Il sesso debole (quello orale)

Eh lo so gente, tocca riparlare di pompini. Non vorremmo sembrare monotematiche (vedi post qui sotto) ma che fare quando nel giro di pochi giorni due notizie attraggono la nostra attenzione e, guarda un po’, parlano di pompini? Prima di tutto l’affermazione di  Heidi Klum riportata oggi sul Messaggero. Su Allure Heidi ha rivelato: “Sul sesso ho imparato molto dagli amici gay. Sono un caleidoscopio di pensieri e opinioni interessanti. Ti insegnano tante cose utili sugli uomini”. A lei ad esempio avrebbero insegnato tutte le tecniche per un gran rapporto orale. Tanto da far dire a Heidi che Seal (l’ex marito n.d.r.) “è stato un uomo fortunato”.

Heidi è una donna di mondo e incarna quel pensiero illuminante che ultimamente sembra cogliere sempre più tutte noi: “Chi può sapere meglio di un gay come far godere con il sesso orale un altro uomo?”. E poi, subito dopo:” Hey! Aspetta un attimo ma io ho un sacco di amici gay!”. O forse sono gli stessi amici a vantarsi (attività tipicamente maschile) di essere i più bravi nel ramo. Com’è, come non è fatto sta che sempre più donne chiedono trucchetti e dritte ai gay, con una certa soddisfazione reciproca.

Però ferme tutte, prima di farvi prendere dalla smania di telefonare al vostro miglior amico arriva la seconda notizia a tema: una vera e propria disfida all’ultimo, ehm, pompino tra una ragazza e un gay. E, indovinate un po’, vince la ragazza. L’articolo, invero piuttosto divertente, è qui.

Insomma, chi la sa più lunga sui pompini? Non so se la ragazza abbia portato a casa la vittoria anche grazie a qualche omo-consiglio però mi pare di capire che, come in tutte le faccende sessuali, la tecnica senza un tocco di sensualità e di reale divertimento (femminile o maschile) sia niente.

Morale: donne, un po’ di know-how aiuta ma chi fa da sé fa per tre (wow!).

Ora smentiteci o, almeno, insegnateci tante cosette nuove.

La foto è tratta da Seventies Blow Job Faces. Enjoy.

Lasciatevi Trans-portare

A pochi giorni dall’EuroPride e dalla bellissima performance canora e oratoria di Lady Gaga mi è venuta in mente una pubblicità avvistata su una rivista (credo fosse Dipiù o qualcosa di analogo) che ho scroccato alla mia vicina di sedile sul treno, qualche giorno fa. La pubblicità è quella di TTTLines, una compagnia di navigazione che collega Napoli a Catania. La pubblicità ha come testimonial un transgender cosa che testimonia (gioco di parole voluto) un bel cambio di prospettiva sul mondo GLBT: una pubblicità peraltro non volgare, non pruriginosa e simpatica quanto il sorriso della testimonial. E poi la pubblicità è l’anima del progresso no ? E se non lo è o non lo è sempre è una potente forma di comunicazione.

Foto della Pubblicità presa da un blog in cui si specifica che il cartellone si trovava di fronte al centro commerciale Euroma2

Quindi, spero di vederne molte pubblicità così, come spero di vedere un altro EuroPride pieno di eterosessuali, famiglie e bambini come quello di sabato scorso. Cosa che ha dimostrato quanto il clima sia cambiato. E’ vero che le aggressioni che hanno fatto cronaca negli ultimi mesi sono da condannare ma si può forse leggere il fenomeno sotto un’altra lente: fanno cronaca le aggressioni perché la comunità GLBT non si nasconde più. Se ci si nasconde non c’è nessuno da aggredire. Il paese reale come sempre è scollato e viaggia più veloce di quei piccoli poveri esegeti di un rifiuto ideologico della contemporaneità, dell’amore e della libertà di essere ciascuno come natura ci ha fatti/e.

Guida pratico-teorica per affrontare la commessa stronza

In uno dei nostri mensili preferiti questo mese si parla di stronze. Si, stronze: colleghe, ex amiche cannibali diventate amiche dei nostri amici e che non ci invitano alle loro uscite e un altro paio di esemplari con cui quasi tutte abbiamo avuto a che fare nella nostra vita. Eppure c’è un tipo di stronza con cui sicuramente tutte abbiamo avuto a che fare almeno una volta: la commessa stronza.

