Lasciatevi Trans-portare

A pochi giorni dall’EuroPride e dalla bellissima performance canora e oratoria di Lady Gaga mi è venuta in mente una pubblicità avvistata su una rivista (credo fosse Dipiù o qualcosa di analogo) che ho scroccato alla mia vicina di sedile sul treno, qualche giorno fa. La pubblicità è quella di TTTLines, una compagnia di navigazione che collega Napoli a Catania. La pubblicità ha come testimonial un transgender cosa che testimonia (gioco di parole voluto) un bel cambio di prospettiva sul mondo GLBT: una pubblicità peraltro non volgare, non pruriginosa e simpatica quanto il sorriso della testimonial. E poi la pubblicità è l’anima del progresso no ? E se non lo è o non lo è sempre è una potente forma di comunicazione.

Foto della Pubblicità presa da un blog in cui si specifica che il cartellone si trovava di fronte al centro commerciale Euroma2

Quindi, spero di vederne molte pubblicità così, come spero di vedere un altro EuroPride pieno di eterosessuali, famiglie e bambini come quello di sabato scorso. Cosa che ha dimostrato quanto il clima sia cambiato. E’ vero che le aggressioni che hanno fatto cronaca negli ultimi mesi sono da condannare ma si può forse leggere il fenomeno sotto un’altra lente: fanno cronaca le aggressioni perché la comunità GLBT non si nasconde più. Se ci si nasconde non c’è nessuno da aggredire. Il paese reale come sempre è scollato e viaggia più veloce di quei piccoli poveri esegeti di un rifiuto ideologico della contemporaneità, dell’amore e della libertà di essere ciascuno come natura ci ha fatti/e.

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Le parole per dirlo

 

Ti do il numero del personal trainer ...

“Pochi se ne sono accorti. Molti hanno preferito ignorare quanto il senso e il significato delle parole non sia più quello di una volta e di conseguenza non interrogarsi e non arrivare a una conclusione probabilmente temuta dai più. Il significato di molte parole è mutato perché sono cambiate le donne e con loro il mondo e gli strumenti coi quali lo si descrive” (Parola di donna)

E’ di qualche mese fa (febbraio)  l’uscita di “Parola di donna” (a cura di Ritanna Armeni, Ponte alle Grazie), volume che raccoglie cento parole che raccontano chi sono le donne oggi, dove sono arrivate, che percorsi hanno fatto, quanta strada hanno percorso, dove hanno intenzione di andare, che cosa non sono ancora riuscite a conquistare. Questo, e non so perché, mi fa pensare e passare da un argomento serio (molto) ad un altro leggero (molto): ispirata dalle donne e dalle parole  ho riflettuto sulla falsa leggenda che le donne si dicano tutto. Tutto.Tutto-tutto!

È vero che i tempi sono cambiati e che ci si racconta quasi tutto ma… Capita ancora che, nonostante non si abbia alcun problema a sputtanare i propri ex (male) o parlare delle proprie esperienze (bene), quando si tratta di manifestare alcuni tipi di esigenza ci sia ancora qualche reticenza (rima baciata). Soprattutto se si parla di sesso e intimità.

Ora, se penso alle donne ed alle parole mi viene in mente una cosa che apparentemente abbassa il livello come un rutto ad una sfilata di moda e precisamente a questa estate quando, negli indolenti pomeriggi tra amiche sulla spiaggia, qualcuna di noi se ne è uscita fuori con una complicata perifrasi: “mi piacerebbe trovare qualcuno con cui fare sesso in modo disimpegnato poiché ne sento l’esigenza”(significato: vorrei fare sesso, tout court).

Un trombamico, termine ormai di uso comune? Non proprio. Il trombamico indica chiaramente dato il suffisso “amico”una persona che frequenti abitualmente seppure a scopo ricreativo. L’esigenza maturata sulla spiaggia era puramente estemporanea. Eppure, nessuna di noi riusciva ad ammettere semplicemente che aveva bisogno o voglia di fare sesso. Cosa che accade, ma non si dice.

