Razor post (elettorale)

Ed eccoci qui, nel fatidico day after. Inutile piangere sul latte versato (meglio piangere sulla sparizione dei comunisti dal Parlamento), la realtà è questa. Stiamo ai fatti e affiliamo le lame. L’Italia ha bisogno di governabilità, lo si è detto molteplici volte e lo si è indicato come il compito assai gravoso che attendeva il futuro Governo.

Quindi, come prima mossa, Berluskete III ha sbandierato abolizione dell’Ici sulla prima casa e l’abolizione graduale della tassa sul bollo per auto, moto e motorini. Vabbè. Pensiamo a quelli che hanno casa ed auto. Quelli, come me, che non hanno casa ed auto, quelli per cui la casa è un miraggio e che non sono pochi, quelli… Chi se ne frega! E poi, i macchinoni ce li hanno in pochi, la benzina la fanno tutti… Berluskete perché non ci dici che le accise e la tassazione sulla benzina aumentano ed aumentano? Non ce lo dici? Non ce lo diranno neanche le tue televisioni, le quali avranno come unico merito quello di ispirarsi troppo alla lontana ad un maestro come Fellini: tristi e decadenti lustrini, fenomeni da baraccone, soubrettes e veline*. La Carfagna sarà ministro della Famiglia, l’ipotesi si fa sempre più tangibile.

Ci chiediamo chi abbia votato Pdl?

È Silvietto stesso a rispondere con la sua prima sparata: chi guarda al proprio portafogli, chi si preoccupa del bollo e dell’Ici. Chi, come l’Italia, ha smesso di guardare al futuro o, chi come gli Italiani, ha la memoria corta e ha perso l’ormai buffo “senso del bene comune”.

* Il termine “velina”, oltre che un invidiabile e sodo sedere sculettante, in gergo giornalistico, indica una comunicazione inviata dall’ufficio stampa del governo, di un partito, di un ente pubblico contenente informazioni da divulgare o suggerimenti relativi al modo di dare una notizia o di commentare un evento. Famosissime le “veline” fasciste, dalle quali deriva il nome, così chiamate perché venivano battute su sottilissima carta di riso e inviate in dozzine di copie. Il ministero per la Stampa e la Propaganda, diretto dal 1935 da Galeazzo Ciano, infine Ministero per la Cultura Popolare, istituito nel 1937, esercitarono una rigida supervisione attraverso costanti ordini a quotidiani e periodici, con cui il regime proiettò un’immagine serena e ottimistica della situazione italiana.