Razorflash – Mi è venuta una Kurkova

Di recente sono apparse sui giornali le “scioccanti” immagini della supermodella Karolina Kurkova in passerella con 3/4 chili fuori programma che si esprimevano sotto forma di rotolini e cuscinetti. Le immagini provenivano dalla São Paulo Fashion Week, la settimana della moda che si tiene nella metropoli brasiliana.

Per caso questa Razor era lì, imbucata con un’amica che ci stava lavorando e ha appreso che dopo le sfilate i brasiliani hanno incorporato la modella ceca allo slang. Avere una kurkova significa avere un po’ di panzetta.

Cattiverie? Sì. Gli standard estetici della moda sono assurdi? Verissimo.

Però visto che a noi donne “normali” non danno una barca e mezza di soldi solo per essere fighe, una come Karolina, che diventare ricca usa solo il DNA, potrebbe anche seguire l’esempio di Razor Simona e avere cura del proprio fondoschiena.

Per il resto, la sfilata che ho potuto vedere davvero da vicino è stata questa, della griffe brazilienji Carlota Joakina.

Modelle minorenni e magre davvero, qualche vestito caruccio e delle scarpine interessanti.

Carlota Joakina

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Argomenti Pelosi/ragionare con i piedi

Gli uomini liquidano i nostri acquisti di scarpe con le parole “follia” e “stupidità”. In realtà l’argomento è molto più “peloso” e troppi fattori ci spingono a varcare le porte dei negozi di scarpe più costosi. Solitamente, più è pesante la motivazione che ci spinge dentro il negozio, tanto più è leggero il portafoglio all’uscita. Un paio di scarpe non è solo un paio di scarpe, non è solo la necessità di calzare il piede o l’acquisto obbligatorio in vista di una cerimonia chic. E’ una Scelta che, nella cattività in cui spesso ci troviamo per autolesionismo, ci regala un brivido di edonistica trasgressione a regole che mal sopportiamo. La frustrazione e per assurdo, la miserabile capacità di spesa in cui siamo ridotte in questo paese, ci spingono a voler comunque possedere qualcosa che ci renda felici e non parlo certo di un paio di Nero Giardini. E’ l’infelicità a provocare gli acquisti, solo in apparenza, folli: nessuna miseria tiene troppo lontana una donna dalle scarpe desiderate. “Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe”, cantava Elio in una canzone intitolata La follia della donna, manco a dirlo.

La verità è che siamo tutte terribilmente più voraci di scarpe in concomitanza ai cambiamenti della nostra vita, spesso legati alla fine di un rapporto e mescolati ad altri fastidi sociali. Se infatti sei una disgraziata con uno stipendio di 1.000 euro, costretta a fare la bambocciante a casa dei tuoi e ti sei lasciata con un fidanzato più infestante dell’edera, adesso puoi però permetterti di spendere i tuoi pochi soldi in modo più simpatico che in visite ginecologiche, ovuli, candelette e pomate antibiotiche.

Se ti senti inadeguata, è una reazione “normale” e per fortuna, passeggera. Probabile anche che tu ti senta un cesso. Magari lo sei pure, dopo tutti quegli antimicotici. Hai urgenza di un sogno immediato e abbordabile. Non puoi però permetterti una crociera o un vacanza a New York di 15 giorni e nemmeno una settimana in una spa. Ma una gratificazione te la meriti e la devi avere, ad ogni costo. Che non superi l’ammontare di tutte le pause pranzo che salterai questo mese. Se poi come per magia alla fine di una tetra giornata di lavoro, ti ritrovi davanti a una vetrina di scarpe e dopo 5 minuti sei alleggerita di 250 euro, non è un dramma. Capita a tutte. In fondo, dopo la preventiva analisi di comparazione economica fra sogni, i 250 euro sono i meglio spesi, per un sogno che cammina con te, a 12 cm. da terra, come l’altezza del tuo volo pindarico.

Ecco spiegato (ai maschi) l’arcano della presunta irrazionalità e stupidità che si cela dietro gli acquisti sfrenati di scarpe da parte delle donne. In realtà dietro c’è tutto un ragionamento, quindi una forma di razionalità, che è il mantenimento della propria integrità psicofisica. E’ il ritorno a volersi bene, a prendersi cura di sé. E’ un sogno che si concretizza con la fatidica frase: “Sì, le prendo!” che per una donna, nello stato delle donne oggi, è il sì più importante pronunciato nella vita. In verità, un sì pronunciato molte volte, che rimpiazza il ciclo obsoleto del “Sì! Lo voglio!” plurimo, che un tempo illudeva le donne di sentirsi complete. Gli stilisti lo sanno. Ma loro per la maggior parte sono gay, quindi non ci possono infestare, se non felicemente, di scarpe.

Il Rasoio ha detto NO

Tenete questa roba lontana da noi.

Bush?

Al Qaeda?

Berlusconi?

Veltroni?

I cinesi?

Scientology?

No, la vera catastrofe che segna l’inizio della fine dei tempi è l’enorme, planetario e inspiegabile successo delle orride ciabatte Crocs, iniziato l’anno scorso come un’epidemia. Sono comode, è vero. Sembra di non averle ai piedi e in tutta sincerità sarebbe molto meglio non averle proprio. La comodità non basta. Per compensare l’infinita bruttezza di questi arnesi, dovrebbero essere più che comode, dovrebbero farti le pulizie, il caffé, minacciare i tuoi nemici, farti la messa in piega e il linfodrenaggio. Ecco, così forse il loro successo sarebbe giustificato.

Invece sono lì a dimostrare che centinaia di miliardi di mosche non possono avere torto.

crocs