Il senso delle mutande

La figura del sociologo è complessa. Talmente tanto complessa che la maggior parte delle persone non ha la più pallida idea di cosa sia e cosa faccia. Fatto sta che tutto quello che ci gira intorno, il mondo, riflette, in un continuo gioco di rimandi, quello che siamo diventati e quello che, forse, diventeremo.

Pensate che la musica sia solo un passatempo? Ovvio che così non è: la musica è un potente mezzo di comunicazione, veicolo di contestazioni, rivolte, momento di aggregazione, coagulo di emozioni, rito, industria e, quindi, motore di una bella fetta di economia.

E così anche le mutande. Solo un utile indumento per contenere e per proteggere parti altrimenti sensibili? 

Niente affatto. La mutanda racconta la storia del costume (non quello da bagno), dell’uomo e della cultura non meno di un saggio di economia politica. Negli ultimi tempi la mutanda (e, soprattutto, il procedimento della denudazione ) può raccontarci molto. Se n’è accorto anche Yamamay, il palindromo marchio di lingerie che ha chiesto ad un sociologo (devo dire, non proprio tra i miei preferiti) di scrivere d’amore per la sua nuova campagna pubblicitaria. Scrivere d’amore e non diffondere fotografie che sviliscono l’immagine della donna (il dibattito continua e si infiamma).

Afferma il professor Alberoni: “Una scelta di non volgarità” e aggiunge “in un momento in cui è proprio questa a spopolare sui media e tra i (divani-letto dei) salotti di una politica sempre più macchiata da squallida ipocrisia”.

Sarà, ma sulle riviste e nel web (qui il sito ufficiale), accanto a queste parole, si vedono le immagini della nuova campagna pubblicitaria della Yamamay:

E’ vero, le immagini non sono volgari (secondo il senso comune). Ma che ne dite di queste giovani Lolite in fiore esaltate da un sociologo ottant (adue) enne? (E che ne dite che sarebbe ora di far parlare d’amore all’Italia quelli più giovani?)

 

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Il rasoio ha detto no

Tenete questa roba lontana da noi.

Diciamolo subito, la vera ossessione delle donne non sono i vestiti e i cosmetici. La vera ossessione delle donne, anche di quelle insospettabili, sono gli accessori e la paura di invecchiare.

Dalle patinate pagine delle riviste i guru dello stile chiosano: puoi metterti anche un sacco di iuta (meglio una petite robe noir), quello che veramente conta sono gli accessori, borsa in testa. Io personalmente rincorro l’ideale estetico della giovane attrice in H&M ma con la Kelly strafottente al braccio.

Dalle stesse pagine le modelle di lingerie dalle tette sode, con lo sguardo vacuo ed ammiccante mostrano colli marmorei e cosce di velluto ed urlano all’inconscio la necessità di ricorrere a filler, botox e silicone. Mi piacerebbe avere due tette come si deve. Non fosse altro che per fantasticare su un ipotetico lancio di reggiseno invogliante al cantantuccio indie di turno.

Ma vi sono casi in cui la realtà supera la fantasia e le due ossessioni si incontrano in una aberrazione fashionista: la borsa di coccodrillo siliconato.

Puffy bag Zagliani

L’esclusiva creazione della ditta Zagliani (avvistata al braccio di innumerevoli star) si basa sulla riprovevole idea che la pelle del coccodrillo sia simile a quella umana e che una iniezione di resine speciali e silicone serva a renderla più morbida e idratata.

La borsa di coccodrillo siliconato non ci piace neanche un po’. Perché il coccodrillo è il solo animale sulla faccia della terra le cui rughe ci ricordano la storia millenaria del nostro pianeta, così come i miei due segnetti al lato della bocca mi ricordano che mi piace sorridere.

Sorridere anche dell’idea sgradevole di dover passare l’antirughe persino sulla borsa.