i gioielli delle meraviglie

Diavolo di un H.Stern, colosso della gioielleria brasiliano. L’ultima collezione di anelli è ispirata al film di Tim Burton, Alice in Wonderland. E noi la desideriamo!

Anello con funghetti

Anello con Stregatto

Il resto della collezione nel video

Hello Kitty bang bang

Ecco la quadratura del cerchio: Hello Kitty incontra le armi da fuoco. Orrore al quadrato. La pistola – vera – con la famosa gattina è una delle tante creazioni customizzate in vendita su un sito americano (sebbene ora non sia più in produzione). L’Hello Kitty Gun non è autorizzata dalla Sanrio che è licenziataria del marchio ma fà parte di una nuova tendenza, quella di rendere girlie le armi da fuoco per attirare il target femminile. Se ne parla più approfonditamente in questo recente articolo del Dailymail. Sembra infatti che negli Stati Uniti, nonostante le battaglie delle associazioni contro le armi, l’83% in più di donne abbia acquistato una pistola per difesa personale. Morireste più contenti se vi sparassero con questo “gioiellino”?

Hello Kitty non è nuova agli abbinamenti scioccanti. La sua popolarità è tale che la si trova, ahinoi, davvero dappertutto. Per esempio, per quanto brutto come il peggiore dei vostri incubi, questo vestito da sposa potrebbe ancora avere un senso.

Ma nell’Hello Kitty burqa che senso possiamo trovare?

(via Hello Kitty Hell)

Shoe porno

Blow

XXX Pump

“Shoe porno” è il titoletto di una rubrica che utilizza qualche blog in giro per la rete  per indicare quelle scarpe che ci fanno letteralmente sbavare (numerose, lo sappiamo). Altra cosa sono queste porno shoes piuttosto esplicite realizzate da Kobi Levi. Devo dire che, pur essendo mediamente vittima della pazzia delle donne di Elioelestorietesiana memoria e dunque divertendomi ad ammirare le novità in fatto di scarpe, difficilmente ho trovato delle calzature più fantasiose e ironiche di quelle create dal giovane designer israeliano. Come le stiletto con il tacco a gomma da masticare pestata.

Chewing gum

O le peep toe a scivolo

Slide

I sandali infradito a fionda

Slingshot

E l’ineffabile sabot-carrello della spesa

Market Trolley

Per non parlare poi di tutte le décolleté a forma di animali (tucani, cigni, gatti, cani, ecc) che potete trovare nel blog di Kobi. Alcune non so neanche come si possano indossare e tanto più camminarci. Ma che importa? Nel (shoe) porno possiamo desiderare anche l’impossibile.

La vagina perfetta

Leggo su uno dei miei magazine femminili preferiti di una tipa che si è sottoposta a un’operazione di chirurgia estetica nelle parti basse e afferma: “Ora ho davvero una vagina perfetta.” Si, proprio così “una vagina perfetta”. Immaginatevi la mia faccia a forma di punto interrogativo.

Non è da oggi che si parla di chirurgia estetica dei genitali. Semplicemente il concetto è arrivato anche da noi, insieme alla ricostruzione dell’imene, le iniezioni di collagene per ispessire il punto G e lo sbiancamento dell’ano, operazione a quanto pare gettonata dalle pornostar. Eppure davanti alla “vagina perfetta” rimango confusa. Forse perché,  ingenuamente, pensavo che una delle cose belle della vagina è che potesse essere libera di apparire un po’ “alla come viene”. Esattamente come succede per il pene. E invece no, ne esiste una perfetta il che implica, ed è questa la cosa che più mi lascia perplessa, che ci sia un modello a cui aspirare. Sempre sullo stesso giornale l’esperto di chirurgia dei genitali Jamal Sahli afferma che la mitologica vagina perfetta “ha un colorito roseo, la pelle elastica, un buon odore, nessuna ruga, pochi peli”. Cos’è, un organo genitale o un bebé?

Fatto sta che alla ricerca di questo novello Sacro Graal, sempre più  donne, spesso ragazze, si sottopongono davvero a inquietanti operazioni chirurgiche perché non si sentono perfette, tanto meno là sotto. Sull’argomento esiste un fantastico documentario inglese del 2008 intitolato per l’appunto, The perfect vagina. L’autrice Lisa Rogers si interroga sul crescente fenomeno di questo tipo di chirurgia estetica in un modo fresco e diretto, mettendosi in gioco in prima persona. Per venirne a capo interroga gli amici e la madre, incontra donne che si vogliono operare, chirurghi estetici e un artista che realizza opere con il calco della vulva di donne normali (nella foto). Si sottopone a tutte le esperienze fino al gruppo di autocoscienza femminile in cui ci si osserva reciprocamente tra le cosce.  Segue in sala operatoria una ragazza che si opera perché è complessata. L’idea finale è, indovinate un po’, che ogni vagina è diversa e va bene così. Consigliatissimo. Anzi no, sconsigliato solo a chi ha il cuore debole: dell’operazione chirurgica non viene nascosto nulla.

