Conosci te stessa – versione Razor, parte prima

Avvertenza: la categoria di persone che tende a demonizzare la tv e/o si sente troppo cool per guardarla difficilmente apprezzerà questo post.

Noi umani siamo esseri complessi, dalle molteplici sfaccettature e tonalità caratteriali. Ogni singolo individuo è un universo, non inquadrabile né catalogabile come un oggetto qualsiasi. Insomma una rottura di scatole. Da oggi questo blog inaugura una serie di post che classificano sommariamente il comportamento sentimentale di tutte le persone di sesso femminile, secondo i riferimenti di cultura pop a cui assomigliano di più. Uno di loro, sei tu.

Parte prima – Quale protagonista femminile di serie televisiva sei?

Dana Scully – Sei intelligente, razionale, monoespressiva. Di sicuro non pianterai grane perché il tuo ragazzo ha dimenticato il vostro anniversario ma in compenso non sei particolarmente in grado di apprezzare un gesto romantico. Ad un anello di brillanti preferisci il nuovo iMac. Dietro il tuo distintivo dell’FBI si cela una voglia di darla che la metà basta, ma il tizio se la deve meritare.

Susan Mayer (Desperate Housewives) – Sei una cerbiatta capricciosa e dipendente, del tipo che tiene il muso senza spiegare il perché, visto che se il partner non se ne accorge da solo vuol dire che non merita ulteriori chiarimenti. Usi il sesso come uno strumento di ricatto. Tu metti in cattiva luce l’intero genere femminile.

Buffy – Esci con persone assurde e finisci dentro storie complicate, mentre cerchi di portare a termine le tue missioni, che siano esse uccidere vampiri o uscire viva da una riunione. Ci mancava anche che venissero a criticarti.

Karen Walker (Will & Grace) – Sei la donna dei sogni di qualunque uomo gay e degli incubi di qualunque etero. Completamente fuori dalla grazia di Dio, il tuo vero amore resteranno sempre i Martini fino a che qualcuno non ti manderà all’ospedale con un cuore spezzato.

Facebook è femmina

Che sesso ha facebook? Secondo me, se facebook avesse un sesso sarebbe femmina. Non solo è una pettegola interplanetaria ma sta decisamente iniziando a comportarsi proprio come uno “stereotipo” di donna.  Come tutte le donne, prima o poi, inizia ad essere insofferente e attua decisi cambiamenti al suo look, non sempre con risultati proprio positivi. Come tutte le donne, anche le più accorte, ad un certo punto inizia a farsi le paranoie le paranoie: a cosa stai pensando? Ti chiede non appena effettui l’accesso. E tu ti senti quasi in colpa e quasi costretto a rispondere la prima idiozia che ti viene in mente. 0910-women-health-stress-facebook_vg

Proprio come fanno quei fidanzati o compagni poco fantasiosi ai quali, nonostante tutto, nel vuoto dei loro silenzi, continuiamo a chiedere: a cosa stai pensando?

Il maschilismo femminile ovvero “Se una svampita fa la gattamorta con il mio uomo”

Da Vanity Fair, n. 44, 5 novembre 2008

“Ti leggo sempre e la maggior parte delle volte resto disgustata. Ma queste “mezzedonne” che pretendono di essere amate da uomini già sposati non si fanno un pochino schifo? Certo la colpa può essere anche dell’uomo, ma se fossi in loro appena saputo che lui è sposato io scapperei: ma che vita mi può dare uno così? Io sono innamorata si una persona fantastica e pensare che una svampita potrebbe cominciare a fare la gatta morta mi dà sui nervi. Ma mettetevi al posto delle mogli o dei figli, pensate se toccasse a voi. Bello no? “Sono innamorata, ma lui è sposato”: non si prova schifo solo a pensare uan cosa del genere? Un uomo con famiglia non dovrebbe in teoria essere un asessuato”?

(Anonima)

La lettera si commenta da sola, tracciando inoltre un profilo ben poco caritatevole degli uomini: esseri incapaci di intendere e di volere, povere vittime di perfide gatte(morte) in calore. Roba da film dell’orrore. O da Santa Inquisizione.

La riflessione che volevo fare è un’altra e la lettura di questa lettera mi ha dato il la.

Sono mesi che rifletto su questa cosa che, facendo dei giretti per la rete, ho scoperto è possibile definire il MASCHILISMO FEMMINILE, ma sul quale ancora poco si è detto e non sarò io certo a farlo in questa sede, solo butto lì l’amo e raccolgo opinioni e idee e dalle quali mi auspico un feedback.

Cosa si intende con Maschilismo femminile? Beh, ancora nn ho le idee chiarissime ma colgo una tendenza che , ahimé, nella mia ingenuità pensavo sotterrata da secoli, di una sorta di connivenza delle donne al pensiero dominante maschilista.