"Non credo che le possa stare bene..."

Della commessa stronza, specie che si annida nei nostri luoghi di elezione, i negozi, ci parla la nostra nuova Razor Cugina Naike Valeriano (trovate una sua breve descrizione qui) una che di moda, e quindi di commesse, se ne intende!

Ecco a voi un approccio teorico e pratico alla commessa stronza.

“Il caldo impazza e la necessità di mettere su vestitini più leggeri si fa sempre più forte. Così un paio di giorni fa ho deciso di entrare in un negozietto di abitini (tanto per aggiungere un altro pezzo al mio guardaroba estivo che campeggia su di uno stand – non ho ancora un armadio), dove mi sono imbattuta nella commessa più stronza che mi sia mai capitato di incontrare.

Avete presente la commessa bionda che in Pretty Woman fa piangere Vivian a Rodeo Drive perché non la ritiene all’altezza di fare acquisti nel suo negozio? Stesso caso, solo che al posto di Julia Roberts c’ero io e  mi trovavo sulla Tiburtina e non a Rodeo Drive. Ah, e non sono neanche una passeggiatrice.

Ora, è cosa risaputa che al mondo esistano commesse stronze. La commessa stronza si può trovare ovunque: in profumeria, al supermercato, dal fioraio, ma è soprattutto nei negozi di abbigliamento, che tende ad annidarsi. Le stronze di quest’ultima schiatta possono, in alcuni casi, realmente minare l’autostima già pari a zero di una donzella, in special modo se detta donzella è in fase premestruale come me in questi giorni.

Il fattaccio si è svolto in circa trenta minuti ed è stato raccapricciante, poiché la commessa in questione ha osato palesare che il vestitino che volevo provare non fosse adatto a me. Una vera stratega, voto 10. Qui, col fumo che mi usciva da naso e orecchie, stanca  di cercare rifugio nelle librerie o peggio ancora nel cibo, perché a volte le commesse dei negozi di abbigliamento mi trattano male,  ho deciso di diventare stronza anche io e di provare non uno, ma tre vestiti, identici, in tre colori diversi. In tempi non sospetti mi sarei consolata con un milk shake al cioccolato!

La lotta all’ultimo vestitino ha richiesto che battibeccassimo un po’, a bassa voce, sfoggiando qua e là sorrisini falsi e scambiandoci sguardi mefistofelici. Io tenevo i vestiti dall’appendiabito e lei li tirava dal lato opposto perché rifiutava di farmeli misurare. “Dia qui” . “Ma sono uguali e comunque è inutile!”. L’avrei strangolata, no credendo nemmeno io a ciò che stava accadendo.

Quante volte ci è capitato di trovare una stronza così? E quante volte ci è capitato di pensare “se fossi io mi comporterei diversamente” o “potrei vendere anche il ghiaccio agli eschimesi”?

Vuoi vedere che me li provo tutti, tutti?

Conscia che esistano anche addette alla vendita brave e professionali, ma pur tuttavia fresca di scontro, a pochi giorni dall’arrivo del ciclo (sul depresso andante) e last but not least, cliente esperta (o perlomeno convinta di esserlo) di psicologia della vendita, questa mattina ho deciso che avrei scritto una mini-guida per far fronte a questa piaga che, di tanto in tanto mi affligge in quanto amante dello shopping.  Chissà che non torni utile ad altre malcapitate.

Sono pochi, gli accorgimenti utili per riconoscere una commessa stronza. Ecco qui quattro piccoli step:

1) Entri in un negozio e lei quasi quasi neanche ti saluta. Sta con le braccia dietro la schiena e si aggira per il negozio con fare sospettoso. Attenzione, potrebbe essere lei.

2) Ti appropinqui ai vestitini e in men che non si dica te la ritrovi col fiato sul collo. Si dice siano dotate di propulsori speciali che si attivano non appena tu, cliente, sfiori un capo. Ti chiede due o tre volte di seguito: “Le serve qualcosa?” oppure: “Visto qualcosa?” e tu rispondi con la coda tra le gambe: “no grazie, do solo un’occhiata”.