E così ci siamo inventate un modo simpatico per parlarne senza imbarazzarci a vicenda usando l’espressione “personal trainer”: “Ho bisogno di un personal trainer”, “quello potrebbe essere un buon personal trainer” e via dicendo.

Immaginerete il mio entusiasmo (seguito da diversi sms alle amiche in questione) quando a settembre, alla fermata del 90 express a Roma, ho conosciuto un personal trainer. Il tempo di arrivare a Villa Torlonia e avevo già il suo biglietto da visita nel portafogli, non si sa mai (contattatemi al bisogno).

Comunque, lasciando da parte le amenità, ho lanciato negli ultimi giorni un piccolo sondaggio telematico, chiedendo se qualcuno tra i miei amici avesse usato altre espressioni colorite ed evocative per indicare la stessa esigenza. Personal trainer escluso, le più simpatiche sono state (corredate di commenti e senza fare nomi):

  • Linguista: “esperto della lingua o di linguaggio”… E non ci riferiamo alla presunta capacità di mettere due parole in fila.
  • Limonatore: “In cucina ho visto i limoni e mi è venuto in mente” (estemporanamente);
  • CO.CO.PRO: “collaboratore di coito professionista” (menzione d’onore).
  • “Un tempo mi riferivo al fatto di uscire con un tipo per la prima volta come “fare il colloquio a qualcuno” e quindi lo chiamavo “freelance“.

Qui devo estendere il commento anche alle considerazioni sulle differenze culturali riscontrate dalla nostra amica che vive all’Estero: “in Italia avevo lavori precari e una relazione a tempo indeterminato (all’epoca). Qui il lavoro a tempo indeterminato é praticamente la regola ma trovare qualcuno che venga a letto con te due volte di seguito é una fatica”. Paese che vai, inghippo che trovi.

  • “Uno per la ginnastica” … Per quello di colore poi (che Dio benedica la nera genitrice) il titolo era “Afrogioia”.

Aspettiamo con ansia altri suggerimenti con il nobile scopo di aumentare la nostra consapevolezza delle infinite possibilità della “lingua” italiana e contribuendo in modo significativo alla classificazione ufficiale delle professioni in uso.

 

E dopo il Berlusconi operaio: ecco a voi il Berlusconi Don Draper.

Cosa accomuna il nuovo sogno erotico di milioni di donne del mondo occidentale e il nostro Primo Ministro? Di certo la pubblicità. Don Draper è il Direttore Creativo della più importante agenzia pubblicitaria newyorkese all’inizio degli anni ’60, la Sterling & Cooper, un posto immaginario dove ci insegnano come e dove sono nati tutti i nostri bisogni indotti.

Silvio Berlusconi è, a parte quello che sappiamo, il padre della Tv Commerciale degli anni ’80, con la quale siamo realmente cresciuti , fino ad indurre questo Paese a credere che materassi e una nuova coscienza politica fossero entrambi una questione di marketing.

Ma, siamo liete di annunciare, le similitudini non finiscono qui.

Per essere degli  efficaci cloni di Don Draper dovete essere bugiardi. In tutti i sensi, soprattutto sul lavoro dove è chiara la vostra abilità nel traghettare mellifluamente le opinioni avverse dalla vostra parte, con qualunque mezzo.

Il Don Draper è il top nel suo campo perché è tutta la vita che racconta balle tanto che recitare una “parte” è ormai “parte” di sé.  È questo il motivo per cui lavora nella pubblicità con ottimi risultati: pubblicizza sé stesso in fondo …

È fondamentale mentire con tutti, soprattutto con vostra moglie. Don ha dalla sua che vive negli anni ’60, ma è difficile che una moglie sopporti le scappatelle a lungo. Soprattutto se diventa un passatempo continuo o peggio, una dichiarata patologia.

