Il romanticismo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno

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No, non me lo sono inventato io. E non è neanche il parto di una riflessione tra amiche. Anche se, in effetti, eravamo arrivate alla stessa conclusione di “Lui la prese tra le braccia virili e avvicinò le labbra alle sue. Il sorprendente effetto che i romanzi rosa hanno sul nostro lavoro”, l’articolo pubblicato all’inizio di luglio sul Journal of Family Planning and Reproductive Health Care che ha avuto una certo eco anche sulla stampa italiana. L’autrice è la psicologa e terapista di coppia Susan Quilliam, famosa anche per il suo ruolo di agony aunt su varie riviste. Come avrete capito si parla di un eccesso di romanticismo e in particolare dei romanzi di amori fiabeschi pubblicati in gran parte da Harmony (in Inghilterra la casa editrice omonima è Mills and Boon). Secondo la Quilliam queste storie non hanno perso il loro appeal e le donne le leggono non per sfuggire alla dura realtà ma per cercare di ritrovare la scintilla nel loro rapporto di coppia. Tutto bene fin qui. Ma c’è un problema: le grandi lettrici di romanzi rosa arrivano al consultorio con la testa infarcita di uomini irresistibili e amori a cui abbandonarsi senza neanche un pensiero, tantomeno, ad esempio, quello di usare il preservativo. La Quilliam cita una recente ricerca: solo nell’11,5% dei romanzi stile-Harmony si fa riferimento al preservativo anche perché tipicamente la protagonista preferisce non avere nessuna barriera tra lei e il suo eroe. Per non parlare poi della mitologia sull’orgasmo (ah, davvero non si raggiunge sempre e tantomeno con la sola penetrazione?) o del mettere al mondo bambini per rafforzare il legame di coppia. Insomma problemi reali creati da comportamenti suggeriti da storie irreali. Più in generale le storie romantiche sono portatrici di valori illusori che interferiscono con la realtà di coppia: “Il sesso può essere fantastico e la relazione piena di amore ma nessuno dei due sarà mai perfetto e idealizzarli è la via più veloce per i cuori infranti”. L’articolo, che trovate per intero qui, è interessante anche perché traccia l’evoluzione dei romanzi rosa, più attenti al piacere femminile, al ruolo della donna nella società e ormai suddivisi in varie categorie (non ultima quella dei vampiri).

Ora, se non avete mai letto un libro Harmony non pensate subito “figurati se io ci casco”. Perché qui torniamo alle riflessioni tra amiche, ben lontane dall’essere delle divoratrici di romanzi rosa, eppure convinte ugualmente che un eccesso di romanticismo idealizzato sia il male. La realtà è che qualsiasi donna è sottoposta, fin dalla più tenera età, ad un vero e proprio bombardamento di “amore perfetto”. Dalle favole, ai film, alla televisione, ai libri, alle riviste e ora anche da Internet e dal gossip. Storia vecchia quella del principe azzurro, la sappiamo. Piccola Posta, il film di Steno del 1955 con Franca Valeri e Alberto Sordi aveva già inquadrato la questione con brillante ironia

Fatto sta che nel 2011 siamo ancora lì, a papparci storie superficialmente evolute ed ironiche (cos’è la letteratura chick-lit altrimenti?) o, ancora peggio, a leggere manuali su come “trovare l’uomo perfetto” , “sconfiggere la stronza che ce lo vuole rubare”, “sposarlo in tre mosse”, “diventare una dea del sesso”. Insomma vogliamo a tutti i costi la perfezione, l’happy ending, l’amore fou o almeno il matrimonio da favola. A volte mi viene da pensare che tutto questo furore immaginifico che ci fa volare così alte sia una risorsa femminile. Se una riuscisse a non fare danni, soprattutto a se stessa. Se questo non accade allora è davvero una nevrosi culturale. Che ci porta a non tutelarci, a perdere il contatto con la realtà, a spegnere letteralmente il cervello lasciando spazio a comportamenti autolesionisti; in definitiva a non vivere tutto il bello che può esserci. E, naturalmente, lo dico per prima a me stessa.