La donna maschilista è colei che, pur in assenza di tangibili segni esteriori e sotto un malcelato progressismo dei valori, sostiene il punto di vista maschile contro ogni ragionevole dubbio oppure spalleggia, anche se solo metaforicamente, l’uomo coalizzandosi con il suo pensiero. E’ una donna che è poco solidale con le donne, che giudica le donne, che non si mette nei panni delle donne nelle occasioni in cui un uomo palesemente ferisce, un uomo tradisce, un uomo esercita il suo controllo ed il suo potere di atavica memoria.

Penso ai casi in cui, rabbrividendo, ho sentito dire da una donna ad un’altra donna: “Se ti ha trattata male [improperi, insulti e parole impronunciabili] è perchè tu non lo hai lasciato in pace. Sapevi che era fatto così, è anche colpa tua”;

Penso ai casi in cui ho sentito dire da una donna ad un’altra donna: “Non ti lamentare se poi vogliono solo quello, non si fanno subito certe cose”;

Penso ai casi in cui ho sentito dire da donne ad altre donne: “Se una si innamora di uno sposato è una troia”

Finché le donne useranno termini con accezione dichiaratamente e consensualmente spregiativa e negativa per appellare le loro sorelle, finchè saranno pronte sempre a perdonare i loro uomini e a non costruirsi una vita autonoma ed indipendete ed un autonomo senso critico, faranno perdurare un atteggiamento di chiusura verso diritti e libertà delle donne: di vivere la propria sessualità e i propri sentimenti senza per questo essere messe al rogo. Dalle donne.

P.s. Domani, 25 novembre 2008, è la giornata mondiale indetta dall’Onu per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Le donne e il progresso

Oggi è otto marzo e sarebbe carino riflettere sulle notevoli conquiste delle donne nell’ultimo secolo, dall’abolizione del diritto d’onore ad un maggiore peso sociale fino all’agognata, non si sa bene ancora se compiuta, parità dei sessi… Se non fosse che si sta ancora manifestando per salvaguardare un diritto fondamentale come quello all’aborto che un ciccione con l’enfisema sta cercando di demolire e strumentalizzare ai soliti fini: potere, politica, propaganda.

Ok. Sono con voi ragazze, ma nello stesso tempo sono a casa, ostaggio di parenti vari in visita a Roma. Sono riuscita a ritagliarmi un angolino prima del pranzo per riflettere su questo otto marzo e sulle conquiste delle donne e comunque prima di venire trascinata nel solito triangolo delle bermuda Fontana di Trevi- Via del Corso- Piazza Navona, quindi prima che sia troppo tardi.

Si dice però che alcune delle più grandi conquiste per l’umanità siano quelle che, di pari passo con il progresso, riescono a migliorare la qualità della vita di tutti noi e di tutti i giorni.

Nell’antica Mesopotamia millenni fa, si narra sia stata inventata la ruota, nell’alto Medioevo sono stati inventati gli occhiali, Fleming scoperse la penicillina nei primi anni del secolo scorso e la comunicazione? Vogliamo parlarne? Dal telegrafo senza fili, alla radio, al telefono… Al cellulare, myspace, msn… E’ vero diritti e progresso hanno una storia perlomeno parallela. Senza diritti niente progresso, né beni, né qualità della vita. In questo quadro ai diritti delle donne si affiancano i progressi che migliorano la loro vita quotidiana… E questa è una questione che mi ha sempre affascinato…Ho quindi stilato un personalissimo elenco delle prime cinque invenzioni che, grazie al cielo, hanno reso la vita di noi donne qualitativamente invidiabile.

1. L’assorbente sottile con le ali. Non sono troppo vecchia da poter ricordare l’orrore dei “panni” da lavare, ma abbastanza da ricordare quel coso con uno spessore innominabile che mi ha fatto sentire osservata (proprio lì) durante tutte le scuole medie, quando ancora la mia povera coscienza sessuale era agli albori (ed era condita anche da un bel paio di baffetti che mi rendevano altro che attraente); per non parlare del fatto che, seppur di spessore innominabile, l’assorbente è, di per sé, la liberazione delle donne dalla schiavitù.

2. Il collant di microfibra. Mi sono ritrovata a zampettare davanti allo specchio in collant come non avrei mai saputo e voluto fare fino a una decina di anni fa. Non ho mai indossato un collant prima dell’avvento della microfibra. Quelle rare volte erano accolte con l’entusiasmo con cui si vede passare la cometa di Halley. Così è iniziata la leggenda sul perché io non portassi mai la gonna. Non la portavo perché non c’era la microfibra e non potevo trascorrere il tempo a grattarmi le gambe coperte di nylon o di filanca. Benvenuta microfibra, morbida e setosa!

3. L’epilatore elettrico (insomma il Silképil). Signori e signore, quale straordinaria invenzione! È un utile sostituto della ceretta, che insieme ai peli si tira via tutto il resto. Con un po’ di esperienza si passa che è una meraviglia e l’operazione può essere condotta ovunque sia presente una presa di corrente (terrazzini, divani e case delle amiche). Ex-aequo troviamo il nostro amato rasoio a tre lame. Non tagliuzza chirurgicamente come i suoi antenati, con i quali mi massacravo, sempre nel periodo delle medie.

