Cose di cui sentivamo la mancanza. Lo zitellometro.

Il numero sempre crescente di confezioni di cibi precotti e di monoporzioni o di cibi che le mamme non cucinerebbero mai (tipo i tortellini al cioccolato) ,sugli scaffali dei supermercati, sembrava un buon segno, sintomo del fatto che essere single è ormai un dato di fatto socialmente accettato. Roba come Sex and the City poi , sembrava ormai aver sdoganato l’immagine di una donna che non scende a compromessi in amore, pioniera e paladina dell’autonomia basata solo sul proprio potere economico. E invece. E invece, come ama dire un mio caro amico, “i single sopra i trenta e gli omosessuali hanno qualcosa di naturale che li unisce: sono abituati a deludere i proprio genitori e a vedersi trattare come fenomeni bizzarri dal resto della società”. Come se non bastasse, basato strettamente su dati statistici forniti dall’U.S. Census Bureau, arriva il simpaticissimo calcolatore di probabilità di sposarsi passata la trentina (clicca qui). Uno zitellometro insomma. Il test, come si legge sulla pagina del sito, si basa sull’osservazione, tra le altre, che un buon livello di istruzione e una buona condizione socio-economica aumentino le possibilità di sposarsi dopo i trenta. Sarà, ma a me un buon livello di “istruzione” (e anche una attenta osservazione del mondo circostante) ha “insegnato” che dopo i trenta si “impara” una cosa fondamentale: evitare passi sconsiderati come il matrimonio. E poi diciamola tutta, siamo donne complete anche senza un uomo, non ultimo perché… E’ l’unico modo per trovarne uno. Ehe.

Quella Gran culo di Cenerentola

pretty womanSi, parliamo di favole oggi. Favole moderne. Come questa.

Quando Edward Lewis conosce Vivian Ward sul Sunset Boulevard lei è una prostituta con parecchi grattacapi, lui un affarista cinico un po’ imbolsito ma pur sempre fascinoso. Lui la carica sulla fuoriserie e la porta in albergo dove trascorrono qualche giorno felice e appassionato.
Le gambe di lei, chilometriche, cingono il suo torace nella Jacuzzi: s’innamorano. Lei parla tantissimo, lui pochissimo. Lei scopre che lui ha un sacco di problemi (col ricordo del padre , con le donne, con l’avvocato). Lui vede in lei uno sfavillio di bontà sotto la dura scorza da donna “di mondo”.
Lui la porta a cene e pranzi di lavoro, la presenta al nemico, affitta gioielli e compra vestiti, la porta all’Opera e lei si commuove.
D’un tratto, il dramma: lui è cambiato, l’amore l’ha cambiato. Gli amici se ne accorgono, è meno cinico, ma confessa: “Non vi preoccupate, è solo una prostituta”. Ed ecco, come in ogni favola l’Orco: l’avvocato di lui si sente legittimato e ci prova! Ma lui, cavaliere senza macchia, gli rompe due denti e ristabilisce l’onore della prostituta e tuttavia… Ancora non è convinto: lei “vuole la favola”. Troppo dramma. Lui deve partire.

Lei è seduta nel giardino dell’albergo con la sua amica di sempre. L’amica le dice: “lui ti ama”. Lei le risponde: “Ma stiamo scherzando? Sono pur sempre una prostituta. Dimmi solo il nome di una che ce l’ha fatta nelle mie condizioni”. “Quella gran culo di cenerentola“, risponde l’amica.
E così, proprio come per quella granculo di Cenerentola anche per Vivian, la prostituta, finisce che lui, sul tettuccio della limousine bianca, con l’ombrello in mano e le rose tra i denti, sale sulle scale antincendio e lei si affaccia alla finestrella…
E vissero felici e contenti.
The end.

E finisce che, come per tutte le favole, si interrompe sul “più bello” lasciando immaginare che Edward e Vivian rimangano per tutta la vita immersi in Jacuzzi di champagne a giocare col rubinetto e pianificare minifughe romantiche in jet privati.

