Dell’amore e dell’orgasmo, intervista a Sofia Natella

Qual è la connessione tra sesso, cuore e cervello? Una bella domanda a cui, almeno in parte, ha cercato di rispondere Sofia Natella, milanese, 26 anni, in arte e online Sophieboop (eletto miglior blog erotico nel 2009). “La disposizione degli organi interni” è il suo primo romanzo da poco pubblicato nella collana Aliberti Freestyle. La protagonista si innamora di un uomo e, nonostante il sesso stellare, non riesce più ad avere un orgasmo. In preda alla frustrazione si rivolge a un dottore che le indica un lungo e impegnativo percorso, una strada fatta di esperimenti che, ben prima del clitoride, toccano il cuore e il cervello. Un romanzo erotico, certo, ma anche una storia di formazione sentimentale che implica la ricerca del piacere e il diritto ad essere felici. Ne abbiamo parlato con Sofia.

Esiste davvero un dottore come quello a cui si rivolge la protagonista del libro? E se gli dovessimo trovare un ruolo sarebbe più un ginecologo o un analista?

Nello specifico no, il dottore non esiste, è frutto della mia discutibile immaginazione quanto a fattezze fisiche e caratteriali, ma esistono tantissimi specialisti validi, che possano aiutare tante donne ad essere più consapevoli e soddisfatte della propria sessualità. Parlando di ruoli, per il dottore ho fatto riferimento alla figura del sessuologo, ma volevo che più che a un medico somigliasse a un grillo parlante, anche se più enigmatico e meno pedante, che fosse una sorta di guida interiore per la protagonista. Mentre scrivevo il romanzo poi mi sono documentata molto sull’orgasmo e la sessualità, sia leggendo, sia facendo qualche istruttiva chiacchierata con un mio caro amico sessuologo, da cui ho tratto una certa ispirazione. Per cui la risposta definitiva è che mentre il personaggio del dottore è fittizio, ciò che dice e i consigli che dà alla protagonista non lo sono affatto, nel senso che hanno un fondamento scientifico. Desideravo fortemente che questo romanzo potesse in qualche modo essere utile a chi vuole migliorare la propria vita erotica, anche se l’intenzione non è mai stata quella di dispensare consigli, piuttosto di offrire un punto di vista.

Di orgasmo femminile se ne parla tanto, soprattutto perché rimane ancora un po’ di mistero intorno ad esso. Ora che anche le aziende farmaceutiche tentano di proporre pillole per stimolarlo puoi dirci, secondo te, qual è il più grande falso mito e la più grande verità sull’orgasmo femminile?

Il progetto del viagra Rosa è stato recentemente bocciato dall’FDA, l’organismo che regola l’approvazione dei farmaci che possono essere messi in commercio: a riguardo c’è anche documentario molto interessante, Orgasm inc. che parla appunto della strumentalizzazione del piacere femminile ad opera delle aziende farmaceutiche e che consiglio di guardare. Anche alla protagonista del romanzo passa per la mente di prendere una di queste pillole, ma credo che, se anche funzionassero – cosa che dubito, a meno che non si tratti di effetto placebo – sarebbe solo un nascondere il problema, invece di affrontarlo con consapevolezza e coraggio, per cercare di risolverlo all’origine. È la stessa differenza che c’è tra il depilarsi con il rasoio e la depilazione definitiva. Ma perché l’idea del viagra rosa sembra così allettante? E qui arrivo alla risposta vera e propria, che emerge anche dal romanzo: perché – a mio parere – il più grande falso mito sull’orgasmo femminile è che debba essere quasi un automatismo, codificato secondo parametri con cui definire la dannata “normalità”, pressappoco uguale per tutte, mentre la più grande verità è che l’orgasmo femminile non solo è diverso per ogni singola donna, ma lo è anche di volta in volta. All’apparenza questo può sembrare scontato, ma se ogni donna fosse educata alla sessualità con informazioni corrette e accettasse il proprio particolare modo di godere – e con “modo” intendo tempi, modalità di eccitazione e di stimolazione, zone erogene e via dicendo – credo che nessuna rincorrerebbe più l’orgasmo, semplicemente perché lo troverebbe sulla sua strada. Nessuna vorrebbe essere “come le altre”, perché sarebbe felice di essere sé stessa e di godere a modo suo. Di conseguenza, credo anche che svanirebbero una serie di problematiche legate al giudizio e che abbandonarsi al piacere sarebbe molto più facile. Per fare qualche esempio di pensieri anti-orgasmici: se non vengo penserà che non lo amo? Godo meno delle altre donne che ha avuto? E se fossi frigida? Non ho mai avuto un orgasmo vaginale, sono menomata? Godo tantissimo con la stimolazione anale, sono gay? Non trovo il punto G, sono sfigata? Ma in pochissimi si sono disturbati di dire, ad esempio, che la stimolazione del punto G potrebbe semplicemente non piacere o non piacere se fatta in un certo modo invece che in un altro… fare notizia sembra molto più importante della sessualità femminile e molte donne si sono dannate a cercarlo, soffrendo per questo. La verità è che in generale la libera espressione di sé non viene per nulla incoraggiata: ci viene continuamente chiesto di adeguarci a dei canoni e se non lo facciamo abbiamo paura di essere diversi, emarginati, ci viene chiesto di seguire la moda del “famolo nelle solite tre posizioni” o del “famolo strano”, insomma, è una strage dell’individualità.

Sofia Natella

Se fosse una ricetta di una torta, quali sarebbero gli ingredienti di un orgasmo femminile?