4. La piastra per i capelli. I capelli lisci logorano chi non ce li ha. E non c’è nient’altro da aggiungere.

5. La spesa che ti arriva direttamente a casa. Questa è una cosa che ho appreso di recente, grazie ad Homera, avanzatissima e tecnologicissima come sempre, che mi ha svelato il mistero. Probabilmente il servizio era già attivo in paesi più audaci… Chi lo sa… E non si sa fino a che punto un’abitudine del genere potrà mai prendere piede e soppiantare quella nostrana del mercato rionale. Ma, vogliamo mettere le possibilità, anche solo teoriche, che il servizio schiude alla donna?

“Cosa c’è per cena tesoro”?

E se una è poco poco incazzata ed indossa anche il suo amico con le ali… “Alza la cornetta e chiedilo alla Coop”!

Il miglior alleato delle donne…


È forse la crema anticellulite? È forse la piastra per i capelli? È forse l’indispensabile amico gay? No, il migliore amico delle donne è un rasoio, ma un rasoio tutto particolare di cui non potremo più fare a meno… O almeno spero.

Molti anni fa, nel XIV secolo, il filosofo e frate francescano inglese William of Ockham espresse un semplice principio metodologico da quel momento il poi denominato appunto Rasoio di Ockham o Principio di Parsimonia cui tutti gli scienziati e i ricercatori sanno di dover fare appello quando le cose si fanno complicate e la luce in fondo al tunnel si allontana come un autobus appena perso. Il principio afferma l’inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno, in pratica suggerisce di optare per la spiegazione più semplice di un dato fenomeno.

 

 

 

 

 

 

I ricercatori e gli scienziati sono strani figuri. Quelli sicuri e positivisti hanno una fede incrollabile nella loro scienza e sono convinti di poche cose ma buone. Vivono bene e portano a casa la pagnotta. Quelli tormentati e fallibilisti si lambiccano il cervello per ore e tornano frustrati a casa. Molte volte hanno idee sotto la doccia, perché non smettono un attimo di pensare. A volte mi chiedo così, che proprio non mi viene in mente niente per giustificare l’accostamento se non un vago sentore totalmente ingiustificabile, cosa differenzi una donna in preda a tormenti sentimentali da un ricercatore che si lambicchi il cervello per ore e che faccia strani pensieri sotto la doccia.

Proviamo a vedere…Ore e ore a pensare, escogitare, supporre, indagare, investigare, sezionare minuziosamente, ricostruire, esplorare, analizzare, dedurre, scartare… Testimonianze, dati, repertori, elenchi, registri e schedari (lettere, fotografie, e-mail, sms, files audio), memorie umane e digitali, impronte e simboli, icone e segni. Ore e ore ad indire meeting, aggiornamenti e riunioni, colloqui e consulenze, con altri ricercatori della stessa risma, il cui unico risultato sono ore e ore, e ancora ore, a cercare di mettere insieme ipotesi e teorie, supposizioni e congetture alla ricerca di una spiegazione del perché…

Non ci chiama. Ci chiama e poi latita. Non latita ma non ci ascolta. Ci ascolta ma non ci fa domande. Ci chiede di uscire ma non ci offre da bere. Ci offre da bere e si gira in continuazione e poi, tutto d’un tratto, pof, ci ritroviamo nel suo letto.

Pertanto, cosa differenzia la donna in preda a tormento dal ricercatore sotto la doccia? Nulla sembrerebbe, dalle modalità con le quali trascorre la propria giornata, facendo ovviamente finta di dedicarsi ad altro. Nulla, tranne una cosa: l’uso del rasoio di Ockham, che la donna ancora non riconosce in quanto principio di parsimonia utile ad una sana attività investigativa.

Il rasoio di Ockham è la chiave per cui si può, arrivati al punto in cui si perde il lumicino, attenersi alla semplice regola: “Non aggiungere elementi quando non serve” perché la spiegazione, mie care, è più semplice di quanto possa sembrare:

 

 

 

Non chiama? Non ci vuole sentire. E non ci ama. Latita per giorni e giorni? Ha di meglio da fare. E non ci ama. Non ci ascolta? E’ impegnato con il suo ego. E non ci ama. Non ci fa domande? Non gli interessa niente della nostra vita. E non ci ama. Non ci regala nulla (ma proprio nulla, manco un pentolino per il latte?)? Non ci offre da bere? Non è tirchio. Non ci ama ed è pure abbastanza cafone da non rinunciare al suo drink in più per il nostro. Ci tratta come se fossimo invisibili? Non siamo la donna della sua vita. E non ci ama. E per ultimo, la falsa pista, quella più insidiosa…

 

Ci desidera? E’ il suo “giacomino” ad amarci, non lui. Ergo, non ci ama.