3)Ti trattieni qualche minuto su di un capo e lei ti fa i raggi x, ma non ti incoraggia a provarlo perché tu, non le sei simpatica. Così vai al prossimo.

4) A questo punto ti compare una X rossa e gigante sul corpo: lei ti ha schedata. Quindi hai due opzioni: puoi andare via gambe in spalla, oppure rimanere ancora e cercare qualcosa di interessante da misurare, anche se a quel punto ti è già passata la voglia di fare acquisti.

Se scegli la prima opzione, non preoccuparti, magari la prossima volta riuscirai ad affrontarla, la stronza (magari leggendo questa mini-guida). Nel secondo caso, invece, sei una battagliera e hai appena deciso di scendere in trincea. In soldoni: diventi stronza anche tu, e che soddisfazione!

La rivincita Sulle Stronze

Ecco come: inutile dire che i vestitini (li indossavo meravigliosamente, tie’ ), dopo averli provati ed essermi intrattenuta nel camerino più del normale – orologio alla mano mentre lei, fuori, misurava il pavimento a grandi falcate –  non li ho presi punto. Si chiama dispetto. Soffrirò anche di sindrome premestruale, mi sentirò bruttissima, gonfia, pallida, opaca come un merluzzo al vapore, avrò bisogno di mille conferme per pompare il mio ego. Ma giammai, permetterò a una stronza di mettermi i piedi in testa. In più, la miglior vendetta verso la commessa stronza credo consista nel cercare altrove ciò che lei non è capace di vendere. Il peggio è il suo. E poi, le vie dello shopping sono infinite…”

(Naike Valeriano)

Fare i genitori: l’anno della tigre (e della pecora permissiva)..

È qualche mese che le polemiche infuriano intorno al tema dell’educazione dei figli da parte dei genitori. È stato pubblicato anche in italia pochissimi mesi fa (Sperling e Kupfer, 2011)) un libro che ha scandalizzato l’America: il Ruggito della Mamma tigre di Amy Chua docente di diritto internazionale nella esclusiva Yale Law School, cinese-americana, figlia di immigrati con un marito di ebreo americano. Come ha scritto Federico Rampini sulle pagine di Repubblica: “è un libro molto ricco e affascinante, ma la parte che ha fatto scandalo in America è una sola, quella in cui Amy Chua descrive i metodi con cui educa le due figlie, metodi più ispirati alla cultura confuciana che alle consuetudini americane: disciplina ferrea, divieto di guardare la tv o di trastullarsi con i videogame. Perfino le feste dagli amici sono proibite per dare la priorità allo studio”. Tutto ciò con l’intento ben preciso di coltivare il talento dei figli e indirizzarli verso carriere fulgide. 

Proprio di oggi, sempre su Repubblica, una notizia che sembra una risposta al ruggito della mamma tigre.

Il professor Bryan Caplan in un nuovo manuale “Selfish reasons to have more kids: why being a great parent is less work and more fun than you think” (Ragioni egoistiche per fare più figli: perché essere un bravo genitore è meno faticoso e più divertente di quanto si pensi) afferma esattamente il contrario: rilassatevi, divertitevi, lasciate che i vostri figli stiano davanti al computer o alla tivù e per cena ordinategli la pizza. Insomma, la rivincita della mamma chioccia, agnello, pecora (e chi più ne ha più ne metta) ma, potremmo dire, sostanzialmente fancazzista.

Bryan Caplan psicologo ed economista, citando dati e statistiche su gemelli e figli adottivi, dimostra che raramente il modo in cui i genitori allevano i figli ha un effetto su come diventeranno da adulti.

"Figli dei Fiori"

Fatto sta che noi abbiamo la sensazione che, in questo campo, la ricetta non ci sia proprio. Partiamo da una considerazione personale. Proprio ieri sera ho assistito ad una conversazione tra un mio amico e i suoi genitori: normalmente egli si lamenta del fatto che i suoi genitori gli abbiano, per dire, impedito di coltivare le sue aspirazioni adolescenziali (ovviamente fare il musicista) e l’abbiano fatto studiare dai salesiani. Parimenti loda il fatto che gli abbiano sempre permesso di non doversi smazzare per lavorare e l’abbiano mantenuto senza battere ciglio. Ebbene, ieri sera gli ha rinfacciato di non averlo mandato a lavorare sin da giovanissimo. Mamma tigre, mamma agnello? Genitori, non vi angosciate, qualunque cosa facciate, vi sarà rinfacciata.