Ovviamente non posso dirlo in generale, perché ho esperienza solo del mio orgasmo. La ricetta secondo me sarebbe A come Abbandono alle sensazioni, alle intuizioni, quel lasciarsi andare completamente facendo sì che sia il corpo, l’istinto a guidare, D come Desiderare di godere, avere fame di piacere, E come l’Eccitazione, che bisogna lasciar crescere, lievitare, G come Giocare con le sensazioni, i ritmi, con la fantasia, provando infinite variazioni della stessa ricetta, L come Lentezza per assaporare meglio il piacere, mentre si avvicina, sentirne l’odore, sentirne già il sapore in bocca, V come Voglia di sperimentare nuove sensazioni, di andare oltre i propri limiti, di essere audaci. E poi, immancabile, L come la sensazione di Libertà che si prova, come se si urlasse “Mamma mia che buono!”

La tua protagonista affronta una ricerca dell’orgasmo senza esclusione di colpi, fuori e soprattutto dentro di sé. Ma si può vivere bene un rapporto d’amore anche senza?

Probabilmente in alcuni casi sì, se la mancanza dell’orgasmo non rappresenta un problema, se non fa soffrire. Ma la mia supposizione più in generale è che la mancanza dell’orgasmo sia poco tollerabile quando c’è l’amore: passino le avventure e le storielle, ma quando si vorrebbe condividere tutto con una persona, soprattutto la felicità, di cui credo faccia parte il piacere, la mancanza di un momento così intimo come l’orgasmo penso sia difficilmente indolore. Più che altro mi dico: essere felici al 100%, godere della vita e del sesso è un diritto di ogni essere umano, perché mai dovremmo rinunciarci? Forse la risposta è che a volte quando desideriamo qualcosa e non lo otteniamo è perché, come la protagonista del libro, non ci vogliamo abbastanza bene e in fondo pensiamo di non meritarcelo.

Verso la fine del romanzo i corpi degli amanti vivono di vita propria, quasi come macchine ben oliate tanto da arrivare a questa riflessione sull’amore: “Noi non abbiamo bisogno di pensare all’amore, né di cercarlo tra le pieghe o nei mari. E’ qualcosa che facciamo sempre, perché è qualcosa che abbiamo già. Non abbiamo bisogno di niente, quando abbiamo noi stessi.” Dicci di più.

Quando amiamo una persona, a volte abbiamo così paura di perderla che finiamo col perdere noi stessi, cercando di corrispondere a delle aspettative che presupponiamo il partner abbia nei nostri confronti, di plasmarci ad immagine e somiglianza di quelli che crediamo siano i suoi desideri… Insomma, un altro dei trabocchetti della mente o, più esattamente, del cuore: pensiamo di non meritarcelo quell’amore e di dover trovare un modo per convincere chi amiamo a restare. Cerchiamo di convincerlo con il sesso magari, come la protagonista, o cucinando, o iniziando a indossare vestiti improbabili solo perché piacciono a lui, quando in realtà li detestiamo. Così perdiamo la nostra identità, siamo fragili e ci tormentiamo sempre di più. Ma quando “abbiamo noi stessi”, singolarmente e l’un l’altro, quando sappiamo intimamente chi siamo e ce ne innamoriamo, pregi e difetti inclusi, capiamo non solo di essere meritevoli dell’amore del partner, ma anche che quella capacità di dare e ricevere amore (e piacere), in altre parole di essere felici, ci appartiene come ci appartiene un orecchio. Allora facciamo l’amore sempre, con ogni gesto, con naturalezza, siamo nudi e puri di fronte all’altro, possiamo abbassare davvero le difese e abbandonarci al piacere, alla vita, perché non temiamo più niente e non dobbiamo più preoccuparci di convincere l’altro ad amarci. Siamo sicuri del suo amore perché siamo sicuri dell’amore che proviamo nei nostri confronti. Non c’è più la paura della perdita, semplicemente perché capiamo che noi stessi e la capacità di essere felici sono qualcosa che non potremmo perdere mai. Ed è quando non c’è più la paura che siamo davvero liberi di vivere. Di godere.

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Fantasie sessuali

E’ di pochi giorni fa la notizia che il Punto G, il fascio di nervi ipoteticamente situato da qualche parte nell’apparato genitale femminile che, opportunamente sollecitato, provocherebbe lo zenith del piacere, non esiste. L’appassionato argomento di discussione e di ricerca, il mito per generazioni di donne (Il Punto Graefenberg o Punto G prende il nome dal ginecologo tedesco Ernst Graefenberg che più di 50 anni fa lo ha descritto e che dovrebbe trovarsi sulla parete frontale della vagina a 2-5 centimetri d’altezza) è stato sfatato da una recente ricerca di Andrea Virginia Burri e altri ricercatori del King’s College di Londra. La ricerca è lo studio più vasto condotto finora sul punto G (leggi qui l’abstract). Esso ha coinvolto 1.800 donne gemelle, ossia 900 coppie di gemelle mono o eterozigoti, e non ha trovato alcuna prova della sua esistenza. Le coppie di donne, geneticamente identiche, hanno dimostrato di divergere proprio sul punto G: alcune gemelle dicevano di averlo, altre no, dimostrando che altro non è se non un fatto mentale.

Ok, il punto G non esiste, così come l’uomo perfetto, ma noi vogliamo continuare a crederci senza preoccuparci se non lo troviamo ma preoccupandoci di continuare a cercarlo.