Ma non abbiamo forse il diritto di sapere che fine fanno Vivian ed Edward? Perché a nessuno passa per la testa l’idea che Vivian possa smettere di depilarsi tutti i giorni ed iniziare a stancarsi di aspettare che Edward torni dal lavoro per cenare con lei? È possibile che abbiano avuto dei figli ed Edward, sempre più stressato dal lavoro impegnativo, si sia stancato della sua famiglia, sia stato colto da ictus e sia rimasto paralizzato?

O forse al di là delle illusioni e delle disillusioni della vita, del cinismo che fa vibrare di terrore ogni singolo atomo del nostro essere, non dovremmo forse abbandonarci al sogno e viverla questa vita senza darsi un gran da fare ad immaginare come sarà il finale del film e ricordare che, a volte, le emozioni stanno tutte nella regia?

Domanda.

NETLOVING

Tra i libri usciti nel 2008 c’è questo libro, Amori (Fazi, 2008 ) di un signore di quelli che incutono timore: Jacques Attali eminenza grigia di F. Mitterand ed economista di fama mondiale, chiamato da Sarkozy a capo della commissione di eccellenti dediti a “ripensare” (una cosa molto francese) la Francia. È così che l’ambiente glamour dell’Eliseo, allietato dai taillerini di Madame Carlà, deve avergli allargato il cuore spingendolo a discettare di amore e relazioni amorose. Da quello che ho letto si possono trarre diverse conclusioni e qualche riflessione. La storia delle relazioni uomo-donna, il solo luogo dove la parola amore si materializza e diventa “qualcosa” che ha delle conseguenze (quindi è reale), invece di un vago concetto con mille sfumature, è una storia lunga e complicata che ha una caratteristica davvero particolare, perlomeno nelle società occidentali: contrariamente a tutte le altre specie animali l’uomo ha imposto un vincolo ai propri sentimenti creando e imponendo, con la società borghese, il “vincolo matrimoniale” come base del tessuto sociale. Anche il sesso e l’attrazione sessuale, la cosa più spontanea e irrazionale che caratterizza le relazioni uomo-donna, sono state ideologicamente asservite allo scopo della riproduzione nell’ambito della morale cristiano-cattolica e slegate dalla loro caratteristica puramente ludica, o se vogliamo, dallo scopo di soddisfare un desiderio “intimo”, individualistico o un puro istinto. Ma come succede sempre, finché qualcuno cui noi attribuiamo un certo prestigio non ci apre gli occhi non ci rendiamo conto di star sperimentando tutti una nuova realtà. E allora Attali ci spiega che la monogamia, in quanto vincolo, ha i giorni contati e a maggior ragione in questa nostra epoca in cui l’evoluzione dei rapporti umani e dell’intera società ci spinge verso un maggiore individualismo, o come spiega efficacemente Attali ad una “apologia della masturbazione”. Le nuove tecnologie e la possibilità di sperimentarsi in situazioni diverse e la moltiplicazione conseguente delle possibilità di incontro renderanno sempre più plausibile l’emergere di ciò che Attali definisce il Netloving. Ma attenzione, netloving non significa amore in rete ma rete amorosa cioè poliamorismo dove le varie dimensioni dell’amore, dei sentimenti e del sesso netloving1non formano più un unicum così come noi uomini e donne non siamo più definite/i da “un ruolo” e soprattutto noi donne: non più mogli e madri, regine del focolare o donne in carriera ma un sistema complesso di ruoli e di vite parallele. Così la dimensione dell’amore in rete è solo una delle tante che caratterizzeranno il nuovo modo di gestire le relazioni amorose nel futuro preconizzato da Attali. La cosa interessante è che il netloving non costituisce né una evoluzione, né una involuzione ma semplicemente una nuova fase, così come la monogamia che non è sempre esistita costituisce una fase nella evoluzione degli amori nel corso della vita dell’uomo. Una ultima cosa, un puro esercizio di logica: qualcuno dirà che l’apologia del poliamorismo giustificherebbe l’infedeltà ma se l’infedeltà costituisce l’altra faccia della monogamia, se sparisce l’una sparisce anche l’altra, o no? E la monogamia, forse, potrebbe diventare una scelta consapevole così come l’infedeltà cessare di essere una deroga colpevole ad un vincolo imposto. Pensieri difficili. Lancio solo una provocazione e attendo di conoscere qualche opinione perché per ora, come dice Samantha Jones, le botte prese nel vano tentativo di sciare e “questa faccenda dell’amore” mi hanno sfinita.