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Anime gemelle, e anche indie

Qualche settimana fa annunciai su questo blog la mia sottoscrizione a Guardian Soulmates, ormai scaduta. Tirando le somme è stato divertente, mi sono corrisposta con una decina di persone che sembravano tutte interessanti e sono uscita a bere una cosa (e basta) con tre. Di questi tre, due mi sono sembrati davvero alla ricerca di una storia seria, e sono rimasti un po’ di sasso quando ho detto che io invece no.

Ad alcuni non ho risposto perché mi hanno contattata usando frasi fatte. Di altri, invece, ho cestinato il messaggio senza leggerlo perché sinceramente, amico, se QUELLA è la foto che metti su un sito di dating, non oso immaginare cosa sei dal vivo.

Oh, e citare Io ed Annie, di Woody Allen, nel proprio profilo funziona un ca-si-no.

La popolarità dei siti di dating però non accenna a dimiuire, almeno nei paesi anglosassoni, dove questi siti sono ormai parte del linguaggio corrente insieme a Facebook, YouTube e compagnia. A questo punto è interessante notare la suddivisione del mercato. Mentre eHarmony punta chiaramente a persone più tradizionali, forse con una separazione alle spalle, Match.com si posiziona come sito d’incontri tra gente che compra vestiti vintage e ascolta Bjork, tanto per cercare di immaginare uno dei loro profili.

La prove è questo – adorabile, bisogna ammetterlo – spot per la tv.

L’altra isola dei famosi

Lost is back. La serie che più assomiglia a un esperimento sociologico sulla pazienza del pubblico arriva alla quinta stagione.

Per chi non lo sa, ecco come viene scritta.

Ormai è troppo tardi per me, sono stata catturata e la devo – devo – seguire fino alla fine, anche se è dimostrato che i suoi sceneggiatori si nutrono esclusivamente di droghe pesanti. Non rivelo altro perché non tutti si sono presi la briga di scaricare le puntate e magari stanno aspettando che vadano in onda.

Le donne che seguono Lost si dividono in categorie che ne delineano i tratti caratteriali, a seconda del personaggio maschile preferito. Ecco qualche idea per conquistarli:

  • Se vi piacciono gli uomini come Jack – per acchiappare quelli come il dottor Shephard è bene avere qualche problema insormontabile come una malattia terminale o una relazione con suo padre. Altrimenti ditegli che si è liberato un posto in Grey’s Anatomy, dove potrà finalmente fare la doccia tutti i giorni.
  • Se vi piacciono gli uomini come Sawyer – innanizitutto grazie al cavolo, gli uomini come Sawyer piacciono anche alle sordomute cieche dalla nascita. A uno così dovete far capire che non ricordate mai quanto soldi avete lasciato nel portafogli.
  • Se vi piacciono gli uomini come Desmond – la prossima volta che incontrate uno scozzese innamorato che viaggia nel tempo, dite che secondo voi il continuum spazio-temporale è sopravvalutato e offritegli da bere.

Per quanto mi riguarda potete tenerveli tutti e tre, a me piace Sayid… lui può uccidere un uomo con i piedi.

E questo è il promo diretto da David LaChapelle per la prima stagione.

Grandi amori, fugaci avventure. Ancora sugli amori immaginari delle ragazze.

Anche io, come Chiara ed Hom, ho avuto i miei grandi amori immaginari. Sono solo quattro. Sono una persona seria, io.

Il mio primo grande amore immaginario fu, a 13 anni, Nick Kamen. Ricordo che ascoltavo Loving you is sweeter than ever (non capendoci francamente un’h), mentre rischiavamo di morire all’uscita di una galleria sulla SA-RC. Il fatto che io sia ancora qui passò come una grazia della madonna di Pompei, mentre io non riuscivo a pensare ad altro che al ciuffo alla Elvis del mai dimenticato Nick. Come ben altre volte sarebbe accaduto nella mia vita, entrare in fissa con i ragazzi avrebbe costituito una valida alternativa alle preoccupazioni della vita.

