Un’altra ideona che ha avuto qualcun altro

MyLittleSkeletor

Oh Mio Dio.

Ancora un giocattolo di-quando-eravamo-piccole-noi torna alla ribalta dopo un restyling ironico-cool.

Gli agghiaccianti MioMiniPony sono finiti nelle mani dell’artista, o meglio studentessa di arte, finlandese Mari Kasurinen che li ha fusi con ulteriori icone del cinema e della tv per creare i mostri che potete vedere cliccando sul suo nome.

Nella foto, il MyLittle Skeletor, della serie Masters.

Evidentemente siamo arrivati al meta-revival: un’icona degli anno 80 non basta, ce ne deve essere una dentro l’altra.

Tremate, le spalline son tornate…

Nel momento in cui tutto va a rotoli, e non c’è più grande speranza nel futuro il mondo guarda al passato e la moda anche… E’ da qualche stagione che assistiamo a diversi revival: le zeppe, lo stile hippy, il burlesque e i corsetti, anche la Adidas è pronta a rieditare i suoi capi storici con la linea Originals…

Dei ritorni quello della moda anni ’80 è forse quello più palese: i fuseaux che diventano leggings, i bomberini lucidi e gonfi eredi del Moncler da paninaro, i ray ban colorati e con le lenti a specchio… Di una cosa però non avevamo bisogno, anzi le più accorte e lungimiranti tra noi ne temevano il ritorno: le spalline.

Se è vero che nel marasma di ritorni e nella sostanziale e provvidenziale mancanza di una unica tendenza è molto difficile che ci ritroveremo a non poter indossare altro che giacche e camicette con le spalline… Questo ritorno delle spalline può far riflettere.

Negli anni ’80, anni di yuppismo rampante, la spallina è il simbolo apoteotico dell’emancipazione femminile celebrata dalla giacca di taglio maschile di Armani e da quella indossata da Melanie Griffith in Una donna in carriera: le donne hanno finalmente le spalle larghe quanto gli uomini.

E adesso? Cosa ce ne facciamo delle spalline?

balmainconnelly1

Balmain P/E 2009 in passerella e indossato da Jennyfer Connelly

Sobbarcate dal lavoro, e bombardate nostro malgrado dall’imperativo biologico e morale della necessità di procreare e accudire una famiglia abbiamo bisogno delle spalline per sostenerne tutto il peso, quasi come le donne africane che sotto il cesto che hanno sulla testa portano una morbida ciambella di stoffa.

5 ritorni di cui avere timore nel 2009

ugg-boots1E’ di nuovo quel periodo dell’anno in cui si scatenano le classifiche. Noi ci sguazziamo. Ecco la prima top 5:

1. Gli stivali australiani UGG

2. Gli anni ‘90

3. Cocooning (… whatever)

4. La reunion dei the Darkness

5. Un altro film di Muccino

Gli anni ’80, il revival e l’Allegro chirurgo. Educational sex toy.

Quando un paese o una cultura sono incapaci di guardare al futuro cosa guardano? Il passato. Per darne una dimostrazione empirica facilmente intuibile pensate a cosa ci accade quando ci troviamo in una fase di forte cambiamento: iniziamo a guardare al passato e a mitizzarlo. Quando finisce un amore, per esempio, si guardano le foto e si sospira ad ogni oggetto, luogo o odore che ci ricorda l’amato. Quando mio nonno era ancora vivo, era il classico tipo da si stava meglio quando si stava peggio (era anche fascista però, c’è da dire).

Il fenomeno più visibile ha riguardato, in questi anni, la musica. Quando, finito il grunge (fondamentalmente morto Kurt Cobain e trasferitosi Navarro ai Red Hot), esaurita l’ondata del brit pop, della chemical generation e del trip-hop, ci siamo ritrovati con una industria musicale devastata e una organica mancanza di creatività cosa abbiamo riciucciato?

Gli anni ’80. Il revival, al meglio l’indie, una etichetta melliflua che nasconde un ’80% di citazionismo puro, degli anni ’80 ovviamente. Ovviamente, cavalcando la scia economica del revival, il fenomeno immediatamente successivo è stata la reunion. Il fenomeno delle reunion unito a quello del revival genera mostri. Roberth Smith appanzato, i Sex Pistols con il bacolino e… i Bee Hive. Sì, proprio loro, il gruppo farlocco e laccato di Kiss Me Licia, in tour dal luglio 2008.

Oltre alla musica, in questo riproducendo ancora una volta pienamente un fenomeno prettamente anni ’80, gli anni ’80 hanno invaso anche lo stile, il modo di “sentire,” la moda.

Immagino che quando un fenomeno raggiunga la sua punta massima di diffusione stia già iniziando il suo percorso di declino, come un fuoco d’artificio. Boooom: il momento di massimo splendore coincide con la sua fine. Ecco. Il revival degli anni ’80 dovrebbe avere raggiunto il suo culmine. Dopo averci deliziato con il ritorno commerciale dei Depeche Mode, dei leggings, dell’attenzione agli accessori e del glitter e infine le spalline, è ora che si levi dalle balle.

Tuttavia… Direi… Non prima di averci lasciato la versione modificata e corretta, quindi una pura citazione, dell’Allegro chirurgo. Io propongo una utile modifica del gioco più amato dai bambini negli anni ’80. Un gioco divertente, ma anche educativo.

La missione educativa può essere conservata, la struttura anche ma il target va modificato.

Propongo una versione donnina nuda dell’allegro chirurgo ad uso e consumo dei nostri fidanzati ed amanti dotati di poca dimestichezza con le funzioni prevalenti dell’anatomia sessuale femminile. “Non qui piùùùù giùùùùù… ahi! Attenzione a non urtare lì!!! Nooooo, no no. Non ci siamo. Ok, così va bene. Si. Ah no….”. E via dicendo.

L’Allegro chirurgo, se ricordate, consisteva nel prelevare da un paziente vari pezzi del suo corpo, facendo attenzione a non toccare con la pinza in dotazione i bordi dell’incavo dove erano posti gli organi o le ossa da prelevare. In caso di errore un fastidioso allarme sonoro partiva disturbando il riposino pomeridiano dei nostri genitori.

La mano  ferma ed una cognizione precisa della posizione degli organi erano necessarie. E l’Allegro chirurgo insegnava ai bambini dove stava il cuore, il polmone o la tibia (sto inventando) e soprattutto come trattarli. Immaginate quale utilità nella versione da me modestamente riproposta…

Donne, uomini. Avete per caso voglia di aiutarmi a costruire il prototipo? Ehe.