Razor letterina di Natale…

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Caro Babbo Natale,

tra dieci giorni esatti sarai pronto a calarti giù per la canna fumaria dei nostri caminetti o ad arrampicarti per le facciate dei nostri palazzi di periferia come già fanno quei tuoi emuli gonfi d’aria che ondeggiano al vento, per non parlare di quelli morsi dalla tarantola che si dimenano sui marciapiedi…

Comunque…

Io a te non ci credo Babbo Natale, perché come ogni bambino cresciuto a pane e bim bum bam ho avuto i miei bravi cani di pezza rosa o robot roboanti e rotanti in cui credere… A cadenza giornaliera e seriale. Tu, che arrivavi una volta l’anno, senza roteare nulla, anzi con passo felpato e lento da nonnetto, e senza nemmeno una sigletta di preavviso… Beh, non ho fatto proprio in tempo ad affezionarmi a te.

Poi il Natale, insomma! Non è che proprio mi piaccia come festa, perlomeno dal 1990, anno in cui la mia famiglia ha deciso di diventare disfunzionale e di somigliare un po’ troppo da vicino ad una pellicola in pieno stile “dogma” con tanto di mal di mare da telecamera impazzita.

Comunque, dicevo… Caro Babbo Natale, io non ci credo in te… Ma sto compiendo un percorso di riabilitazione alla bontà in queste settimane e tu fai parte del piano… E poi, “hai visto mai”… Pertanto:

Caro Babbo Natale,

quello che vorrei in dono per Natale e, “famo a capisse”, pure per l’anno nuovo, è ovviamente un anno diverso … Non un annus horribilis come quello appena trascorso… Niente di irreparabile, per carità, solo un inanellarsi continuo di momenti di tensione e piccole e grandi sfighe che hanno puntellato con perseveranza e costanza ogni singolo mese di questo anno che sta per terminare, accumulandosi con lo stesso fastidio di una montagna di piatti sporchi in un lavello troppo piccolo…

Nella fattispecie, e prima di tutto, vorrei che mi regalassi un inizio di anno senza la compagnia di un qualunque virus che mi tenga in ostaggio nel breve tratto di corridoio che separa il letto dalla tavoletta del water, grazie. Non dico di voler attendere il nuovo anno ballando e ubriacandomi, perché l’esito sarebbe lo stesso… Ehm… Mi accontento di una buona cena e di aspettare la mezzanotte guardando Pomi d’ottone e manici di scopa, magari col cellulare che bippa per qualche inatteso augurio di buon anno. Poi… Vediamo …

Mi piacerebbe tanto se tu mi aiutassi a smettere di fumare, visto che di botto m’è parso stupido pensare di poter smettere leggendo il libro del guru della lotta al fumo, uno che appena ha smesso è morto di cancro al polmone… Di conseguenza… Vorrei essere meno scettica e più leggera con taluni e meno accondiscendente, meno impulsiva e sprovveduta con talatri…

Vorrei che tutte le mie amiche, e le mie sorelle, riuscissero a tirar fuori l’artista concettuale che è dentro di loro e sfruttassero la diffusa cialtroneria sentimentale di cui sono spettatrici affrante come benzina per la loro definitiva emancipazione emotiva. Vorrei…

Che l’ironia diventasse un plusvalore che tutti producono dopo l’orario di lavoro…

Vorrei avere meno paura degli aghi e del laccio emostatico quando faccio le analisi del sangue …

Ah si!

Vorrei trovare un parrucchiere che capisca fino in fondo la natura bizzarra dei miei capelli e vorrei… Beh. Vorrei… Trovare l’opportunità di fare quello che mi piace davvero… E vorrei esere più serena e meno Simona (questa è proprio cretina).

Va beh, Babbo Natale, scusa se sono stata poco organica e un pò troppo egoista, non voglio metterti in difficoltà, fai quello che puoi fare… Beh, cmq… Devi ammettere che… Almeno non ti ho chiesto la solita sfilza di cose quali la pace nel mondo, la riduzione del debito dei paesi in via di sviluppo, la riduzione delle emissioni nocive nell’atmosfera e blah blah… A quello ci pensano i bambini, noi grandi sappiamo di dover rivolgerci altrove… Anzi, ti saluto che devo appunto scrivere anche a Bono…

Bacioni e buon lavoro,

S.

E a voi… Gentili lettori, un augurio di Buon Natale, ci vediamo il prossimo anno!

Simona.

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La perdita delle illusioni

Tempo fa Homera si era occupata di farci riflettere a proposito di quando si può dire iniziata una storia, di quali sono gli elementi che ci fanno capire quando si esce dalla fase del ci frequentiamo e si entra nella fase del stiamo insieme… ma quanto tempo ci vuole per ciò che io definisco la perdita delle illusioni?

Parto con una premessa. Non è interessante vedere come funziona quando le cose vanno bene: è un luogo comune ormai domandarsi cosa succede quando la favola finisce e si avviano i titoli di coda. Ci hanno provato anche con la storia d’amore più intensa degli ultimi anni, quella fra Carrie e Mister big. È inutile dire che quanti di noi erano fan della prima ora ci sono rimasti malissimo… E’ tutto più scialbo e noioso, Carrie avvolta in maglioncini di cachemire e Samantha monogama. Mi si risponde è la vita. Si, ok. Ma che bisogno ho io di vederla al cinema?

Tutto ciò dipende dalla nostra educazione di bambini occidentali: tutti i libri di favole si interrompono sul “e vissero felici e contenti” e noi cresciamo a base di sogni e non di quotidianità. Ma anche per i bambini arriva il momento della perdita delle illusioni: il momento in cui ci si accorge che Babbo Natale è il nonno travestito (che avete capito, travestito da Babbo Natale), il momento in cui scopriamo che Arnold non è un “vero” bambino e la dolce e saggia Kimberly è morta per abuso di sesso alcool e droghe.

Ma quando arriva per noi bambini cresciuti il momento della perdita delle illusioni? Non credo coincida con il momento in cui si va in bagno con la porta aperta e ci si scaccola in piena libertà. Anche l’intimità può essere fantastica e, diciamocelo senza troppi fronzoli, è quello a cui si punta quando ci piace veramente qualcuno. Nessuno si accontenterebbe di infiniti cinema e appuntamenti fuori casa. Quello che si vuole è poter dire: ho preso possesso della sua vita e dei suoi spazi, quel che è suo è mio, perché lui/lei è mio (ovviamente la storia delle caccole dipende un po’ da che tipi si è, io sono un tipo caccola, molte mie amiche lo trovano repellente e poco lungimirante. Ma io sono una persona fin troppo spontanea).

By the way, credo che ci sia qualcosa di molto più sottile ed inquietante che andare in bagno a porta aperta: è la perdita delle illusioni.

Dei significati prevalenti della parola illusione questo è quello che ho in mente: rappresentazione ingannevole della mente che immagina o interpreta la realtà secondo le proprie aspettative e speranze”. Ci aspettiamo la favola ma sbattiamo a muso duro contro la realtà.

E’ quando ci accorgiamo che la creatura mitica la cui immagine era frutto del nostro amore e della nostra innocenza è diventata reale. Le sue battute di spirito diventano noiose e ripetitive, il suo modo di bere il latte e di mangiare a dismisura quando è annoiato ci urtano, i suoi amici simpatici e originali perché irradiati della sua simpatia ed originalità sono così banali che ci fanno venire l’orticaria.

E così è come ci vedono gli altri. Non c’è soluzione, ma sono in un momento pessimista della mia vita. E secondo voi? C’è un modo per far perdurare l’illusione oltre ad una sana canna di erba calabrese?