Grandi amori, fugaci avventure. Ancora sugli amori immaginari delle ragazze.

Anche io, come Chiara ed Hom, ho avuto i miei grandi amori immaginari. Sono solo quattro. Sono una persona seria, io.

Il mio primo grande amore immaginario fu, a 13 anni, Nick Kamen. Ricordo che ascoltavo Loving you is sweeter than ever (non capendoci francamente un’h), mentre rischiavamo di morire all’uscita di una galleria sulla SA-RC. Il fatto che io sia ancora qui passò come una grazia della madonna di Pompei, mentre io non riuscivo a pensare ad altro che al ciuffo alla Elvis del mai dimenticato Nick. Come ben altre volte sarebbe accaduto nella mia vita, entrare in fissa con i ragazzi avrebbe costituito una valida alternativa alle preoccupazioni della vita.

Il mio secondo grande amore immaginario fu Bono degli U2. Mi innamorai della sua voce possente e della sua aura mistica, dei suoi modi risoluti da vero maschio e, purtroppo, anche del suo clone versione casereccia. Com’è probabile, ogni paesino gode della presenza di un certo numero di fenomeni da baraccone: matti che girano con le rose ficcate nel naso e vecchietti che toccano il culo alle minorenni o cloni di personaggi famosi. Bene, noi avevamo tutto questo (e molto altro) e anche il clone di Amedeo Minghi e… Quello di Bono Vox, si faceva chiamare “Tonino Bono Vox”. Durante la Fiera di primavera di quell’anno avevo fatto di tutto per riuscire a parlarci e con tutto l’entusiasmo dei miei 18 anni avevo sorvolato su alcune faccenduole: il fatto che mi passasse 10 anni, il fatto che questo coincidesse il numero esatto di anni di fidanzamento con una tipa per niente socievole soprannominata parrucca e degna di un film di Tarantino. L’ho scampata per un pelo.

Quando ebbi il mio terzo grande amore immaginario, ero già a Roma e il sottopassaggio su via dello scalo di San Lorenzo con i suoi graffiti e le bottiglie di birra rotte era quanto di più vicino al lontano mondo dell’ambiguo, dell’insano e del crepuscolare impersonato dal giovane Renton, protagonista di Trainspotting. Con l’entusiasmo dei miei 21 anni, per mesi, andai in giro cercando qualcuno che indossasse una sporca felpa dell’Adidas e fosse così fatto da chiedermi di uscire, qualcuno che conoscesse, come me, i versi della canzoncina dei New Order che Dianne cantava a Renton e che mi ripetevo come fanno le bambine con alcune formule magiche. Ad oggi, mi basta passare sul ponte della Casilina e guardare sfilare i treni con i piedi nella monnezza romana per ritornare alla realtà.

Il quarto, ed ultimo, amore immaginario fu Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, sempre uno scozzese. Si vede che, tutto sommato, il puzzo di birra ed il tanfo di moquette mi attirano in misura maggiore che quello del Cirò e della nduja.