Il maschilismo femminile ovvero “Se una svampita fa la gattamorta con il mio uomo”

Da Vanity Fair, n. 44, 5 novembre 2008

“Ti leggo sempre e la maggior parte delle volte resto disgustata. Ma queste “mezzedonne” che pretendono di essere amate da uomini già sposati non si fanno un pochino schifo? Certo la colpa può essere anche dell’uomo, ma se fossi in loro appena saputo che lui è sposato io scapperei: ma che vita mi può dare uno così? Io sono innamorata si una persona fantastica e pensare che una svampita potrebbe cominciare a fare la gatta morta mi dà sui nervi. Ma mettetevi al posto delle mogli o dei figli, pensate se toccasse a voi. Bello no? “Sono innamorata, ma lui è sposato”: non si prova schifo solo a pensare uan cosa del genere? Un uomo con famiglia non dovrebbe in teoria essere un asessuato”?

(Anonima)

La lettera si commenta da sola, tracciando inoltre un profilo ben poco caritatevole degli uomini: esseri incapaci di intendere e di volere, povere vittime di perfide gatte(morte) in calore. Roba da film dell’orrore. O da Santa Inquisizione.

La riflessione che volevo fare è un’altra e la lettura di questa lettera mi ha dato il la.

Sono mesi che rifletto su questa cosa che, facendo dei giretti per la rete, ho scoperto è possibile definire il MASCHILISMO FEMMINILE, ma sul quale ancora poco si è detto e non sarò io certo a farlo in questa sede, solo butto lì l’amo e raccolgo opinioni e idee e dalle quali mi auspico un feedback.

Cosa si intende con Maschilismo femminile? Beh, ancora nn ho le idee chiarissime ma colgo una tendenza che , ahimé, nella mia ingenuità pensavo sotterrata da secoli, di una sorta di connivenza delle donne al pensiero dominante maschilista.

La donna maschilista è colei che, pur in assenza di tangibili segni esteriori e sotto un malcelato progressismo dei valori, sostiene il punto di vista maschile contro ogni ragionevole dubbio oppure spalleggia, anche se solo metaforicamente, l’uomo coalizzandosi con il suo pensiero. E’ una donna che è poco solidale con le donne, che giudica le donne, che non si mette nei panni delle donne nelle occasioni in cui un uomo palesemente ferisce, un uomo tradisce, un uomo esercita il suo controllo ed il suo potere di atavica memoria.

Penso ai casi in cui, rabbrividendo, ho sentito dire da una donna ad un’altra donna: “Se ti ha trattata male [improperi, insulti e parole impronunciabili] è perchè tu non lo hai lasciato in pace. Sapevi che era fatto così, è anche colpa tua”;

Penso ai casi in cui ho sentito dire da una donna ad un’altra donna: “Non ti lamentare se poi vogliono solo quello, non si fanno subito certe cose”;

Penso ai casi in cui ho sentito dire da donne ad altre donne: “Se una si innamora di uno sposato è una troia”

Finché le donne useranno termini con accezione dichiaratamente e consensualmente spregiativa e negativa per appellare le loro sorelle, finchè saranno pronte sempre a perdonare i loro uomini e a non costruirsi una vita autonoma ed indipendete ed un autonomo senso critico, faranno perdurare un atteggiamento di chiusura verso diritti e libertà delle donne: di vivere la propria sessualità e i propri sentimenti senza per questo essere messe al rogo. Dalle donne.

P.s. Domani, 25 novembre 2008, è la giornata mondiale indetta dall’Onu per l’eliminazione della violenza sulle donne.

SMS (in Sostanza Misura di Sentimenti?)

