Non c’è nessun bisogno di alterarsi, darling

L’Inghilterra, come l’Italia, è fuori dal Mondiale. Le reazioni di stampa e tifosi sono state critiche, sarcastiche e leggermente depresse ma non particolarmente emotive.

Parte fondamentale della cultura inglese, infatti, è il non rivelare mai le proprie emozioni.

L’identità britannica (quella tradizionale e stereotipata per intenderci) considera che rendere gli astanti partecipi di ciò che avviene nel proprio animo sia un atteggiamento fuori luogo, imbarazzante per sé e per gli altri. Per questo le soap opera inglesi sono meno credibili di quelle sudamericane (lo sappiamo tutti che qualunque messicano reagirebbe DAVVERO così se scoprisse che Maria Esmeralda Monteros è in realtà sua sorella).

Quest’impassibilità British è da ammirare in molte situazioni, ma quando si tratta di relazioni sentimentali può essere esasperante per noi continentali. Esagerando solo un pochino posso descrivere come si lascerebbero due inglesi posh e d.o.c..

Lui – Cara, stavo pensando, ritengo opportuno chiudere qui la nostra storia.

Lei – Oh, davvero? Non posso negare che la tua idea mi stupisca. Posso chiedertene il perché?

Lui – Assolutamente sì, il fatto è che da qualche tempo ho preso ad andare a letto con la tua amica Jane, e ho intenzione di iniziare una relazione con lei.

Lei – Oh certo, Jane. Adoro il modo in cui ha arredato il salone, ma il suo giardino è del tutto fuori moda. In tal caso sì, ritengo anch’io opportuno chiudere la nostra storia. Posso chiederti perché non me ne hai parlato prima?

Lui – C’era la partita di cricket. E inoltre era una cosa privata, sarebbe stato inopportuno toccare l’argomento.

Lei – Bene, direi che è il momento di salutarci. Grazie del tè e dei pasticcini, erano assolutamente deliziosi, per quanto ho l’impressione che fossero in saldo da Marks & Spencer.

Lui – Può darsi, cara.  Ad ogni modo, mi ha fatto piacere vederti. Buona giornata.

Lei – A te, caro.

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Conosci te stessa – versione Razor, parte prima

Avvertenza: la categoria di persone che tende a demonizzare la tv e/o si sente troppo cool per guardarla difficilmente apprezzerà questo post.

Noi umani siamo esseri complessi, dalle molteplici sfaccettature e tonalità caratteriali. Ogni singolo individuo è un universo, non inquadrabile né catalogabile come un oggetto qualsiasi. Insomma una rottura di scatole. Da oggi questo blog inaugura una serie di post che classificano sommariamente il comportamento sentimentale di tutte le persone di sesso femminile, secondo i riferimenti di cultura pop a cui assomigliano di più. Uno di loro, sei tu.

Parte prima – Quale protagonista femminile di serie televisiva sei?

Dana Scully – Sei intelligente, razionale, monoespressiva. Di sicuro non pianterai grane perché il tuo ragazzo ha dimenticato il vostro anniversario ma in compenso non sei particolarmente in grado di apprezzare un gesto romantico. Ad un anello di brillanti preferisci il nuovo iMac. Dietro il tuo distintivo dell’FBI si cela una voglia di darla che la metà basta, ma il tizio se la deve meritare.

Susan Mayer (Desperate Housewives) – Sei una cerbiatta capricciosa e dipendente, del tipo che tiene il muso senza spiegare il perché, visto che se il partner non se ne accorge da solo vuol dire che non merita ulteriori chiarimenti. Usi il sesso come uno strumento di ricatto. Tu metti in cattiva luce l’intero genere femminile.

Buffy – Esci con persone assurde e finisci dentro storie complicate, mentre cerchi di portare a termine le tue missioni, che siano esse uccidere vampiri o uscire viva da una riunione. Ci mancava anche che venissero a criticarti.

Karen Walker (Will & Grace) – Sei la donna dei sogni di qualunque uomo gay e degli incubi di qualunque etero. Completamente fuori dalla grazia di Dio, il tuo vero amore resteranno sempre i Martini fino a che qualcuno non ti manderà all’ospedale con un cuore spezzato.

