Informazioni su raffaella

Donna, età sconosciuta, armata di cinismo, belle gambe e cervello. Chiunque la incontri è pregato di non sparare idiozie.

Goodbye, Ruby Tuesday

Esiste una pletora di termini con cui vengono definite le donne che offrono sesso  in cambio di denaro. E siccome, come dice Moretti, le parole sono importanti, forse sarebbe il caso di riflettere, prima di usarle. E prima di non usarle. Che Ruby Rubacuori abbia la faccia, la classe e i trascorsi del mignottone da sbarco mi pare evidente. Quello che capisco meno è come mai sia stata accolta al Karma di Milano da fischi e cori di coetanei che le davano della puttana. A pelle, mi sento di escludere che il pubblico (pagante, 18 euro per l’esattezza) volesse un ospite di maggiore spessore: nei prossimi 3 week-end il Karma farà sedere sul suo trono Nina Moric, Fabrizio Corona e Lele Mora. Non penso neanche che fosse l’indignazione per la dubbia morale della signorina a generare gli insulti: metà dei clienti era vestita come lei e l’altra metà cercava di portarne a casa una qualunque, di quelle vestite come lei, come è normale a 20 anni. Inoltre, una buona parte di quelle vestite come lei avrebbe semplicemente voluto essere al suo posto, almeno sul trono del Karma. Ma allora, ripeto, perché i fischi e i cori da osteria? Ma, soprattutto, perché a Ruby sì e a Noemi Letizia (che, siamo sinceri, è pure cessa) no? Perché quest’ultima ha alle spalle una sorridente famiglia borghese, che probabilmente ha favorito l’incontro tra lei e il coetaneo di suo nonno, che le ha pagato le labbra e le tette nuove, che applaude orgogliosa mentre balla mostrando le mutande ai fotografi – mentre Ruby è marocchina, viene da una casa famiglia e, pur di scappare dalla povertà, si guadagna da vivere con spettacolini softcore, ad un’età in cui la maggior parte di noi ancora non ha capito dove sia il clitoride? Non è una santa, Ruby. E per descrivere quello che fa per vivere esiste una pletora di termini: animatrice, escort, ragazza immagine e il caro, vecchio, puttana. Ma per descrivere il pubblico del Karma a me viene in mente solo un aggettivo. Razzista.

 

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Uomini e pensili

Ai tempi di mia nonna i mobili non si compravano uno alla volta. Ci si arredava la casa una volta per tutte da cima a fondo, scegliendo i mobili da un artigiano scrupoloso che li confezionava su misura. Tutto questo, dopo aver contratto regolare matrimonio con il giovane che aveva avuto l’ardire di chiedere la tua mano molto prima di chiederti di uscire con lui.

Ai tempi di mia mamma si andava per stanze: cucina e salone innanzitutto, il resto dopo un po’, tutto acquistato in negozi omonimi dei loro proprietari. La giovane coppia raggiungeva ripetutamente la periferia in cui questi negozi sorgevano e un po’ per volta si costruiva il nido, come un po’ per volta decideva di convolare a giuste nozze. Arrivati al mobile bar, se ne utilizzava il contenuto per non pensare alle parcelle dei reciproci divorzisti.

Io e le mie coetanee viviamo in appartamenti condivisi e già arredati, in cui ci accontentiamo di sistemare una libreria colorata acquistata in uno scatolone giallo-blu e che monteremo da sole, seguendo il rigido ordine delle istruzioni come fosse il salmo di lode alla nostra indipendenza. E tra una libreria e un comodino attraversiamo le diverse fasi di avvicinamento alla relazione che sogniamo:

  1. stavamo tanto bene insieme, ma poi è finita;
  2. sono stata bene con te, a proposito come ti chiami?
  3. chiaro, ora che lo cerco io lui sparisce…
  4. per favore non dire in giro che uscivo con lui;
  5. sfizi da togliermi me ne restano pochi, mi concentro sul lavoro/i miei nipotini/il cane/i criceti con le unghie da smaltare;
  6. è tutto perfetto e io ti adoro, ma ci siamo conosciuti nel momento emotivamente sbagliato.

