, letteralmente, la pelle con peeling, cerette dove non andrebbero mai fatte e torture varie, soprattutto in questo periodo quando il corpo si scopre e ci ostiniamo a denudarci dimentiche dei saggi insegnamenti dei beduini del deserto. Me lo sono sempre chiesto e sempre, con un leggero snobismo, ho pensato che non mi sarei mai piegata a certi rituali (perché sono già schiava di altri, ovvio).

Insomma, non avevo mai ceduto al richiamo miracoloso del “4 cm di girocoscia in 4 settimane”, “snellisciti sotto al sole” o “perdi peso continuando a mangiare tutti i giorni al fast food”!!!. Non fino a ieri e per colpa di uno stupido campioncino in forma di bustina trovato in una delle solite “riviste da bagno” (io le leggo prevalentemente al bagno, così come le robe di lavoro, ma per opposti motivi) che io adoro.

Ieri mattina mi sveglio stranamente baldanzosa (in genere sono un carburatore della prima metà del novecento), faccio colazione e mi dirigo verso il bagno dove leggo la rivista e becco il campioncino di “crema lifting glutei“, lo stacco e mi ripropongo di usarlo dopo la doccia. Mi ficco sotto la doccia (e qui si impennano le statistiche del blog) e mi lavo anche i capelli visto che ci sono, calcolando già l’immane ritardo che la pratica dell’asciugatura mi farà fare sul lavoro.

Ne esco profumata e rigenerata e con i pori ben dilatati dal vapore e dal calore della doccia. Mi avvicino beata al campioncino, lo apro e inizio a massaggiarmi sui fianchi e sul sedere questa cosa che puzza di medicinale.

Una sensazione di fresco glaciale pervade la zona e penso che è un bene. Decido quindi di procedere all’asciugatura dei capelli, giusto per alzare un po’ la temperatura. Mentre procedo, il fresco glaciale che sento sul mio popò lascia il posto ad un certo pizzicore, ma non ci faccio poi tanto caso perché, mi dico, il prodotto starà agendo. Continuo con l’asciuga capelli e inizio effettivamente a sentire un po’ troppo caldo quando mi decido di dare un’occhiata e mi sollevo fino a raggiungere l’estremità inferiore dello specchio che mi rimanda una immagine devastante della mia di estremità inferiore: il pomodoro secco che mi ricorda tanto Samantha stampato sul mio sedere. Bruciore, calore ed un eritema degno del sole caraibico preso senza protezione. Ovvio che inizio a farmela sotto pensando ad un imminente shock anafilattico. Mi metto la pinza nei capelli, mi infilo una gonnaccia sintetica che mi sfrega meschina sulla parte, afferro il campioncino maledetto e corro in farmacia dove signore che non hanno tempo di pensare a liftarsi i glutei ordinano vaccini per i figli. Argh.

Risultato:

  1. la dottoressa mi sfotte, me tapina, perché “non ne avevo bisogno” e cmq mi sono beccata una specie di eritema;
  2. arrivo tardi al lavoro e sono costretta a raccontare tutto perché molto più credibile rispetto ad una qualunque invasione di cavallette e mi sfottono pure lì;

Adesso vi chiedo: ma per chi lo facciamo? Per noi stesse o per il pensiero di chi non guarderà il mio sedere in spiaggia (da lì il titolo del post)  perché forse non posso neanche più mettermi al sole?

P.s. Non rispondetemi “è proprio il caso di dirlo: che culo”! (sono abituata a prevedere le mosse del nemico)

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