L’ultima ricerca scientifica che prova ad occuparsi di sentimenti è una singolare ricerca della Florida State University in cui il Dr. Jon Maner ed il suo staff “dimostrano” sostanzialmente che quando si è innamorati si tende a ignorare gli esponenti dell’altro sesso, anche se molto attraenti.

Nel delirio di onnipotenza tipico dello scienziato è facile incorrere in tentativi di misurare questo e quello: la propensione all’infedeltà, la presenza di un gene che spingerebbe a divorziare e la propensione degli uomini a sposare donne che assomigliano alla propria madre e delle donne a scegliere uomini che assomigliano al padre… Che fantasia.

A me è stato sempre spiegato che un’unità di misura dei sentimenti ma, ancor più semplicemente, delle opinioni o degli atteggiamenti, non può definirsi tale e che ciò che noi sappiamo degli altri è solo un’approssimazione, un’inferenza altamente improbabile da universi simbolici che non sempre corrispondono, insomma un casino.

Nessun campione standard di felicità o di amore è custodito in alcun museo e nessun uomo o donna è un atomo, uguale l’uno all’altro… Riflettevo su questo ed altro in l’estate scorsa quando mi sono detta: è pur vero che nessuno è uguale all’altro ma c’è una cosa che, nell’universo poco simbolico (e molto materiale )dei centri commerciali e dei tormentoni estivi, ci accomuna tutti: il cellulare.

Questa estate ho fatto particolarmente caso alla presenza costante e quasi ossessiva del cellulare nella vita e nei sentimenti delle persone. Mia cugina ha ricevuto in un mese 10/15 sms al giorno da parte del suo filarino che ad ogni ora del giorno e della notte non perdeva tempo per dimostrarle quando l’attesa di rivederla stava diminuendo le sue reticenze dovute alla loro differenza d’età e contemporaneamente aumentando il potere delle sue fantasie su di lei. Ed io nemmeno un sms.

La mia amica ha iniziato a ricevere sms criptici da parte del suo ex sui quali intessere ore di discussioni sul significato di una singola virgola, il che fa buon gioco nei lunghi pomeriggi sulla spiaggia. Ed io uno o tre sms? Poi il vuoto.

C’è un mio amico a cui il cellulare squilla, vibra e annuncia un urticante sms praticamente ogni 5 minuti, lo cercano. E io solo tre sms, progettati diabolicamente e scientificamente spediti alle 23.01 del 4 settembre e dal contenuto unanime: favancù.

Ho iniziato a interrogarmi seriamente sulla possibilità che l’sms possa essere considerato una unità di misura del sentimento o dell’attrazione: più sms ricevi più sei desiderato, cercato, amato nell’urgenza di dimostrare come ci si possa sentire vicini servendosi di qualcosa di misurabile con qualche bites e 160 caratteri e di come mi si possa mandare a quel paese con soli 7.

Quando il postino suona troppe volte

A questo punto rivogliamo anche lei…

Il cinema e la tv attraversano una fase revival, parola inglese che sta per “non ci sono idee originali che valgano la pena”. L’incombente rifacimento di Beverly Hills 90210 (Shannen Doherty è confermata!), la Donna Bionica dei 2000, la minaccia di un Faster Pussycat! Kill! Kill! stavolta by Tarantino. Con le Tartarughe Ninja abbiamo toccato il fondo. Tutto ciò ricorda molto le dinamiche a cui, prima o poi, facciamo ricorso noi donne nelle relazioni con gli ex.

C’è il revival puro e semplice, quando si riprova a far funzionare le cose con un ex di vecchia data, in nome di quello che c’è stato. Equivale al rimandare in onda un classico, come sta facendo Sky Vivo con Dallas e Dynasty. O Penelope Cruz con Javier Bardem.

C’è l’eterno on & off. L’uomo con cui da anni si rompono i momenti di calma piatta, senza un vero inizio né la necessità di una fine. Ineluttabile come una replica di Friends.

Si può decidere di rifarsi una storia con qualcuno, prendendo atto di ciò che è cambiato in entrambi e nel mondo circostante. Può funzionare, come l’auto-remake di Funny Games.

Si può ricominciare una relazione senza essersi mai lasciati, semplicemente cercando di infondere sangue fresco al corpo quasi in decomoposizione. Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo funziona allo stesso modo.

