La cellulite è una bufala

Finalmente una bella notizia: la Francia ha vietato tutti i trattamenti di medicina estetica contro la cellulite o il grasso localizzato che dir si voglia. Che siano mesoterapia, ultrasuoni, laser, infrarossi o radiofrequenza. Il Ministero della Salute francese lo ha deciso in seguito a numerose segnalazioni di pazienti che avevano avuto complicazioni gravi dopo i trattamenti. Per maggiori dettagli potete leggere qui. E dunque la “bella” notizia è che la cellulite ce la dobbiamo tenere? In un certo senso si. La risoluzione francese, anche se generata per motivi diversi, permette una riflessione sull’odiosa cellulite. Non parlo di casi gravi e menomanti ma dell’insorgere dei primi buchini, della buccia d’arancio, del pannello adiposo, insomma di quella “malattia” orribile con cui ci martellano a ogni inizio di bella stagione. Da anni siamo diventate delle esperte paranoiche, ci siamo lette interi trattati su parole brutte come ristagno e drenaggio, la individuiamo con occhio clinico, la confrontiamo tra di noi, sappiamo che ne esistono vari tipi con gravità crescente, da quella falsa a quella sclerotica, che per orrore percepito è un passo prima della realizzazione della profezia dei Maya. Ci siamo spalmate qualunque tipo di crema e fango, rollato i cuscinetti con aggeggi infernali, avvolto le cosce nella plastica, ingollato tisane amare e pillole colorate. Quando, stremate, ci siamo accorte che il risultato tardava ad arrivare, ci siamo rinfrancate osservando con fare beffardo e soddisfatto la cellulite altrui, soprattutto quella delle star… ce l’hanno anche loro, tiè! Ognuna di noi ha fatto parte di questa armata tutta buchi e cuscinetti, aggueritissima, costante, informata e inesorabilmente frustrata. D’altronde come potrebbe essere altrimenti?

La realtà (personalissima, nata dalla mia lunga esperienza di combattente, prendetevela con me) è che tutto quello che ci spacciano per risolvere il problema della cellulite non serve praticamente a niente. Già, proprio così. Un mercato enorme costruito sull’insicurezza femminile. Spesso con esiti disastrosi, come notato dai francesi. La cellulite ritorna, sappiatelo. E allora forse vale la pena adottare un pensiero diverso (rivoluzionario!), cominciando a smetterla di sprecare energie in una rovinosa lotta contro noi stesse.

Le cure ci sono e sono molto semplici.

1) Rilassarsi

No panic. Fate come gli uomini che la cellulite, si sa, non la vedono nel nostro stesso modo o non la vedono proprio. Se lo fanno loro che non lo possiamo fare noi? Saltate a piè pari tutti gli articoli sulle nuove scoperte o i prodotti sull’odiosa. Tanto non servono a niente, se non ad angosciarci e a farci venire altra cellulite. Oltre che a svuotarci il portafoglio. Già questa pur ardua verità non vi fa sentire un po’ più libere e sgonfie?  Ripetersi mentalmente “non mi avrete” e “chissenefrega!”.

2) Volersi davvero bene

Frase scontata, avete ragione, ma la cura quotidiana è composta da una serie costante di atti affettuosi: un’alimentazione sana, priva soprattutto di cibi raffinati, dell’acqua quanto basta per non trasformarsi in cammelli, dell’esercizio, delle passeggiate e bagni nel mare e, se possibile, dei massaggi. Guardate la cellulite come una parte del tutto che è il nostro corpo, non come una serie di buchi neri spaventosi in cui essere risucchiate. Non consideratela neanche un danno irreparabile.  Se osservate bene noterete anche voi che la cellulite va e viene. Come se fosse viva e seguisse le nostre fasi e i nostri umori. Per esempio più presente prima del ciclo a causa della naturale ritenzione idrica, meno quando siete felici (e vi state ripetendo già da un po’ “chissenefrega!”).