Dove siamo, esattamente?

coppia

Una domanda cruciale per molte donne è: come si fa a capire a che punto è una relazione?

Be’, cosa c’è da capire?

Lui vi si è avvicinato, vi ha chiesto “Vuoi metterti con me?”, vi siete dati un bacio sulle labbra ed è fatta, state insieme. Funziona esattamente così, se siete in quinta elementare. Da grandi tocca capire quante volte siete usciti, cosa è o non è successo durante le uscite, se vi ha o no portate a Catanzaro a conoscere la nonna (in questo caso vale la desueta espressione “fidanzarsi a casa”).

La prova definitiva d’amore e impegno, nei secoli, è passata dall’offerta della testa mozzata di un nemico a quella di un bacioperugina fino ad approdare al web-romanticismo: avete entrambi scritto che il vostro status è “In a relationship”. Ma anche lì dipende dalla persona.

Per cominciare si può ricorrere a un criterio semplice e comodo: la risposta è nel vostro guardaroba. Sì perché, nella vita come nelle serie tv, si può dire che una storia ha preso piede quando sopravvive a un cambio di stagione. Se quando lo avete conosciuto eravate avvolte nel cashmere (dell’Oviesse) e ora lo seducete a spalle scoperte, pollice in su. La season 2 della vostra commedia romantica è già partita. Speriamo che non la cancellino prima dell’autunno.

Non è un paese per single – 1

carnaval lonely

Comitiva di single in Brasile         Donna single in Italia

Premessa:

questa Sister che vi scrive è di nazionalità italiana. In questo paese è nata, vota e paga le tasse. Dai 13 ai 26 anni, però, ha vissuto da tutt’altra parte, in Brasile. Estremo sud del Brasile, per motivi familiari vari. La fase dai 13 ai 26 è proprio quella di formazione sentimentale. Tutta quella parte del suo essere è venuta su decisamente oge-ge oge-ge.

Quando si tratta di relazioni non tutto il mondo è paese.

In Brasile, lo scopo dell’esistenza di tutti, ricchi o poveri, belli o brutti, è divertirsi il più possibile. Stare in coppia non è divertente. Vai a letto con una sola persona (o almeno dovresti), ti devi giustificare continuamente, devi dare spiegazioni e i tuoi programmi per il weekend non variano molto. La pubblicità, i sogni di consumo, gli svaghi in generale sono rivolti al pubblico che folleggia e va in giro.

In Italia, osservandovi da italiena, noto che la cultura delle relazioni è centrata sul romanticismo e, prima o poi, sulla costruzione di una famiglia. Somebody to love. Qualcuno che ti tenga per mano e ti mandi sms con le frasi dei cioccolatini. Si esce in coppia, si viaggia in coppia, ci si diverte in coppia. La pubblicità, i sogni di consumo, gli svaghi in generale sono rivolti al pubblico che ha trovato una dolce metà.

Indi:

Italia = ti diverti di più in coppia, essere single è triste

Brasile = ti diverti di più da single, essere in coppia è noioso

Indi:

l’approccio ai rapporti uomo-donna è completamente diverso. Di conseguenza lo sono anche gli incontri e appuntamenti vari.

— Nella prossima puntata, i dubbi e perplessità di quando ero appena rientrata nel Bel Paese.

The states we’re in

Una semplice guida basata sulle liste.

Perché, per definirci, non sempre basta dire Single, Swinger, o It’s complicated.

  • Non sei single quando ti lasci.
  • Non sei single quando inizi a uscire con altra gente.
  • Sei single quando sai che il tuo ex sta ufficialmente vedendo qualcuno.

***

  • Quando non compri mai biancheria sexy, sei single e triste.
  • Quando compri biancheria sexy e la metti tutti i giorni, sei single e a caccia.
  • Quando compri biancheria sexy per il weekend, hai una tresca.
  • Quando non compri più biancheria sexy perché a lui piaci lo stesso, sei fidanzata da tempo.
  • Quando compri biancheria sexy e lui non se ne accorge, sei fidanzata da troppo tempo.