In extremis, c’è chi trasforma un on&off in rapporto ufficiale, affibbiandogli una responsabilità che non è in grado di sostenere. La speranza è l’ultima a morire ma le possibilità sono scarse, lo dimostra una serie di spin off (quando il personaggio secondario di una serie ha un telefilm tutto suo) falliti, su tutti il patetico Joey.

Troppi revival fanno male, nell’arte e nella vita… presto, dateci materiale fresco! Gli episodi ce li scriviamo da sole, grazie…

La perdita delle illusioni II. La vendetta.

C’era una volta un telefilm molto famoso che appassionava milioni di donne in tutto l’emisfero occidentale del nostro povero globo terrestre. Il telefilm narrava le vicende di quattro amiche trentenni o poco più, non tutte bellissime ma affascinanti a loro modo, vicende perlopiù sentimentali, condite da una buona dose di sesso. Il telefilm era ambientato a New York, una città stimolante ed adrenalinica, quella che non dorme mai per intenderci.

Come dice una persona a me cara, vergognandosene orribilmente, delle quattro protagoniste “una è quella che mi piacerebbe essere perché è più glam essere come lei; una è quella che a mia madre piacerebbe che io fossi; l’altra lo sono stata per un po’ (in gioventù, ma non così puttana…) e l’altra ancora è quello che sono oggi (almeno in parte)”.

Se avete capito di cosa sto parlando, trattasi di una sintesi perfetta dell’universo femminile: ecco perché anche gli uomini dell’emisfero occidentale avrebbero dovuto vedere la serie, e bene, invece di ascoltare Cara ti amo di Elio e le Storie Tese e riderci su, burlandosi di noi.

Perché sto parlando al passato?

Non avrebbe senso, visto che il telefilm “esiste” ancora: in dvd e te lo puoi vedere quando ti pare, nelle repliche televisive, per tutta la prossima estate e nell’immaginario collettivo, perché ci siamo dentro fino al collo.

Parlo al passato perché il telefilm “era” il modo migliore per sentirsi delle disadattate e per farsi venire tutta una serie di menate anche nel migliore dei momenti:

 

  1. le quattro donne in questione conducono una vita più o meno invidiabile: bei vestiti, belle borse, mangiano cupcakes dalla mattina alla sera e non ingrassano;
  2. scopano da morire;
  3. e nonostante ciò alla fine trovano l’amore della loro vita (con il quale scopano).

 

Il telefilm ebbe un così grande successo che per sfruttare la grossa ondata di popolarità e su richiesta di milioni di orfanelle i produttori, sceneggiatori e chi si occupa di marketing dell’industria cinematografica, suppongo, decisero di mobilitare un po’ di sponsor (case di moda e stilisti) e di farne un seguito.

Cosa avrebbero mai potuto inventarsi per raggiungere un vasto pubblico così da portarlo al cinema?

La risposta è che si sono inventati la fine della favola, tutto quello che non avremmo mai osato chiedere e voluto vedere, perché lo conosciamo benissimo.

Cosa c’è di male? C’è di male che è leggermente più noiosetto, c’è meno sesso e la sfavillante New York, la quinta protagonista del telefilm, è stata declassata a comparsa (forse per il cachet miliardario che avrebbe chiesto).

Ma c’è anche molto di positivo: c’è di positivo che ci identifichiamo maggiormente nelle quattro protagoniste (a parte il guardaroba), fa sentire meglio perché non ci propone un modello di relazione sentimentale sfavillante e falsa, c’è di meglio che ci mostra ciò che accade nella realtà, un termine che pare fare molta più paura a chi lo legge che a chi lo scrive.

C’è di buono che pur nel mostrarci la “realtà” ci mostri come le favole finiscono sì ma si trasformano, a volte, e per chi è superfortunato, in qualcosa di meglio: la vita.

La perdita delle illusioni

Tempo fa Homera si era occupata di farci riflettere a proposito di quando si può dire iniziata una storia, di quali sono gli elementi che ci fanno capire quando si esce dalla fase del ci frequentiamo e si entra nella fase del stiamo insieme… ma quanto tempo ci vuole per ciò che io definisco la perdita delle illusioni?