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Divorzio all’italiana

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C’è poco da aggiungere al fulminante doppio senso del Manifesto di oggi. Dei loro fatti privati ci intressa ben poco. Se non il fatto che, magra consolazione, ad un’eventuale scomposizione dell’immagine del Premier (come dicono i sondaggisti) concorra – forse – proprio una donna.

Weight Mirror – Specchietti per le Allodole

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Che stare ore e ore al pc sia un buon modo per dimagrire non mi sembrava possibile. E invece, fumiamo mille sigarette mentre diventiamo fan delle bevande più zuccherine e del burro di noccioline. Condividiamo link e tag e non ci sfiora nemmeno l’idea di “condividere” una pizza seduti ad un tavolo.

Per tutti quelli che si nutrono di chat e non si incontreranno mai adesso è anche possibile mostrarsi più magri di quello che si è: www.weightmirror.com è la soluzione.

Weight Mirror è un’applicazione web che permette di ritoccare le proprie foto e apparire dimagriti di ventitrè chili rispetto al proprio peso effettivo.

Se il post non è ironico è perchè è veramente triste.

Facebook è femmina

Che sesso ha facebook? Secondo me, se facebook avesse un sesso sarebbe femmina. Non solo è una pettegola interplanetaria ma sta decisamente iniziando a comportarsi proprio come uno “stereotipo” di donna.  Come tutte le donne, prima o poi, inizia ad essere insofferente e attua decisi cambiamenti al suo look, non sempre con risultati proprio positivi. Come tutte le donne, anche le più accorte, ad un certo punto inizia a farsi le paranoie le paranoie: a cosa stai pensando? Ti chiede non appena effettui l’accesso. E tu ti senti quasi in colpa e quasi costretto a rispondere la prima idiozia che ti viene in mente. 0910-women-health-stress-facebook_vg

Proprio come fanno quei fidanzati o compagni poco fantasiosi ai quali, nonostante tutto, nel vuoto dei loro silenzi, continuiamo a chiedere: a cosa stai pensando?

Il complesso di M.

Complesso di inferiorità. La prima volta che l’ho provato, facevo ancora le scuole medie e c’era questa ragazzina, M., alla quale i ragazzini non tiravano la coda e aveva sempre delle perfette pettinature e delle perfette borsette di Naj-oleari e delle perfette Timberland… La odiavo. Lei era perfetta sempre ma era ancora più perfetta quando stavamo in palestra e io sbuffavo sudando come un tricheco nella tuta acrilica, era perfetta all’uscita quando io avevo la coda ridotta ad un gatto randagio, perfetta anche sui pattini a rotelle con le sue perfette ginocchiere mentre io mi sbucciavo le ginocchia. La odiavo e mi rendeva insicura. M. ha inaugurato la mia stagione del complesso di inferiorità. Suppongo (voglio provare a consolarmi) che quasi tutte abbiano avuto la propria M. Il punto è che anche dopo molti anni, dopo che M. è scomparsa dalla nostra vita e i ragazzini hanno smesso di tirarci la coda (e hanno iniziato a tirarci sceme), altre M. costellano puntualmente la nostra esistenza… Sebbene abbiamo acquistato sicurezza e abbiamo ormai pensato che fosse un dovere morale imparare ad essere sé stesse sempre ci sono almeno tre occasioni in cui le condizioni ambientali sono avverse alla maggior parte di noi tranne che alle M…

1. Stagione dei saldi: affronto la stagione dei saldi come se fossi al fronte… Borsaccia a tracolla per avere le mani libere di frugare sui tavoli di Zara strappando l’ultima M. (che coincidenza) di un maglioncino che a prezzo pieno costava 29.90 ma col 30% di sconto si che ne vale la pena. Durante i saldi estivi per stare più comoda esco con le infradito e dopo un’ora ho i piedi neri come il pavimento di un gommista, le vesciche sanguinolente, le braccia segate dai sacchetti, la fronte che gronda e un non tanto misterioso alone sotto le ascelle… Probabilmente non mi sono depilata e quando entro nei loculi di Calzedonia per provare un costume da bagno bestemmio con la commessa che prova ad infilarsi per portarmi un’altra taglia cercando di nascondere i piedi neri che si intravedono da fuori… Ed eccole lì… Quelle appena uscite dall’estetista giusto per ficcarsi nel camerino, quelle che le vedi andare in giro con la borsetta al braccio, sui tacchi, truccate di tutto punto con il mascara waterproof e con un vestitino di paillettes che io non saprei mai dove indossare abbandonato sul braccio con nonchalance…