Un esempio della totale confusione in cui versa il campo dell’educazione genitoriale è quello delle Celebrities.

Una serie di coppie di genitori permissivi hanno provocato molti danni ai loro figli (che si siano ripresi o no): Drew Barrymore e i suoi problemi di droga sin da piccolissima ne sono un esempio. River Phoenix, figlio di hippies è finito decisamente male.

Parliamo dei poveri genitori della Gaga che adesso si ritrovano a fronteggiare le manie emulative della figlia minore Natali. Stranamente sono preoccupati che la ragazza diventi come la sorella … Troppo attaccata al lavoro, non alle bistecche di Manzo.

Katy Perry

Di qualche giorno fa sono le dichiarazioni di Katy Perry (VF America di Giugno) che sembra abbastanza confusa: dice di non aver avuto una infanzia e di essere vissuta in una famiglia intollerante e chiusa (e guarda quanto è tollerante e aperta lei) ma nello stesso tempo afferma che i genitori sono felici del suo successo. La palese contraddizione, cara ai giornalisti, fra l’esuberanza della sua carriera e la rigidità delle sue origini.

Tra i genitori estremamente permissivi, che non hanno per questo rovinato la carriera dei propri figli, possiamo sicuramente annoverare quelli di Woody Allen, cui va il premio per l’originalità: “Quando ero piccolo, mia madre mi diceva sempre: “Se uno sconosciuto ti avvicina, ti offre caramelle e ti invita a salire in macchina con lui, vacci!” (W.A.).

E voi che tipo di genitori avete avuto?

My name is Bond, Jane Bond

Si sarà anche detto che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, ma su questo pianeta dovremmo essere tutti uguali.
Equals? è un’iniziativa promossa da un insieme di associazioni e ONG per denunciare la disuguaglianza tra i sessi. Non solo nel Terzo Mondo ma nella teoricamente civile Inghilterra, dove in media due donne a settimana sono vittime di omicidio commesso dal loro stesso partner. Non risulta che la stessa percentuale valga per gli uomini.

Daniel Craig, che di mestiere presta il volto a uno dei simboli massimi del machismo, fa da testimonial alla campagna in questo video commemorativo della Giornata Internazionale della Donna.

Nel video, la speaker fa ironicamente notare la disuguaglianza tra i modi in cui la società tende a giudicare il comportamento promiscuo maschile e femminile. Il che ci fa pensare.
E se 007 fosse una donna, che oltre a ordinare Martini agitati e non mescolati si porta a letto una lunga lista di fotomodelli a cui i cattivi sparano nei primi 20 minuti di film? Nel 2011, probabilmente l’unica ad accettare l’idea sarebbe l’industria del porno.

L’iniziativa va molto oltre il festeggiare l’8 marzo ed è permanente. Dal finanziare gli studi di bambine africane all’impegnarsi al contare quanti culi mostra quotidianamente MTV, il sito di Equals? offre diversi spunti e suggerimenti per chi vuole essere coinvolta, o coinvolto, nella campagna.

Memento mori … Però puoi ancora far parte di Fb.

Come avrete notato, su questo blog  si parla spesso di tabù: dalla ricerca di un nome alternativo all’accademico e freddino cunnilungus … alla misandria.  Molto più spesso parliamo di social network. Bene oggi parliamo di uno dei grandi tabù della nostra epoca, la morte, e di social network. No, i social network non stanno morendo, anche se un pò ci stanno portando alla follia. Eppure, mentre il social network continua a godere di ottima salute … La gente continua, ahimè, a morire.

Per lungo tempo, nella nostra immane ignoranza, ci siamo interrogati su dove andassero a finire i cinesi morti (e qui ve lo spiegano). Nessuno si è mai chiesto dove vanno a finire i profili facebook dei defunti?