Parto con una premessa. Non è interessante vedere come funziona quando le cose vanno bene: è un luogo comune ormai domandarsi cosa succede quando la favola finisce e si avviano i titoli di coda. Ci hanno provato anche con la storia d’amore più intensa degli ultimi anni, quella fra Carrie e Mister big. È inutile dire che quanti di noi erano fan della prima ora ci sono rimasti malissimo… E’ tutto più scialbo e noioso, Carrie avvolta in maglioncini di cachemire e Samantha monogama. Mi si risponde è la vita. Si, ok. Ma che bisogno ho io di vederla al cinema?

Tutto ciò dipende dalla nostra educazione di bambini occidentali: tutti i libri di favole si interrompono sul “e vissero felici e contenti” e noi cresciamo a base di sogni e non di quotidianità. Ma anche per i bambini arriva il momento della perdita delle illusioni: il momento in cui ci si accorge che Babbo Natale è il nonno travestito (che avete capito, travestito da Babbo Natale), il momento in cui scopriamo che Arnold non è un “vero” bambino e la dolce e saggia Kimberly è morta per abuso di sesso alcool e droghe.

Ma quando arriva per noi bambini cresciuti il momento della perdita delle illusioni? Non credo coincida con il momento in cui si va in bagno con la porta aperta e ci si scaccola in piena libertà. Anche l’intimità può essere fantastica e, diciamocelo senza troppi fronzoli, è quello a cui si punta quando ci piace veramente qualcuno. Nessuno si accontenterebbe di infiniti cinema e appuntamenti fuori casa. Quello che si vuole è poter dire: ho preso possesso della sua vita e dei suoi spazi, quel che è suo è mio, perché lui/lei è mio (ovviamente la storia delle caccole dipende un po’ da che tipi si è, io sono un tipo caccola, molte mie amiche lo trovano repellente e poco lungimirante. Ma io sono una persona fin troppo spontanea).

By the way, credo che ci sia qualcosa di molto più sottile ed inquietante che andare in bagno a porta aperta: è la perdita delle illusioni.

Dei significati prevalenti della parola illusione questo è quello che ho in mente: rappresentazione ingannevole della mente che immagina o interpreta la realtà secondo le proprie aspettative e speranze”. Ci aspettiamo la favola ma sbattiamo a muso duro contro la realtà.

E’ quando ci accorgiamo che la creatura mitica la cui immagine era frutto del nostro amore e della nostra innocenza è diventata reale. Le sue battute di spirito diventano noiose e ripetitive, il suo modo di bere il latte e di mangiare a dismisura quando è annoiato ci urtano, i suoi amici simpatici e originali perché irradiati della sua simpatia ed originalità sono così banali che ci fanno venire l’orticaria.

E così è come ci vedono gli altri. Non c’è soluzione, ma sono in un momento pessimista della mia vita. E secondo voi? C’è un modo per far perdurare l’illusione oltre ad una sana canna di erba calabrese?

Manuali per uomini e donne mutanti

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Non c’è giorno che non esca un nuovo manuale per donne frastornate. Naturalmente si parla di uomini, una materia che è diventata più misteriosa ed interpretabile delle piramidi su Marte o del Sacro Graal.

Guia Soncini scrive Elementi di Capitalismo Amoroso in cui gli uomini sono paragonati a conti correnti (“mai incontrato un uomo con interessi vertiginosi e zero spese di chiusura”). A ruota segue Marcella Volpe con Libero Subito, trovare l’uomo giusto è come trovare la casa ideale. Questa volta il manuale segue la metodologia della ricerca di un buon appartamento applicata al maschio da accalappiare. D’altronde, si legge nella presentazione, “anche per trovare LUI bisogna capire che cosa si vuole (un affitto per pochi mesi? Una compravendita che duri per la vita? Una nuda proprietà), far girare la voce tra gli amici (ma attenzione, anche i migliori cercano di appiopparvi quell’affare fasullo che finora nessuno ha voluto), spulciare tra gli annunci, affidarsi (talvolta) alle agenzie. E come aggirare le sole? Poniamo il fatto che su di LUI gravi un’ipoteca… Dal primo incontro al compromesso, dal fidanzamento al rogito, una road map verso il lieto fine, quel “sì, lo voglio” che sugella le storie d’amore più romantiche. E le migliori compravendite.”