***

  • Quando ti senti sessualmente anoressica, ti sei lasciata da poco e sei sotto un treno.
  • Quando il genere maschile ti sembra un grande buffet, ti sei lasciata da poco e sei una Pasqua.
  • Quando il buffet non ti sembra più buono come prima, vuoi un nuovo fidanzato.
  • Quando ti senti a dieta forzata mentre là fuori c’è un buffet, è ora di lasciarsi.

Il miglior alleato delle donne…


È forse la crema anticellulite? È forse la piastra per i capelli? È forse l’indispensabile amico gay? No, il migliore amico delle donne è un rasoio, ma un rasoio tutto particolare di cui non potremo più fare a meno… O almeno spero.

Molti anni fa, nel XIV secolo, il filosofo e frate francescano inglese William of Ockham espresse un semplice principio metodologico da quel momento il poi denominato appunto Rasoio di Ockham o Principio di Parsimonia cui tutti gli scienziati e i ricercatori sanno di dover fare appello quando le cose si fanno complicate e la luce in fondo al tunnel si allontana come un autobus appena perso. Il principio afferma l’inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno, in pratica suggerisce di optare per la spiegazione più semplice di un dato fenomeno.

 

 

 

 

 

 

I ricercatori e gli scienziati sono strani figuri. Quelli sicuri e positivisti hanno una fede incrollabile nella loro scienza e sono convinti di poche cose ma buone. Vivono bene e portano a casa la pagnotta. Quelli tormentati e fallibilisti si lambiccano il cervello per ore e tornano frustrati a casa. Molte volte hanno idee sotto la doccia, perché non smettono un attimo di pensare. A volte mi chiedo così, che proprio non mi viene in mente niente per giustificare l’accostamento se non un vago sentore totalmente ingiustificabile, cosa differenzi una donna in preda a tormenti sentimentali da un ricercatore che si lambicchi il cervello per ore e che faccia strani pensieri sotto la doccia.

Proviamo a vedere…Ore e ore a pensare, escogitare, supporre, indagare, investigare, sezionare minuziosamente, ricostruire, esplorare, analizzare, dedurre, scartare… Testimonianze, dati, repertori, elenchi, registri e schedari (lettere, fotografie, e-mail, sms, files audio), memorie umane e digitali, impronte e simboli, icone e segni. Ore e ore ad indire meeting, aggiornamenti e riunioni, colloqui e consulenze, con altri ricercatori della stessa risma, il cui unico risultato sono ore e ore, e ancora ore, a cercare di mettere insieme ipotesi e teorie, supposizioni e congetture alla ricerca di una spiegazione del perché…

Non ci chiama. Ci chiama e poi latita. Non latita ma non ci ascolta. Ci ascolta ma non ci fa domande. Ci chiede di uscire ma non ci offre da bere. Ci offre da bere e si gira in continuazione e poi, tutto d’un tratto, pof, ci ritroviamo nel suo letto.

Pertanto, cosa differenzia la donna in preda a tormento dal ricercatore sotto la doccia? Nulla sembrerebbe, dalle modalità con le quali trascorre la propria giornata, facendo ovviamente finta di dedicarsi ad altro. Nulla, tranne una cosa: l’uso del rasoio di Ockham, che la donna ancora non riconosce in quanto principio di parsimonia utile ad una sana attività investigativa.

Il rasoio di Ockham è la chiave per cui si può, arrivati al punto in cui si perde il lumicino, attenersi alla semplice regola: “Non aggiungere elementi quando non serve” perché la spiegazione, mie care, è più semplice di quanto possa sembrare:

 

 

 

Non chiama? Non ci vuole sentire. E non ci ama. Latita per giorni e giorni? Ha di meglio da fare. E non ci ama. Non ci ascolta? E’ impegnato con il suo ego. E non ci ama. Non ci fa domande? Non gli interessa niente della nostra vita. E non ci ama. Non ci regala nulla (ma proprio nulla, manco un pentolino per il latte?)? Non ci offre da bere? Non è tirchio. Non ci ama ed è pure abbastanza cafone da non rinunciare al suo drink in più per il nostro. Ci tratta come se fossimo invisibili? Non siamo la donna della sua vita. E non ci ama. E per ultimo, la falsa pista, quella più insidiosa…

 

Ci desidera? E’ il suo “giacomino” ad amarci, non lui. Ergo, non ci ama.