(il documentario è diviso in 4 parti e passa un minuto tra una parte e l’altra)

L’espansione del Marra-pensiero e le mutande di Ruby

Comunque per me la verità più importante del nuovo spot di Marra è che Ruby legge molto meglio dal gobbo della Arcuri

Per chi se le fosse perse, riassunto delle puntate precedenti:

Libro tabù di uomo tabù, parola di Marra junior

Le quattro valenze della sessualità

Lo strateggismo sentimentale

è bellissimo

 

Appendice: strane assonanze

(illuminazione dal profilo facebook di Paolo Basile, grazie!)

Lo strategismo sentimentale for dummies

stati alterati di coscienza

Ebbene si, ho comprato Il Labirinto Femminile di Alfonso Luigi Marra. Troppo facile ironizzare sugli spot demenziali con Manuela Arcuri e Lele Mora senza andare fino in fondo. Così mi sono recata in libreria e ho devoluto 14 euro alla mia curiosità perversa e al bene (?) della comunità che deve sapere cos’è lo strategismo sentimentale “che ha rallentato il cammino della civiltà di centinaia di migliaia di anni”.

Il Labirinto Femminile è in gran parte uno scambio di sms e qualche mail tra Luisa e Paolo, inutile pseudonimo del Marra che subito rivela la sua identità attraverso pensieri e azioni strabordanti. Paolo/Marra, potente avvocato 60enne perde la brocca per la 30enne Luisa che lavora con lui e comincia a tartassarla di sms da 1400 caratteri ciascuno colmi di desiderio sessuale e verve giovanile (TA, è il ti amo che conclude i suoi messaggi). Un fiume in piena punteggiato qua e là dai rari sms di Luisa che, al limite dell’analfabetismo (senz’altro anche sentimentale secondo il Marra-pensiero), risponde ripetitiva o forse anche un po’ preoccupata: “tu non capisci niente”, “fai come ti pare”, “ho mal di testa”. Più lei è ermetica, più lui parte in quarta con riflessioni para-psicologiche sul suo negarsi, arrovellandosi soprattutto quando lei lo trova troppo vecchio. Poi Luisa fa l’errore madornale di dargliela. Probabilmente rintronata dai troppi bip bip del cellulare. Al che Paolo/Marra si infervora sempre di più e si convince che lei lo ama ma siccome è prigioniera dello strategismo sentimentale lo vuole soprattutto dominare e cela la corrispondenza di amorosi sensi perché vuole avere assicurazioni di non essere una delle sue tante conquiste. Dopo i rari incontri sessuali lei sparisce, lui si incazza, poi la perdona, lei continua ad avere mal di testa (e ti credo!), finché lui si convince che lei punti a sposarlo, cosa buona e saggia se non fosse che lui sta ancora divorziando dalla seconda moglie e se non sospettasse che lei lo sopporti solo per questioni “datorili”. Tutto questo per 4 lunghi anni e centinaia di migliaia (quelli si) di sms che sono fondalmentalmente un gorgo narcisistico del Marra in cui non manca di informare il lettore sulla sue teorie, tra cui quella della formazione del pensiero, quella della tigna e delle preesistenze, sul libro precedente “La storia di Giovanni e Margherita”, i figli devoti, i cinghiali che padella dopo averli cacciati, i gamberoni pescati da Ciro (e poi padellati anche quelli), le battaglie contro le banche e i suoi successi nell’Unione Europea. Tutto è genio nella vita di Alfonso Luigi, tanto che mentre li scrive già raccoglie gli sms perché gli è venuto in mente che possono diventare un libro che salverà il mondo. Senza volerci addentrare troppo nelle analisi psico-sociologiche: forse questo potrebbe spiegare come mai ci troviamo davanti al fenomeno chiamato Marra.

Il Labirinto si conclude poi con le chiavi di lettura e con la parte seconda costituita da capitoli i cui titoli fanno la felicità degli amanti del surrealismo: “La non dialogicità sessuale e la non orgasmicità femminile quali effetti delle politiche del potere economico per inibire il confronto”, “La consumazione delle culture dell’amore fin qui vigenti”, “Definizione dell’amore, sue cause, suo modo di insediarsi nel sistema mentale, e sua alterazione a opera del potere economico”, “L’inversione a favore dell’uomo del rapporto di forza dopo l’istituzione della coppia”, per concludere con la temibile degenerazione dello strategismo sentimentale: “Il maliardismo”.

Inutile chiedervi cosa sia esattamente lo strategismo sentimentale o il maliardismo. L’unica cosa che davvero preme al Marra è che lui sia giustamente riconosciuto come un genio e che finalmente il cammino della civiltà riprenda il suo corso. Ad ogni costo: anche attraverso costosi spot con azzeccati testimonial famosi. Ma la battaglia non finisce qua. Marra annuncia anche i suoi prossimi libri, titoli che valgono la pena di essere citati: “Pazzia un corno!”, “Atto di appello”, “Da Ar a Sir”, “Cucciolino”, “Il complesso di Santippe”, “La civiltà degli ‘onesti'”, “La storia di Aids”, “Causa della fondazione, ideologia e programma del Partito di Azione per lo Sviluppo”, “Lettera di un avvocato italiano agli intellettuali australiani”, “L’Australia, una monarchia ben poco costituzionale”. Siete avvisati… intanto a me è venuto un gran mal di testa.