Senza contare i volumi che sono stati scritti, soprattutto negli USA, su come avere a che fare con gli uomini attraverso le regole dell’addestramento per i cani. Girovagando su Internet ho scoperto anche delle fanatiche di questo metodo che seguono come maoiste un “libretto rosso” cinematografico intitolato Una Sposa per Due, commedia romantica anni ’60 in cui Sandra Dee mette in atto le regole dell’addestratore cinofilo. Io personalmente lo trovo geniale: regole base semplificano rapporti complicati. Un’utopia divertente.

Anche noi Razor siamo state chiamate manualistiche in alcuni approcci alla realtà. Anche noi cerchiamo a modo nostro di fornire strumenti di lettura.

Non so se è vero, certo è che una grande confusione regna sovrana nel mondo, anche e soprattutto tra uomini e donne. I manuali che cercano di diradare le nebbie e le incomprensioni attraverso modelli basati sulla concretezza ci danno sollievo. Sembrano ricalcare una chiarezza di ruoli che non c’è più e che in qualche misura rimpiangiamo. Tentano strade nuove alla comprensione dell’altra metà del cielo. Giocano la carta dell’ironia per alleggerire l’ansia che i rapporti spesso generano. Perché poi non c’è niente di più astratto ormai dell’idea di trovare l’uomo “giusto” da impalmare, figuriamoci attraverso le regole del mercato immobiliare.

Ma davvero i rapporti sono ancora questi? Davvero le cose stanno come amano ancora rappresentarcele le commedie romantiche? Come le leggiamo in certi amori sui certi libri? Come a volte amici di amici ce le raccontano? O non c’è forse una realtà mutante dei rapporti tra uomini e donne? Che risente pesantemente dei nuovi ruoli, dell’essere noi donne ormai diverse, dell’esserci dimenticate di certe conquiste del femminismo o di non averle cavalcate abbastanza per far valere le nostre necessità,  del disorientamento degli uomini, del ritorno di certi femminismi e di certi maschilismi, dell’ingerenza della chiesa, del narcisismo selvaggio, della precarietà costante, della società liquida, ecc ecc?… E noi in mezzo a un guado, aggrappate ad un manuale o ad un oroscopo per capirci qualcosa.

E se così fosse, se la realtà dei rapporti tra sessi fosse in mutazione non servirebbero forse manuali mutanti? E quali potrebbero essere?

Dove siamo, esattamente?

coppia

Una domanda cruciale per molte donne è: come si fa a capire a che punto è una relazione?

Be’, cosa c’è da capire?

Lui vi si è avvicinato, vi ha chiesto “Vuoi metterti con me?”, vi siete dati un bacio sulle labbra ed è fatta, state insieme. Funziona esattamente così, se siete in quinta elementare. Da grandi tocca capire quante volte siete usciti, cosa è o non è successo durante le uscite, se vi ha o no portate a Catanzaro a conoscere la nonna (in questo caso vale la desueta espressione “fidanzarsi a casa”).

La prova definitiva d’amore e impegno, nei secoli, è passata dall’offerta della testa mozzata di un nemico a quella di un bacioperugina fino ad approdare al web-romanticismo: avete entrambi scritto che il vostro status è “In a relationship”. Ma anche lì dipende dalla persona.

Per cominciare si può ricorrere a un criterio semplice e comodo: la risposta è nel vostro guardaroba. Sì perché, nella vita come nelle serie tv, si può dire che una storia ha preso piede quando sopravvive a un cambio di stagione. Se quando lo avete conosciuto eravate avvolte nel cashmere (dell’Oviesse) e ora lo seducete a spalle scoperte, pollice in su. La season 2 della vostra commedia romantica è già partita. Speriamo che non la cancellino prima dell’autunno.