Cervello in fuga.

Noi Razor Sisters lo avevamo già intuito ma adesso arriva la prova “scientifica” della necessità del nostro approccio alle questioni della vita (per un ripassino leggere qui) e da qui quella di seguire fedelmente questo blog. Modestamente.

Una ricerca di due psicologi dell’Università di Harvard, Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert, sembra mostrare che si sta meglio quando si pensa a ciò che si sta facendo, o vivendo, rispetto a quando si vaga con la mente (infatti il fenomeno si chiama Mind Wandering). Fantasticare, un’attività che facciamo molto spesso, ci causerebbe più tristezza che felicità. A differenza degli altri animali, gli esseri umani passano molto tempo a pensare a che cosa non va attorno a loro, riflettendo sugli eventi avvenuti in passato e su quelli che potrebbero avvenire in futuro, o potrebbero non verificarsi mai: in poche parole ci facciamo le “seghe mentali” (una sega mentale è un pensiero che non ha attinenza alla realtà).

Ho cercato di trovare notizie in rete sulla incidenza delle differenze di genere in questo studio ma ahimè, in mancanza del documento originale (che in ogni caso chi fosse interessato può recuperare qui), non sono riuscita a trovare informazioni. E tuttavia mi sono imbattuta in un’altra notizia interessante.

Di recente, in un’altra ricerca (qui), la Dottoressa Adrianna Mendrek, ricercatrice canadese dell’università di Montreal, sostiene di avere le prove scientifiche che il cervello maschile riesca a riposare meglio di quello femminile: in parole povere, gli uomini riescono meglio delle donne a non pensare a nulla.

Risolto contemporaneamente il mistero assoluto che vuole che, in qualunque situazione ci troviamo, qualunque esemplare di maschio abbiamo vicino, qualunque domanda gli facciamo LORO hanno spesso lo sguardo assente. Cosa che ci induce a porre la fatidica domanda: a cosa stai pensando?

Bene, adesso sappiamo che la risposta a niente corrisponde a verità*.

 

 

*Ok, questo blog è un blog spiritoso e tagliente di default, ci piace ironizzare ma abbiamo anche la cieca fiducia nell’onestà  e nella completezza dell’informazione. A questo proposito c’è da dire che la ricerca della Dott.ssa Mendrek era focalizzata sui risultati diagnostici di un gruppo di pazienti affetti da schizofrenia per confrontare la loro attività cerebrale in stato di riposo e di attività: i risultati evidenziano come mentre il cervello maschile era in completo relax, quello delle donne era impegnato a pensare alle esercitazioni future.  Per ottenere una convalida sicura della scoperta, la dott.ssa Adrianna Mendrek sottolinea l’importanza di un test similare eseguito su persone sane.