Se state pensando di poter saltare uno di questi step, o di invertirne l’ordine vi prego di richiamare alla mente l’ultima volta che il vostro ultimo fidanzato ha virilmente buttato le istruzioni del pensile Skortsgodurd, che da allora giace sul balcone senza alcuna possibilità di salvezza.

PS: prima che lo chiediate, se sapessi cosa avviene dopo lo step 6 non avrei scritto questo post.

E per quando hai veramente gettato la spugna...

Troppo facile.

Anche oggi uno stagista verrà licenziato. Nello specifico, quello della rivista Complex che doveva caricare sul sito la foto di Kim Kardashian.

Per chi di voi ancora avesse una vita e non l’abbonamento a Diva&Donna, riassumo la biografia di quest’astro nascente della tv: figlia dell’avvocato di O.J. Simpson, di origini armeno-scozzesi – cui si deve il coté un filino sopra le righe -, in uno slancio di originalità debutta nello show-biz con un video porno girato dall’ex fidanzato.

Da ieri KK troneggia nelle edicole e fa furore grazie a un altro uomo, lo stagista di Complez, appunto, che, anziché caricare sul sito la stessa foto della copertina, ci ha messo quella pre-photoshop.

Risultato: mentre nelle edicole svetta una venere dagli zigomi prepotenti, tonica e levigata nella sua esotica perfezione (per quanto in una posizione da lussazione istantanea del bacino), sul web spopola l\’immagine di una buzzicozza cellulitica dall’inequivocabile espressione “30 bocca, 50 amore, extra a parte”.

Ripresa dai notoriamente poco ironici giornali italiani la notizia suona più o meno: “Sollievo femminile: anche Kim Kardashian ha la cellulite”.

Mi permetto quindi di rivolgermi ai suddetti poco ironici giornalisti italiani: che una cavalla di 2 metri cresciuta a junk food e cucina armena avesse la cellulite riuscivamo ad immaginarcelo anche da sole.

Il vero sollievo arriverà solo quando una pelle a buccia d’arancia non sarà più considerata notizia che meriti l’homepage del quotidiano online più diffuso in un Paese ben più allo sfascio delle cosce di una starlette sovrappeso.

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Barzelletta

Ci sono una bionda, una rossa e una mora.
La bionda ha le tette grandi, la rossa un sorriso che stende e la mora canta come Liza Minnelli. A un certo punto salgono sul palco del Circolo degli Artisti – gremito di fan, cos-player e gente che non aveva altro da fare – e iniziano a cantare: da Mr.Sandman a Beyonce, passando per Tu vuò fa l’americano, le Bangles e pezzi originali. Mentre cantano, la rossa flirta col pubblico, la bionda ammicca e la mora balla. A un certo punto dicono “The Puppini Sisters”.
Volete capire quando si ride?
Dal primo all’ultimo minuto delle oltre 2 ore di Show (sì, con la S maiuscola) di queste tre amiche per la pelle, che, sexy e divertite come adolescenti, dimostrano ancora una volta che l’arte è fatta di talento e voglia di non prendersi troppo sul serio. La stessa materia di cui sono fatte le donne.

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Santa Luxuria ha fatto il miracolo

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Era autunno e questa Razor impegnava le sue serate in rutilanti maratone televisive per assistere allo spettacolo d’arte varia dell’Isola dei Famosi. Ivi regnava incontrastata Vladimir Luxuria, intenta a trasformarsi da trans più famosa d’Italia in icona di saggezza femminile, passando dalla svolta obbligata della delazione pettegola sulla presunta relazione tra le chiappe di Belen Rodriguez e i bicipiti di Rossano Rubicondi.
Nel disinteresse di chi scrive, l’Italia di interrogava su quanto questa partecipazione avrebbe potuto aiutare la causa dell’integrazione. A distanza di mesi, la situazione è quella che segue.

Napoli: si chiama Ketty (diminutivo universale di Concetta per i nati a nord dei Campi Flegrei, ndr.), è una trans e faceva la prostituta nei ritagli di tempo. Sì, perché la sua principale occupazione in realtà era fare il boss della Camorra. Arrestata a febbraio,  sarà il primo caso di transessuale non violentato in carcere. Franca Leosini con la bava alla bocca piantona l’ingresso della prigione.

