Memento mori … Però puoi ancora far parte di Fb.

Come avrete notato, su questo blog  si parla spesso di tabù: dalla ricerca di un nome alternativo all’accademico e freddino cunnilungus … alla misandria.  Molto più spesso parliamo di social network. Bene oggi parliamo di uno dei grandi tabù della nostra epoca, la morte, e di social network. No, i social network non stanno morendo, anche se un pò ci stanno portando alla follia. Eppure, mentre il social network continua a godere di ottima salute … La gente continua, ahimè, a morire.

Per lungo tempo, nella nostra immane ignoranza, ci siamo interrogati su dove andassero a finire i cinesi morti (e qui ve lo spiegano). Nessuno si è mai chiesto dove vanno a finire i profili facebook dei defunti?

Bene, IL social network ha pensato anche a come risolvere questo problema. Mentre gli utenti di Fb “celebrano” e “ricordano” (con intenti sicuramente lodevoli)  in continuazione la morte, ma probabilmente senza rendersene conto, con la pubblicazione di link in memoria di innocenti ragazzine assassinate e costruendo loro profili falsi (una pratica che io non condivido), i gestori si attivano per risolvere quello che effettivamente potrebbe essere un problema.

Per esempio, e sottolineo per esempio,  a me non piacerebbe (ovviamente) morire di incidente dovuto ad abuso di alcol e riposare in pace con una foto del profilo come questa (in realtà più per l’ improbabile look):

Ma a parte gli scherzi, dato che facebook non può accorgersi della morte di un suo utente ha predisposto una sezione in cui si spiega cosa fare: http://www.facebook.com/help/?page=842 .

La cosa chiara è che nel caso in cui familiari o amici volessero continuare a ricordare il defunto su FB il suo profilo potrà essere  memorialized mentre nel caso in cui (molto più saggio oserei dire) si volesse cancellare il suddetto profilo un parente deve farne esplicita richiesta compilando un modulo (in cui si richiede di allegare il certificato di morte).

A me rimangono dei dubbi e una certezza. Dubbi riguardo ad una procedura che, tutta virtuale, potrebbe essere, per così dire, non proprio trasparente e certezza sul fatto che qualcuno potrebbe divertirsi a creare profili commemorativi per persone ancora vive e vegete (e poi vai a dimostrare che non sei morto perché come dice fb: “Se non riesci ad accedere al tuo account personale perché è in stato commemorativo, clicca qui. Tieni presente che noi siamo in grado di concederti l’accesso a questo account solo se riusciamo a verificare che sei realmente l’utente indicato nell’account”).

In ogni caso ci auguriamo, se proprio dobbiamo, di utilizzare la sezione il più tardi possibile, perché è chiaro che in questo caso “mai” non si può dire “mai”.

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Quando l’amore in chat finisce a tarallucci e vino (o quasi)

Che accalappiare un partner per la gola sia una strategia vincente è uno di quei luoghi comuni che in un paese come l’Italia funziona sempre. Che io sia ormai ossessionata dai sondaggi è risaputo. Quindi, eccovi il risultato dell’ennesimo sondaggio, questa volta commissionato da Meetic, la community di single che conta ben 42 milioni di utenti in Europa (di cui oltre 6 milioni in Italia) che ha lanciato un sondaggio online e ha chiesto ai suoi iscritti tra i 18 e i 50 anni le loro abitudini in fatto di amore e luoghi dove consumare … Il cibo.

Tra i risultati troviamo che il 43% degli intervistati  preferisce, per la prima cena fuori,  la cara vecchia trattoria italiana ai ristoranti etnici. Sempre per quanto riguarda il primo appuntamento vietato invitare a casa. Del resto persone che si conoscono prevalentemente in chat dimostrano di avere ancora quel po’ di sale (è proprio il caso di dirlo) in zucca (ottima con il riso basmati del resto) che gli impedisce di portarsi in casa un perfetto sconosciuto/a.