Bene, IL social network ha pensato anche a come risolvere questo problema. Mentre gli utenti di Fb “celebrano” e “ricordano” (con intenti sicuramente lodevoli)  in continuazione la morte, ma probabilmente senza rendersene conto, con la pubblicazione di link in memoria di innocenti ragazzine assassinate e costruendo loro profili falsi (una pratica che io non condivido), i gestori si attivano per risolvere quello che effettivamente potrebbe essere un problema.

Per esempio, e sottolineo per esempio,  a me non piacerebbe (ovviamente) morire di incidente dovuto ad abuso di alcol e riposare in pace con una foto del profilo come questa (in realtà più per l’ improbabile look):

Ma a parte gli scherzi, dato che facebook non può accorgersi della morte di un suo utente ha predisposto una sezione in cui si spiega cosa fare: http://www.facebook.com/help/?page=842 .

La cosa chiara è che nel caso in cui familiari o amici volessero continuare a ricordare il defunto su FB il suo profilo potrà essere  memorialized mentre nel caso in cui (molto più saggio oserei dire) si volesse cancellare il suddetto profilo un parente deve farne esplicita richiesta compilando un modulo (in cui si richiede di allegare il certificato di morte).

A me rimangono dei dubbi e una certezza. Dubbi riguardo ad una procedura che, tutta virtuale, potrebbe essere, per così dire, non proprio trasparente e certezza sul fatto che qualcuno potrebbe divertirsi a creare profili commemorativi per persone ancora vive e vegete (e poi vai a dimostrare che non sei morto perché come dice fb: “Se non riesci ad accedere al tuo account personale perché è in stato commemorativo, clicca qui. Tieni presente che noi siamo in grado di concederti l’accesso a questo account solo se riusciamo a verificare che sei realmente l’utente indicato nell’account”).

In ogni caso ci auguriamo, se proprio dobbiamo, di utilizzare la sezione il più tardi possibile, perché è chiaro che in questo caso “mai” non si può dire “mai”.

Quando l’amore in chat finisce a tarallucci e vino (o quasi)

Che accalappiare un partner per la gola sia una strategia vincente è uno di quei luoghi comuni che in un paese come l’Italia funziona sempre. Che io sia ormai ossessionata dai sondaggi è risaputo. Quindi, eccovi il risultato dell’ennesimo sondaggio, questa volta commissionato da Meetic, la community di single che conta ben 42 milioni di utenti in Europa (di cui oltre 6 milioni in Italia) che ha lanciato un sondaggio online e ha chiesto ai suoi iscritti tra i 18 e i 50 anni le loro abitudini in fatto di amore e luoghi dove consumare … Il cibo.

Tra i risultati troviamo che il 43% degli intervistati  preferisce, per la prima cena fuori,  la cara vecchia trattoria italiana ai ristoranti etnici. Sempre per quanto riguarda il primo appuntamento vietato invitare a casa. Del resto persone che si conoscono prevalentemente in chat dimostrano di avere ancora quel po’ di sale (è proprio il caso di dirlo) in zucca (ottima con il riso basmati del resto) che gli impedisce di portarsi in casa un perfetto sconosciuto/a.

Quindi il 60% degli intervistati afferma che l’happy hour in un locale è il momento migliore e il posto migliore per scoprire eventuali reali affinità.

A questo proposito segnaliamo un libro, di recente uscita, che potrebbe interessarvi (sia che gradiate appuntamenti al buio sia che siate felicemente single o in coppia): I bar a Roma di Stefano Sgambati (Castelvecchi Editore, pp. 319 Euro 14,90): una lunga passeggiata tra i bar di Roma, da quelli più ricchi di storia a quelli più recenti. 

Se l’happy hour andrà bene e la coppia decolla ricordate che il primo anniversario, secondo i risultati del sondaggio, si festeggia tra le quattro mura e che cucinare per il partner è considerato un gioco di seduzione da ben quasi il 30% degli intervistati (gli altri devono essere troppo pigri forse, o troppo spilorci).

E se poi alla fine dovesse capitarvi che il rapporto nato intorno alla tavola dovesse rivelarsi un fiasco (non di vino, che avevate pensato), prima di lanciarvi i piatti addosso, finite almeno il dessert che più della metà degli intervistati (55,8%) considera il piatto clou della serata.