2. Mare: fino a qualche anno fa per andare al mare usavo magliette immettibili degli anni 90 credendo che comprare abbigliamento da mare fosse uno spreco visto che ci stavo per 4 mesi all’anno e in modo abbastanza selvaggio. Dopo un po’ ho capito che anche sulla spiaggia, benché si sia praticamente nudi, fare intravedere piuttosto che mostrare era una strategia d’acchiappo molto più raffinata… E tuttavia, nonostante l’acquisto di shorts e vestitini inguainanti dalle dubbie fantasie, anzi soprattutto per questo, non riesco a non arrivare sulla spiaggia grondante di sudore, con sole 4 ore di sonno e buttarmi subito in una estenuante partita a racchettoni dalla quale ucirò con una caviglia slogata mentre i capelli privi di qualunque forma si appiccicano sulla fronte in un misto di salsedine e sudore. Ed eccole lì quelle col maledetto caftano vedo/non vedo, l’immancabile mascara waterproof e persino la matita per le labbra. Ok la parte razionale e minoritaria del mio cervello mi dice che è una esagerazione, probabilmente sintomo di una grave insicurezza, andare sulla spiaggia come se si stesse andando in discoteca ma… Non sono tanto i simboli esteriori, le matite e gli stick per le labbra tirati fuori da pochettes che io metterei ad un matrimonio, a far scattare il mio complesso di inferiorità… E’ più quel controllo su sé stesse che certe donne riescono ad esercitare costantemente e che a me costantemente sfugge… Bisognerebbe comportarsi come se si fosse sempre sulla scena e inoltre un regista impietoso stesse per offrire la nostra parte ad un’altra, mi dico. Ci salverebbe la pellaccia in diverse occasioni o almeno nei casi in cui dovremmo mantenere un saldo autocontrollo e non voltarci mai.

3. Montagna: dopo 32 anni in cui ho tentato in tutti i modi di non salire sopra i 700 m. che coincidevano con la visita obbligatoria al paese dei nonni, una buona dose di incoscienza e noia mortale mi hanno convinta a tentare l’esperienza della Montagna… Quella vera… Con la neve, il freddo, la sveglia alle 6:00, la barretta di cioccolato che si scioglie in tasca in virtù di non si sa quale principio della fisica visto che fuori fa -3. Dotata di 400 straccetti per la spiaggia e di nemmeno uno che resista ad una temperatura inferiore ai 21° mi sono fatta prestare tutto il necessario dalla mia amica: il che equivale ad indossare la giacca degli anni ‘80 che mi va corta di maniche e il pantalone del nuovo completo che le va lungo di gamba. Così, come appena uscita dall’esercito della salvezza, mi sono buttata nell’avventura più desolante della mia intera esistenza. Se fidarsi è bene e non fidarsi è meglio non fidatevi mai di chi vi porta su una pista sapendo bene che l’ultima volta che siete stati in palestra risale al 1993 e vi dice di unire le punte degli sci e fare lo spazzaneve (che cazzo è lo spazzaneve?)… Il risultato è che dopo duecento metri in 3 ore percorsi esclusivamente di culo io ho fermato il Gatto delle nevi e mi sono fatta riportare su. Vergogna. Col moccolo congelato al naso, le lacrime, il mascara colato ed uno stiramento al polpaccio e la sensazione che il metodo Stanislavskij funzioni a tal punto da sentirmi addosso il terrore strisciante del candido silenzio di Shining, immaginate la mia faccia quando la prima persona che vedo sulla porta del rifugio è M. con un Monclear, i Moonboots rosa e il inferiority1fottuto mascara waterproof.

cani e gatti

Mica quelli normali, no. Solo ed esclusivamente eccezionali.