Il mio secondo grande amore immaginario fu Bono degli U2. Mi innamorai della sua voce possente e della sua aura mistica, dei suoi modi risoluti da vero maschio e, purtroppo, anche del suo clone versione casereccia. Com’è probabile, ogni paesino gode della presenza di un certo numero di fenomeni da baraccone: matti che girano con le rose ficcate nel naso e vecchietti che toccano il culo alle minorenni o cloni di personaggi famosi. Bene, noi avevamo tutto questo (e molto altro) e anche il clone di Amedeo Minghi e… Quello di Bono Vox, si faceva chiamare “Tonino Bono Vox”. Durante la Fiera di primavera di quell’anno avevo fatto di tutto per riuscire a parlarci e con tutto l’entusiasmo dei miei 18 anni avevo sorvolato su alcune faccenduole: il fatto che mi passasse 10 anni, il fatto che questo coincidesse il numero esatto di anni di fidanzamento con una tipa per niente socievole soprannominata parrucca e degna di un film di Tarantino. L’ho scampata per un pelo.

Quando ebbi il mio terzo grande amore immaginario, ero già a Roma e il sottopassaggio su via dello scalo di San Lorenzo con i suoi graffiti e le bottiglie di birra rotte era quanto di più vicino al lontano mondo dell’ambiguo, dell’insano e del crepuscolare impersonato dal giovane Renton, protagonista di Trainspotting. Con l’entusiasmo dei miei 21 anni, per mesi, andai in giro cercando qualcuno che indossasse una sporca felpa dell’Adidas e fosse così fatto da chiedermi di uscire, qualcuno che conoscesse, come me, i versi della canzoncina dei New Order che Dianne cantava a Renton e che mi ripetevo come fanno le bambine con alcune formule magiche. Ad oggi, mi basta passare sul ponte della Casilina e guardare sfilare i treni con i piedi nella monnezza romana per ritornare alla realtà.

Il quarto, ed ultimo, amore immaginario fu Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, sempre uno scozzese. Si vede che, tutto sommato, il puzzo di birra ed il tanfo di moquette mi attirano in misura maggiore che quello del Cirò e della nduja.

Girls just wanna have fun – 2

Sarah Silverman è una dolce, adorabile star della tv americana, fidanzata con un altro comico che si chiama Jimmy Kimmel. Non ho idea di come proceda la loro relazione, ma lei ha deciso di scrivere per lui una canzone, dicendo qualcosa che a tutte noi – a me sicuramente – piacerebbe poter affermare.

Sarah Silverman – I’m fucking Matt Damon

Junior / Senior

Ok, tanto vale dirlo subito. L’altro giorno ho spizzato un undicenne. Per chi non è di Roma, spizzare significa concupire con lo sguardo. Mangiarsi con gli occhi. Non avete letto male, ho scritto “undicenne”, undici anni. Che cavolo, ne dimostrava almeno 15! Aveva i jeans a vita bassissima, con una catenella alla cintura, e si era sistemato i capelli col gel. Lo so, è illegale lo stesso. Nonché disgustoso, direte. Mettetemi in croce, allora, manica di moralisti!

Quando avevo 11 anni, i miei coetanei erano brufolosi e andavano in giro in tuta. Quelli di oggi sono scappati da una foto di Mario Testino.

In realtà, se dovessi pormi dei limiti di età per quanto riguarda gli uomini da desiderare – anche da lontano – direi che i paletti sono questi (non lasciamoci andare a facili allusioni intorno alla parola paletti…).

Limite massimo:

ecco uno dei miei ottantenni preferiti – gli altri due sono Umberto Veronesi e Hugh Hefner, ma non mi piacciono in quel senso. Mister Gerontofilia, Clint Eastwood.

clint

Limite minimo:

who the fuck is Zac Efron… chi se ne frega di lui e del suo fondotinta, quando la terra d’Albione ci regala questo peccato capitale. Nicholas Hoult.

nick

Be’, buona domenica anche a voi.