Quindi il 60% degli intervistati afferma che l’happy hour in un locale è il momento migliore e il posto migliore per scoprire eventuali reali affinità.

A questo proposito segnaliamo un libro, di recente uscita, che potrebbe interessarvi (sia che gradiate appuntamenti al buio sia che siate felicemente single o in coppia): I bar a Roma di Stefano Sgambati (Castelvecchi Editore, pp. 319 Euro 14,90): una lunga passeggiata tra i bar di Roma, da quelli più ricchi di storia a quelli più recenti. 

Se l’happy hour andrà bene e la coppia decolla ricordate che il primo anniversario, secondo i risultati del sondaggio, si festeggia tra le quattro mura e che cucinare per il partner è considerato un gioco di seduzione da ben quasi il 30% degli intervistati (gli altri devono essere troppo pigri forse, o troppo spilorci).

E se poi alla fine dovesse capitarvi che il rapporto nato intorno alla tavola dovesse rivelarsi un fiasco (non di vino, che avevate pensato), prima di lanciarvi i piatti addosso, finite almeno il dessert che più della metà degli intervistati (55,8%) considera il piatto clou della serata.

Non si sa bene se siano di più le signore a preferirlo (dubito) ma sicuramente un bel tiramisù o un profiterole al cioccolato non sono di certo una “magra” consolazione (proprio per questo dubito)!

Quello che avreste voluto sapere sulla Danimarca e non avete mai osato chiedere

Loro, i danesi, dicono di avercelo più lungo di tutti. E chi l’avrebbe mai detto? Secondi gli italiani. L’infografica viene da Manhunt.net, un sito di dating per gay dove gli utenti, evidentemente, inseriscono tra i dati anche la lunghezza del loro coso. Ché sono divertenti queste aggregazioni di informazioni prelevate dai social network e dating sites. Ma visto l’argomento: chi la dice più grossa (o più lunga)? Il sito

Perché non ti piace il lunedì? Te lo dice Facebook.

C’è una famosa canzone di Bob Geldof, o meglio del suo ex gruppo i Boomtown Rats, che si intitola Il lunedì non mi piace (ascoltala qui mentre leggi) e non c’è che dire, il lunedì è notoriamente un giorno del cavolo perché viene esattamente dopo il week end e uno rosica: si torna scuola se si va a scuola, o al lavoro se si lavora ed è come un reiterato piccolo inizio dell’anno che ti costringe a fare buoni propositi per la settimana nuova che, come spesso accade, saranno disattesi.  Del resto anche la più grossa crisi dell’economia mondiale, il vero spauracchio di ogni crisi contemporanea, è ricordato e passato alla storia come “black monday”, il “lunedì nero” della borsa americana (28 ottobre 1929).

Adesso  abbiamo un altro buon motivo per temere il lunedì e come ogni fatto che si rispetti da qualche tempo a questa parte ce lo dice Facebook o meglio il giornalista/scrittore/grafico David McCandless (qui il suo sito) che, specializzato in rielaborazione visiva di dati, ha analizzato oltre 10mila status di Facebook contenenti le parole “rottura” e “rotto” e ha emesso il suo responso.

Questo è il grafico:

I Risultati come si può notare sono raggruppabili nel seguente modo:

  • Un picco di rotture si ha nel periodo che precede la Pasqua (picco il 21 marzo) simpaticamente individuato con l’espressione “pulizie di primavera”.
  • La maggior parte delle rotture avviene di lunedì ed ecco perché lo odieremo più che mai.
  • Con grande arguzia la maggior parte delle persone preferisce passare allo stato di single prima delle vacanze estive.
  • Un altro picco molto alto (10 dicembre) è registrato appena prima del Natale (in tempi di crisi si risparmia sui regali?)…
  • … mentre il giorno in cui ci si molla di meno è proprio il giorno di Natale (Grazie e Dio).