Non si sa bene se siano di più le signore a preferirlo (dubito) ma sicuramente un bel tiramisù o un profiterole al cioccolato non sono di certo una “magra” consolazione (proprio per questo dubito)!

I disoccupati hanno i super poteri

Prepariamoci: il 2011 è l’anno del ritorno in massa (sugli schermi cinematografici) dei supereroi. Nei prossimi mesi vedremo (o rivedremo) una serie abbastanza nutrita di cinecomic (film tratti dai classici comic della Marvel o della DC): ad aprire le danze della comic-mania saranno due outsider, ovvero The Green Hornet (28 gennaio 2011) e Kick-Ass (25 febbraio). Il 29 aprile debutterà il divino Thor (di casa Marvel), l’arrogante figlio di Odino. Per assistere alle prodezze del suo collega vendicatore a stelle e strisce Capitan America, invece, bisognerà attendere il luglio 2012, mentre dall’Universo DC il primo a debuttare sarà Green Lantern (17 giugno 2011).

Il disoccupato

Tutto questo testosterone e questo tripudio di super poteri mi hanno spinta ad indagare sulla nascita della figura del supereroe nella cultura popolare (occidentale).

Pare, indagando un po’, che i primi supereroi si conformassero largamente al modello di personaggio dominante nella produzione cartacea dell’America popolare nella prima metà del XX secolo. Quindi, il tipico supereroe era bianco, di ceto medio-alto, eterosessuale, professionista, di giovane o media età.

Inoltre, una caratteristica sempre comune a quasi tutti i supereroi è la doppia identità  cosa che “ha fatto parlare gli studiosi di “schizofrenia”, e in ogni caso rappresenta una tensione tra la natura umana e quella ultraumana del personaggio” (per qualche notizia in più leggere qui:  Supereroi).

 

Wonder Mother

È a questo punto che non può che sorgere spontaneo  il legittimo dubbio che il miglior interprete delle caratteristiche dell’uomo medio dei nostri tempi e soprattutto colui che rappresenta meglio le tensioni della nostra attuale schizofrenia di “essere umani che però devono sovra umanamente arrivare a fine mese senza lavoro” sia il nuovo eroe protagonista di The adventures of unemployed man con tutta la sua splendida cricca di amici e nemici.

Il suo nome è Ultimatum, l’uomo comune che perde il posto e si trasforma in Unemployed: il disoccupato. Insieme a lui si muovono sulla scena Wonder Mother, ovviamente madre sola che fatica a mantenersi e, questa sì una figura davvero rivoluzionaria (e se hanno problemi negli States …) Master, il laureato troppo qualificato per qualsiasi lavoro.

Master of Degrees

I malvagi, ovviamente, sono il Debito tossico, il Broker, la temibile Risorsa Umana e Outsourcerer che fa sparire il tuo lavoro delocalizzandolo.

Chissà se ne faranno mai un film. Ma sono sicura che se il film fosse italiano ora come ora Marchionne sarebbe uno dei temibili protagonisti principali.