Milano: Nostra Signora delle anoressiche, l’accozzaglia di parti di corpo senza senso secondo la classifica Blackwell 2008, Victoria Beckham dichiara a Vanity Fair che nel suo corpo cela un uomo gay. Che, per sopravvivere in tali ristrettezze, si sospetta sia il fantasmino Casper.

Stati Uniti: Batman (momentaneamente, si spera) muore, al suo posto arriva Batwoman. Ricca, rossa e lesbica.

Che poi il bollettino degli stupri sui quotidiani italiani si aggiorni con la stessa frequenza con cui si aggiorna l’oroscopo è un’altra storia. E, purtroppo, verrà raccontata un’altra volta.

Il Rasoio d’Argento – Ricette semplici per evitare serate complicate

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Terza portata: frittatina con la condizionale.

Ovvero, come utilizzare quella poltiglia schifosa di cuccioli di pesce che hai portato come souvenir dalla vacanza in Costiera.

Intanto tranquillizziamoci: capire se il consumo di bianchetti (o ciacianielli, o gianchetti, o neonata, comunque quella specie di fossa comune di pesciolini bianco-grigiastri con enormi occhi neri) sia lecito o meno e in che periodo dell’anno lo sia è un’impresa improba.
Stabiliamo come pietra di paragone che sono legali le infradito col tacco e dichiariamo risolti i (vostri) problemi di coscienza.

Dunque.
Prendi l’orrido ammasso di pesciolini e sciacqualo, evitando accuratamente di toccarlo.
Sbatti le uova per una normale frittata, aggiungendo pepe, poco sale e tantissimo prezzemolo.
Se hai della maggiorana in casa compi 3 operazioni:
1. chiediti perché ce l’hai;
2. controlla la data di scadenza;
3. aggiungila alle uova sbattute.

Adesso rovina quella simpatica macchia di colore giallo punteggiata di verde con i mollicci cadaverini grigiastri e combatti la loro tendenza a fare gruppo, sparpagliandoli con la forchetta.

Da qui in poi è facile e visto che scrivo di lunedì mi pare abbastanza.

Il Rasoio d’Argento – ricette semplici per evitare serate complicate.

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Seconda portata: Fluire amarostico della Stagione dei Ciliegi (Olio di rucola).
Di quando una brutta giornata smette di essere il nemico delle meravigliose ballerine Marc Jacobs comprate in saldo al 70% l’assolato giorno precedente, trasformandosi nell’occasione per reinventarsi casalinghe perfette. Con un evidente errore di prospettiva.

Ingredienti:
1 pomeriggio di caccia all’Ikea che porti come conseguenza l’acquisto di un mortaio;
1 slancio di entusiasmo nei confronti di un mazzo da 1 kg di rucola;
1 cena che non basta a smaltire il suddetto kg di rucola;
1 domenica di aprile all’aroma di grandine e vento tipo Katrina;
olio;
sale grosso.

Prima che sia in grado di scappare e buttarsi da solo, prendi un po’ del kg di rucola, mettila nel mortaio con una presa di sale e inizia a recitare il Mantra della non relatività delle unità di misura:
Un mazzetto di rucola/sta in una mano
un covone di rucola/riempie la busta.

Quando sentirai un torpore di pace scendere sul bicipite, aggiungi dell’olio e ricomincia a pestare. Accompagna questa seconda fase con l’Haiku:
Piove, c’è vento
Pesto erba per ore.
Mannaggia Santo*
.

Continua ad aggiungere e pestare rucola fino a esaurimento scorte o tuo o finché non inizia Dr. House, poi versala in un’oliera o qualunque altra cosa, filtrandola con un colino.
Puoi impiegare questo tempo variabile per cimentarti anche tu nella magnifica e millenaria arte del componimento poetico, o anche no.

L’olio va usato entro un mese e puoi metterlo praticamente su arrosti, insalate, come pure il battuto che rimane sul fondo del colino. Che però entro qualche ora potrebbe cominciare a recitare il Tanka del rimpianto del pesto:
Sto nel colino
Aspetto il destino
Mi sento solo.
Oltre questo retino
Ho visto troppo poco.

*Invocazione atipica dal significato oscuro, risalente al tempo della Dinastia Nanboku-cho.