Vi immaginate questo spot in Italia?

Lo spot è per la pillola del giorno dopo Levonelle, venduta senza prescrizione medica, ed è la prima pubblicità per un contraccettivo d’emergenza ad andare in onda in Inghilterra. Trasmessa dopo le 9 di sera, non è stata particolarmente gradita dal rappresentante della Chiesa Cattolica britannica, reverendo Vincent Nicholls. “L’aborto non dovrebbe essere pubblicizzato come un sacchetto di patatine”  ha borbottato il religioso, dopodiché la storia è finita lì.

La domanda del titolo, ovviamente, è retorica.

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I’m so bored with…

I medici obiettori di coscienza.

Alla vigilia della commercializzazione anche nel nostro paese della pillola abortiva (RU 486) per l’interruzione farmacologica di gravidanza, se ancora nei salotti televisivi si dà l’impressione che vi sia un margine per noi donne di poter scegliere liberamente, ed in coscienza, della nostra Vita le cose stanno ben diversamente.

Di fatto, in Italia l’80% dei ginecologi, il 46% degli anestesisti e il 39% del personale non medico non praticano aborti e in una città come Roma l’Ivg si fa solo in pochi centri come il San Filippo Neri e il San Camillo (La Repubblica,15/02/2008).

Non solo, si sta francamente sfiorando il delirio di onnipotenza tipico dei cattolici praticanti laddove una “interpretazione più estesa” della legge 194/78, permette agli stessi medici obiettori di rifiutarsi di prescrivere persino la pillola del giorno dopo, un metodo contraccettivo di emergenza che impedisce l’ovulazione (quindi è un metodo contraccettivo non abortivo) se assunta entro le 72 ore successive al rapporto sessuale. Questa situazione è pienamente sostenuta dal Comitato Nazionale di Bioetica nella nota sulla contraccezione di emergenza approvata il 28/05/2004.

Tutto ciò è ridicolo.

Ridicola l’inesistente laicità dello Stato, ridicola la mancanza di vigilanza su una situazione che non solo lede i diritti umanitari della donna in quanto tale, ne lede anche i diritti civili in quanto paziente e cittadino. La pratica incontrollata dell’obiezione di coscienza da parte dei medici non può in alcun modo ledere il diritto del paziente ad una prestazione che l’ordinamento giuridico riconosce come dovuta (art. 1, Legge 405/75) e la Costituzione come un diritto fondamentale (art. 32).