Il cinema, le donne e il 2010

Il 2010 è stato un anno davvero scarso per film da ricordare. Ma ci sono due pellicole a cui continuo a ripensare. Potiche, La Bella Statuina di Francois Ozon e We Want Sex di Nigel Cole. Non perché siano dei capolavori ma per il tema che affrontano e per il modo in cui lo fanno. Sebbene siano molto diversi, uno francese, l’altro inglese, uno ambientato negli anni ’70, l’altro nei ’60, uno narra una vicenda personale, l’altro un episodio collettivo tratto da una storia vera, entrambi parlano di donne e lavoro e, cosa ancora più interessante, affrontano il nostro recente passato filtrato attraverso la lente del presente. In Potiche, Catherine Deneuve è la ricca moglie di un industriale che ha l’occasione di condurre la fabbrica al posto del marito confrontandosi con il diritto allo sciopero, i sindacati e gli uomini in generale. Il regista dipinge la protagonista come una donna iconica, grande mamma finalmente liberata e pronta a rinunciare agli uomini della sua vita, se non all’appoggio del fedele figlio gay, per lanciarsi in una nuova carriera. Il film è leggero, una commedia brillante a tutti gli effetti, ma non privo di agganci con la realtà: già intravediamo i semi di quello che diventerà il mercato del lavoro come la delocalizzazione delle fabbriche. We Want Sex, invece, prende spunto dallo storico sciopero che le lavoratrici della Ford inglese intrapresero nel 1968. Lo sciopero che fermò l’intera fabbrica e diede il via a una più ampia battaglia per la parità di stipendio tra uomini e donne. Il film è un compito ben svolto, nulla di più, che si inserisce nella cinematografia pro-proletariato tipicamente inglese. Eppure non si può accusare il regista di non aver toccato davvero tanti temi: dai costi della battaglia femminile-ista, sia in ambito lavorativo che familiare, al maschilismo imperante anche e soprattutto tra i sindacalisti, fino alle rivoluzioni sociali di quegli anni. E di nuovo, proprio come succede in Mad Men (7 sceneggiatrici su 9 totali, non per dire), tra capelli cotonati e abitini stretti in vita si agitano i demoni del presente. Sembra che la società si volti a guardare indietro il passato recente per trovare un senso all’attualità. Quello era l’inizio di tutto, quelle erano le conquiste, quelle le contraddizioni. Quello era il sogno in cui abbiamo creduto e di cui ora non vediamo che macerie. Il passato all’improvviso non è un più un quadretto rassicurante in cui rifugiarsi, non un fulgido elenco di vittorie acquisite ma materia viva, in cui affondare le mani per capire le contraddizioni del presente. Al centro, spesso, le donne. Perché anche Karl Marx, citato in We Want Sex, afferma che il livello di una società si misura dal ruolo che hanno le donne. Donne in lotta per i diritti e per una società migliore che, però, da lì a breve avrebbe cambiato tutte le carte in tavola rivelando un fallimento che tutte noi sperimentiamo oggi sulle nostre spalle.  Precariato, alienazione, povertà, contrazione dei diritti, parità disattesa, solo per citarne alcuni. E’ la crisi, baby. E’ il punto di non ritorno. Sarà il caso allora di gettare uno sguardo al passato, selezionare il buono per poi prendere la rincorsa, salutare quello in cui abbiamo creduto e inventare un mondo nuovo. Buon 2011 costruttivo a tutte!

Lo Stallone Italiano

WikiLeaks. Afghanistan. Il terremoto ad Haiti. I minatori imprigionati in Cile. il 2010 è stato un anno veramente importante per le notizie che fanno il giro del mondo.

Ma noi sappiamo a cosa siete veramente interessati. E la cosa ci riguarda da vicino. Il Global Post, oltre a queste importanti notizie, ci segnala anche “the 10 best sex stories of 2010”.

Ebbene anche in questo campo si distingue la cosiddetta “eccellenza” italiana, quel talento tutto italiano di eccellere, appunto, in quasi tutti i campi: dalla moda, all’arte, al design, alla ricerca (svolta all’estero) al … Sesso.

Ebbeno al primo posto delle migliori 10 storie di sesso del 2010 troviamo lui: “The Italian Stallion” e l’arte del bunga bunga.

Così  si pronuncia il Global post : “In italia, il Primo Ministro Silvio Berlusconi rimane il padrino degli scandali sessuali. Berlusconi ha trascorso gran parte del 2010 schivando o eludendo svariate accuse, la più seria quella che coinvolge la diciassettenne ballerina di danza del ventre Karima Keyek, meglio nota come Ruby Rubacuori.

La difesa di Berlusconi? Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay.

Lo scandalo ha infastidito (un sottile eufemismo ndr) il Governo Italiano , ha portato al voto di fiducia e dato origine forse al termine più colorito per indicare una pratica sessuale “feste bunga bunga”: notti selvagge che da quanto è emerso sono presenziate dal leader settantaquattrenne e vanno a finire in dopo cena a base di sesso”.

La triste notizia è che il padrino degli scandali sessuali ci ride su. È appena uscito un libro (Marsilio edizioni) intitolato Il Re che Ride. Tutte le barzellette raccontate da Silvio Berlusconi di Simone Barillari. Rimanendo in tema, il tema più caro al nostro Premier, ve ne propongo una:

“Fareste l’amore con Silvio Berlusconi?” Il 38% delle intervistate ha detto di sì. Il restate 62% ha risposto: “Un’altra volta”?.

Ah, ah. Ahi.