Non finiremo mai di stupirci di quanto facebook sia entrato ormai nelle nostre vite e di quanto possa mostrarci qualcosa sul comportamento sociale. Viviamo ormai nel mondo 2.0 e qualcosa di interessante se ne può ricavare. Comunque ormai oltre al calendario gregoriano e a quello lunare, ricordiamoci il calendario di facebook: potrebbe essere utile per calcolare le “date a rischio” e smettere di prendere la pillola.

Anime gemelle, e anche indie

Qualche settimana fa annunciai su questo blog la mia sottoscrizione a Guardian Soulmates, ormai scaduta. Tirando le somme è stato divertente, mi sono corrisposta con una decina di persone che sembravano tutte interessanti e sono uscita a bere una cosa (e basta) con tre. Di questi tre, due mi sono sembrati davvero alla ricerca di una storia seria, e sono rimasti un po’ di sasso quando ho detto che io invece no.

Ad alcuni non ho risposto perché mi hanno contattata usando frasi fatte. Di altri, invece, ho cestinato il messaggio senza leggerlo perché sinceramente, amico, se QUELLA è la foto che metti su un sito di dating, non oso immaginare cosa sei dal vivo.

Oh, e citare Io ed Annie, di Woody Allen, nel proprio profilo funziona un ca-si-no.

La popolarità dei siti di dating però non accenna a dimiuire, almeno nei paesi anglosassoni, dove questi siti sono ormai parte del linguaggio corrente insieme a Facebook, YouTube e compagnia. A questo punto è interessante notare la suddivisione del mercato. Mentre eHarmony punta chiaramente a persone più tradizionali, forse con una separazione alle spalle, Match.com si posiziona come sito d’incontri tra gente che compra vestiti vintage e ascolta Bjork, tanto per cercare di immaginare uno dei loro profili.

La prove è questo – adorabile, bisogna ammetterlo – spot per la tv.

Anime gemelle. Parte 1 – la messa in gioco

L’ online dating, già un anno fa, era l’unico settore commerciale del web a fatturare più del porno. Nel 2010 la previsione è che questa tendenza si intesifichi. Sul mercato internazionale i siti si moltiplicano, da Badoo al polemico-ridicolo Beautiful People, al colosso americano eHarmony.

Signore e signori, i giorni della ricerca teorica sono finiti. Si passa all’azione. RazorSister in RazorAction.

Questa single che vi scrive si è iscritta da pochi minuti a Guardian Soulmates, lo strumento di ricerca per anime gemelle del quotidiano inglese The Guardian. Con un nome utente tra il criptico e, ora che ci penso, lo scoraggiante: SusBattlesPinkRobots.

Beh, se l’essere lettori del Guardian è già una pre-selezione automatica dei candidati, dover cogliere il riferimento ai Flaming Lips non fa che stringere il cerchio. In tre minuti il mio profilo è stato visto da 3 utenti e ho un fan. E la mia foto non è nemmeno visibile! I community manager stanno verificando che non sia offensiva ecc. prima di renderla pubblica.

Gli uomini che mi vengono presentati come possibili “matches” variano tra i tipi oddio-poverino-sembra-simpatico e quelli ah-però. Finora, invece di conoscere qualcuno direi che ho saputo qualcosa di inaspettato su me stessa.

Nello sfogliare profili mi sono imbattuta in un 38enne di Londra, con un bel taglio di capelli, occhiali da nerd-cool, viso interessante e una descrizione di sè che mi ha fatto ridere di gusto, autoironica e intelligente. A metà di tale descrizione, il tipo racconta che, dopo un incidente in moto due anni fa, è rimasto disabile e si muove su una sedia a rotelle.

Quest’informazione mi ha portata a cancellarlo immediatamente dalla lista di opzioni, cosa di cui non vado fiera. Per molti, lo stesso effetto sarà provocato dall’altezza, la religione, l’estrazione sociale dell’altro? Vi terrò aggiornati.

Vado a vedere se la mia foto è già online.

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