Perle del Marra-pensiero:

Vecchio a chi?!

“Ti scrivo, cara Luisa, di vari argomenti che in parte già conosci, ma preferisco svolgere compiutamente. Ribadito quindi che questa questione dell’età non mi ha convinto e mi sembra celare altro che mi sfugge (strategismo), parlerò tuttavia come se pensassi sia davvero quello il problema. A riguardo, pertanto, innanzitutto spero che le mie connotazioni psichiche abbiano sul tuo giudizio l’influsso che hanno sui tuoi sentimenti. Inoltre, non scherzo se dico, come dai miei libri, che l’evoluzione tecnologica causerà che coloro che saranno vivi fra uno, cinque, dieci anni potranno sperare sempre più fondatamente di poter allungare la loro vita ogni giorno di un giorno ancora, per cui, quelli tra noi che attraverso questa logica saranno vivi tra dieci, venti, quaranta anni, non moriranno più, perché sarebbe impensabile che, essendo ancora vivi tra cinquanta, sessanta, settant’anni, il livello di evoluzione scientifica di quel momento non garantirà di allungare ancora la vita fino a epoche in cui sarà possibile eludere la morte del tutto […] tanto più che, per il momento, modestamente, sono in grado di farti volare, sicché dimmi tu che senso ha preoccuparti che potrei non sapere più come farti volare decorsi i prossimi quindici vent’anni quando tu non hai mai volato finora neanche un momento.”

Della necessità del linguaggio scurrile

“Stamattina, in piena aula di udienza della Corte del Lussemburgo, dinanzi a non so quanti giornalisti di tutto il mondo, nella causa per danni fattami da quei tre PM per le parolacce di cui al mio documento sulla necessità del linguaggio scurrile, l’avvocato del Parlamento Europeo ha detto, come nulla fosse, che il Parlamento ha formulato la normativa sull’immunità dei parlamentari europei in base a quello che ho scritto io in un volantino di mezza pagina del 1996, e che ci sarà prossimamente una nuova riforma sempre in base agli argomenti di cui al mio volantino. Cose folli: coprono le persone di onori e cattedre universitarie per molto meno, e a me non hanno addirittura fatto sapere niente! Mi è venuto il sospetto che nelle Istituzioni europee i miei documenti (specie quello sulla riforma istituzionale europea) siano più noti di quanto io immagini, ma i media non ne facciano parola.”

Montalcini chi?

“Montalcini sta dicendo in tv che la ragione degli errori umani è il dominio della componente limbica (antica/emotiva) del cervello su quella corticale (razionale). È una sciocchezza. La ragione degli errori umani è nel fatto che la scienza moderna non conosce il modo di formazione del pensiero, dopo che l’ho descritto nei miei libri da ormai ventitré anni.”

La solitudine del cunnilingus

Ci avete mai pensato? In italiano non esiste un sinonimo per il cunnilingus. La questione  gira in rete, rimbalza da Twitter a Facebook, dove c’è anche un gruppo dedicato alla ricerca di un neologismo. Mentre per la fellatio, lo sappiamo, esistono davvero tanti modi di dire per il cunnilingus proprio niente, come se il sesso orale per donne fosse rimasto lì, un po’ imbalsamato nel nome latino. Carolina Cutolo sul suo indimenticato blog Pornoromantica scriveva: “”Perché mai la più santa delle leccate non riesce ad ottenere un posto di pari prestigio [pari alla fellatio, ndr] nell’Olimpo delle pratiche sessuali? Che anche solo l’orrenda parola di origine latina, “cunnilinguo”, così freddamente tecnica se confrontata con l’onomatopeica armoniosità della parola “pompino”, che ti riempie la bocca al solo pronunciarla, è in sé prova evidente di un’antica disparità di trattamento, di un uso assiduo dell’una quanto scarso dell’altra. Io proporrei dunque, ad uso sperimentale e per lo meno finché non si trova di meglio, di chiamare il cunnilinguo “santaleccata”, e non venitemi a dire che è offensivo per qualche religione, perché ci sono innumerevoli culti a questo mondo e ciascuno ha i suoi più che legittimi santi. Perché mai dunque i miei non dovrebbero meritare rispetto e coltivare dignità?”. Le parole sono importanti e sarebbe carino se anche il cunnilingus avesse dei nomi che incutessero meno timore di cunnilingus e se fosse una pratica talmente ordinaria da conquistarsi nell’immaginario popolare i suoi sinonimi amichevoli. Intanto siamo qui che ancora pensiamo a dei nomignoli buffi: da santaleccata a sorbetto.