Come Stump, l’esemplare di razza Essex Spaniel che ha vinto il titolo di cane più bello d’America 2009. Le selezioni si sono tenute presso il Best in Show, una storica mostra canina al Madison Square Garden di New York.

Stump il bellissimo

Stump il bellissimo

O come Hello Kitty, la gattina più ossessionante e trasversale del pianeta, a marzo anche sotto forma di make-up per i tipi della M.A.C.

A proposito, come mai Hello Kitty non ha una bocca? Perché parla con il cuore, assicurano alla Sanrio, l’azienda giapponese che l’ha creata 34 anni fa.

Hello Kitty l'ineffabile

Hello Kitty l'ineffabile

Piccolo manuale dello stalker telematico

stalking-ladyChi è lo stalker?

Da Wikipedia: “Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata”.

Siamo sicuri che non siamo un po’ tutti stalker?

In fondo in fondo tutti siamo vittima/carnefice di una qualche ossessione, che sia dovuta alla gelosia se siamo fidanzati, alla necessità di sapere di più dell’altro se stiamo frequentando qualcuno, alla tendenza a controllare se siamo un po’ ansiosi, alla dose di narcisismo ferito se ci piace qualcuno e non siamo corrisposti… Insomma siamo tutti un po’ molesti.

Sono abbastanza cresciuta da ricordare quando l’unico modo per “molestare” qualcuno erano i pedinamenti, le attese sotto casa e i giri in motorino solo per avere una qualche probabilità di incontrare l’oscuro oggetto (sfuggente e del desiderio).

Devo dire che con il tempo le cose sono un po’ cambiate, non si può dire che siano migliorate perché le nostre ossessioni si nutrono di nuove possibilità di “tacchinaggio”, soprattutto telematico.

La cosa simpatica è che nel caso dello stalking telematico la vittima può non accorgersene, noi siamo salvi da denunce ma irrimediabilmente preda delle nostre paranoie perché il mondo virtuale è fatto di segni e simboli molto difficili da decifrare, molto più difficili, converrete con me, di un telefono sbattuto in faccia al trentesimo squillo consecutivo. Ci sono cose però che si possono facilmente intuire e sapere, basta un po’ di volontà e una certa attitude all’investigazione.

Piccolo manualetto (in 5 semplici punti e qualche suggerimento) dello stalker telematico. Come fare a…

  1. Sapere dove l’oscuro oggetto si trova: facile! Se sta su msn, facebook e myspace insieme è a casa! Ma non sempre è così facile. Diamo il caso puramente teorico che qualcuno non sia su msn ma su facebook sì e diamo per scontato che la cosa sia molto strana (guardatevi dentro saprete che è mooolto strano). Perché? Un bravo investigatore calcolerebbe la costanza con la quale si presenta il fenomeno e ne dedurrebbe che se non è su msn ma su facebook potrebbe essere a casa ma anche in luogo pubblico con pc connesso o con I-phone ma non dotato di msn.
  2. Sapere se l’oscuro oggetto sta chattando o sta solo fissando lo schermo o mangiandosi le unghie del piede destro: su facebook dovrebbe essere facile:

lunetta grigia”: inattivo, non sta chattando. Ma ancora non si è capito se stia facendo qualcos’altro, tipo non passare sul nostro profilo.

pallino verde”: attivo, l’oscuro oggetto sta chattando o è inattivo ma ancora il pallino (sole) non è diventato luna.

Su msn bisogna dotarsi di strumenti raffinati quali msnplus che, solo nel caso in cui il contatto tacchinato non abbia impostato uno stato di default, vi dice se lo stato è inattivo nel caso in cui sia online e non stia chattando. Olè.