Non vi ricorda qualcuno?

Se ancora avete qualche dubbio è lo stesso Don Draper a togliervelo, dopo aver visto (cliccare sul titolo —>) La guida di Don Draper per rimorchiare le donne:

Qui la traduzione (anche in immagini) dei saggi consigli di Don:

Step 1:
Se sei in dubbio, rimani assolutamente in silenzio.


Step 2:
Quando ti fanno domande sul passato fornisci risposte vaghe e con una libera interpretazione.

Step 3:
Abbi un nome favoloso!


Step 4:
Dimostrati fantastico con qualsiasi look, dì le cose giuste, profuma, bacia bene, muoviti con confidenza, abbi successo nel lavoro … Sparisci per lunghi periodi … Menti a tutti, su tutto.


Sii il Berlusconi Don Draper!

Goodbye, Ruby Tuesday

Esiste una pletora di termini con cui vengono definite le donne che offrono sesso  in cambio di denaro. E siccome, come dice Moretti, le parole sono importanti, forse sarebbe il caso di riflettere, prima di usarle. E prima di non usarle. Che Ruby Rubacuori abbia la faccia, la classe e i trascorsi del mignottone da sbarco mi pare evidente. Quello che capisco meno è come mai sia stata accolta al Karma di Milano da fischi e cori di coetanei che le davano della puttana. A pelle, mi sento di escludere che il pubblico (pagante, 18 euro per l’esattezza) volesse un ospite di maggiore spessore: nei prossimi 3 week-end il Karma farà sedere sul suo trono Nina Moric, Fabrizio Corona e Lele Mora. Non penso neanche che fosse l’indignazione per la dubbia morale della signorina a generare gli insulti: metà dei clienti era vestita come lei e l’altra metà cercava di portarne a casa una qualunque, di quelle vestite come lei, come è normale a 20 anni. Inoltre, una buona parte di quelle vestite come lei avrebbe semplicemente voluto essere al suo posto, almeno sul trono del Karma. Ma allora, ripeto, perché i fischi e i cori da osteria? Ma, soprattutto, perché a Ruby sì e a Noemi Letizia (che, siamo sinceri, è pure cessa) no? Perché quest’ultima ha alle spalle una sorridente famiglia borghese, che probabilmente ha favorito l’incontro tra lei e il coetaneo di suo nonno, che le ha pagato le labbra e le tette nuove, che applaude orgogliosa mentre balla mostrando le mutande ai fotografi – mentre Ruby è marocchina, viene da una casa famiglia e, pur di scappare dalla povertà, si guadagna da vivere con spettacolini softcore, ad un’età in cui la maggior parte di noi ancora non ha capito dove sia il clitoride? Non è una santa, Ruby. E per descrivere quello che fa per vivere esiste una pletora di termini: animatrice, escort, ragazza immagine e il caro, vecchio, puttana. Ma per descrivere il pubblico del Karma a me viene in mente solo un aggettivo. Razzista.

 

Di cosa parliamo quando ci congediamo

telefono

“Ti chiamo nei prossimi giorni”. Se lo dice qualcuno che incontro “in società”, vuol dire (mi ci sono voluti anni per farmene una ragione): “Addio fino al prossimo incontro”. Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di lavoro, vuol dire: “Ti chiamo quando avrò bisogno di te”. Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto di amicizia, vuol dire: “Ti chiamo quando ne avrò voglia”. Se lo dice qualcuno con cui ho un rapporto sentimentale, vuol dire: “Se non chiami tu, buonanotte”. Nessuno si sente più responsabile di quello che dice: snobismo, calcolo, egocentrismo e vigliaccheria, uniformando categorie intellettuali e classi sociali, hanno fatto delle parole un titolo senza più credito alla borsa del significato.

Patrizia Valduga su D di Repubblica. La poetessa cura una piccola rubrica che si chiama: Se penso.