Into the wild – un giro per saldi

Saldi

Saldi

“Il buio nelle nostre teste ha questa forma qui”

Prismodel, dopo 4 ore e mezza di centro commerciale.

Il Centro è sconfinato, bianco, luccicante, brulicante, aperto da una settimana. Oro, incenso e gelati spiaccicati sul marmo. Al secondo giorno di Saldi, salire la prima rampa di scale mobili in direzione delle orde consumatrici provoca un misto di terrore e gioia.

Bisogna stringere i denti e rasoiare con decisione, o nessuno uscirà vivo di qui. A stomaco vuoto l’impresa è persa in partenza ma, come nella giungla, alle due e mezza del secondo giorno di saldi conviene dimenticare i gusti personali e mangiare quello che ci si riesce a procacciare. L’ultimo pezzo di pizza, un tramezzino sopravvissuto, una ciotola di insalata snobbata dal popolo dei fast food.

Rifocillate, si parte col coltello tra i denti. La gente non ha soldi, le vendite calano ma si sono comunque dati tutti appuntamento qui, fregandosene alla grande del pranzo domenicale in famiglia. Si superano senza battere ciglio:

  • i bambini, prima urlanti poi addormentati dentro ai carrelli della spesa (ne ho visti 3!)
  • le ragazzine rovinate da Laguna Beach, incapaci di provarsi una maglietta senza posare di 3/4 con le labbra socchiuse
  • i mariti e fidanzati che sperano in una morte rapida

Dopo almeno 20 gironi dell’inferno, ops, negozi, il numero di buste che stringiamo in mano è sufficiente e le energie scemano. Potremmo prednere un redbull e vodka e ricominciare ma non ce regge la pompa manco per aprire la lattina. Purtroppo non esiste una guerra senza caduti ed è inevitabile rientrare a casa con:

  • almeno un acquisto della cateogria spiegami-perché-ho-preso-‘sta-cazzata
  • piedi in condizioni pietose
  • stato di confusione mentale medio-grave
  • l’eterna sensazione di non aver comprato l’unica cosa che ti serviva davvero, quindi…
  • …la certezza che tornerai