  1. Sapere con chi l’oscuro oggetto sta chattando: molto molto difficile. Le variabili da considerare sono troppe ma si dà il caso puramente teorico  in cui abbiate tutti i contatti in comune e siate solo in tre online. Così è facile. Ma praticamente assurdo. Ehehe.
  2. Sapere se l’oscuro oggetto ha una tresca: su myspace e facebook è molto facile. Si dà il caso che se qualcuno ha una tresca inizi a dare segni di squilibrio mentale scrivendo frasi sdolcinate o peggio, strofe di canzoni. Se la frase in questione è accompagnata da punti esclamativi è molto probabile che la tresca vada “alla grande” e, al contrario,  non vada alla grande se le canzoni in questioni raccontano di treni in partenza e letti abbandonati oppure se essa è seguita da puntini sospensivi o è tratta da Zero degli Smashing Pumpkins.  In questo caso è molto probabile che qualcuno stia rosicando, come se dice a Roma.

Su msn in genere è la stessa cosa, ma si può avere qualche indizio in più se il/la tacchinato/a aggiunge alla propria frase qualche emoticon… Smile e cuori: tresca in corso; pipistrelli e nuvole in tempesta: rosicamento.

  1. sapere con chi l’oscuro oggetto ha la tresca: facile. Facilissimo. O quasi. Bisogna essere furbi. Il segno più evidente sono il numero di foto che appaiono sul profilo. Ma non solo le foto in cui l’oscuro oggetto e la tresca sono insieme. Bensì:

il numero di foto in cui l’oscuro oggetto viene ritratto anche da solo (vale nei casi di narcisismo più o meno latente): l’oscuro oggetto potrebbe voler attirare l’attenzione di qualcuno;

il numero di foto commentate sempre dalla stessa persona e il tono dei commenti (hihihihihih, che bello! Wowow! Baci… etc.): è molto probabile che l’oscuro oggetto abbia una tresca con quella persona;

il numero di foto che ritraggono insieme l’oscuro oggetto e qualcuno: evidente. Lampante. Sintomo di frequentazione fisica. Ma vi devo dire proprio tutto!

Il numero di commenti lasciati sulla pagina… Ma, attenzione. Non è indicativo, può esserlo ma non è un segno sicuro. L’oscuro oggetto e il qualcuno si sono scambiati il privatissimo indirizzo di msn e ovviamente si parlano lì (vedi sopra, frasi).

Ci sono dei casi molto pericolosi in cui lo stalker telematico può provare a rubare la password all’oscuro oggetto (si danno casi in cui ciò sia accaduto) e provare a farsi un giro nei suoi account (guardatevi dentro: è molto probabile che anche la password dell’oscuro oggetto sia la medesima per tutti gli account, come la vostra), in cui lo stalker telematico costringa i suoi amici ad aggiungere gli amici dell’oscuro oggetto solo per vederne la bacheca o le foto (nel caso di facebook e non di myspace dove i profili sono liberi). Nel primo caso mai entrare in msn. All’accesso dell’oscuro oggetto apparirà una finestrella informandolo che qualcuno ha effettuato l’accesso da un altro pc. Trallalero. Nel secondo caso, attenzione a chi chiedete il favore. Va bene l’amico/amica del cuore, mai chiederlo a chi in cambio potrebbe volere molto altro da voi.

Mai chiederlo a qualcuno che conosce l’oscuro oggetto. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio e si evitano un sacco di figure di merda.

P.s. il fenomeno dello stalking è molto serio, ed è l’anticamera della violenza sulle donne. Da quando la ministra Mara Carfagna ha proposto una legge sugli atti persecutori creando, nel miglior stile del suo Governo, un altro nemico pubblico, lo stalker, in qualunque salotto televisivo non si parla altro che di stalking. Va bene, ma…  La questione è molto seria, così com’è è molto serio il fatto che esistessero già nel codice penale i reati di molestie, molestie aggravate, telefoniche e maltrattamenti in famiglia e il suo Governo abbia dovuto uscirsene con il solito colpo di scena e contemporaneamente usare i soldi sottratti ai centri antiviolenza per abolire l’Ici.