Dal qualunquismo al qualcunismo

Narciso si specchia nel... tatuaggio!

Narciso si specchia nel... tatuaggio

Torno dalle vacanze al mare con l’immagine di migliaia di tatuaggi che occhieggiano sui muscoli, sbucano dai bikini, baluginano sotto il sole. Mai così tanti, mai così democraticamente sparsi su corpi giovani e corpi meno giovani.

C’è il padre che si tatua il nome del primogenito, la fragile biondina con uno stridente bracciale tribale, la pischella con gli ideogrammi giapponesi o l’immancabile segnaletica sull’osso sacro, il giovane alternativo con i polpacci istoriati. E poi carpe, delfini, stelle, aquile, farfalle, croci, Totti… si, insomma li avrete visti anche voi.

L’idea è che il corpo deve essere decorato, reso unico anche attraverso un disegno sulla pelle. La notizia è che in questo società di pulsioni narcisistiche l’unicità si fa di massa (sul narcisismo come malattia o sindrome del secolo ci tornerò, intanto potete approfondire con quello che dice lo psicanalista Pietropolli Charmet sulla next generation: gli adolescenti qui). Vogliamo tutti essere qualcuno, differenziarci, esprimere noi stessi il più liberamente possibile. Gli strumenti in nostro possesso, però, sono solo quelli socialmente accettati, promossi dai vari role models più o meno underground, dal calciatore al rocker.

Niente più uomo qualunque, ora è il momento dell’uomo qualcuno e, me lo invento ora, del QUALCUNISMO. Potrebbe essere questo il nuovo ismo, specchio della nostra società attuale?

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