Cose di cui (non) sentivamo la mancanza: Blowjob Kneepads

Come non averci pensato prima! Sono proprio dei furbacchioni quelli della Diesel e, del  resto, ci avevano già avvisato e preparato ad essere stupidi con una ridondante campagna nel 2010: BeStupid

Questa volta hanno davvero superato tutte le nostre aspettative con queste fantastiche Ginocchiere per il sesso orale ovvero le BlowJob Kneepads:  la notizia viene dall’India dove, con 150 $ d’acquisto,  ti regalano le sopracitate ginocchiere che preservano da eventuali traumi e dolori durante la pratica orale.

A quando l’unico regalo che servirebbe realmente in un paese con circa 2,5 milioni di sieropositivi, la meta’ del totale in Asia, e cioè PRESERVATIVI (fonte qui)?

Nota positiva: se proprio qualcuno dovesse sentirne il bisogno può prendere spunto dalla Diesel ed usare delle comuni ginocchiere sportive o conservare la confezione “Pop artistica”. Sempre che prima voglia andare in India da Diesel.

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E’ facile smettere di fumare se… Chiudi Vogue.

Sto cercando di smettere di fumare. Quindi qualunque cosa o situazione per me è fonte di riflessioni sul fumo. Anche il gossip, anche la moda. Vedo tutto attraverso un filtro, ormai annerito da 17 anni di fumo. Quindi ho spulciato in giro. Sono capitata sulle pagine di Vogue.it sulle quali non si dice effettivamente nulla di troppo originale. Si parla di celebrities che smettono di fumare e “non tanto per i rischi che corre la salute, quanto paradossalmente per i danni che il fumo provoca alla bellezza, il cui tramonto viene combattuto, scongiurato e ritardato in ogni modo possibile”. Quindi sarebbe la Vanità a spingere verso l’abbandono della “paglia”: rughe, denti e unghie giallastre, capelli opachi, colorito spento, couperose, cellulite. Sono alcuni degli (anti) estetici effetti collaterali del fumo. Pare che Kate Moss, si legge ancora su Vogue, abbia recentemente dichiarato di volersi affrancare dalla schiavitù delle sigarette e qualche malalingua sostiene che voglia smettere di fumare proprio per contrastare l’antiestetica “buccia d’arancia”.

Certo Vogue, siamo d’accordo. Peccato però che prima di annunciare di voler bandire la sigaretta dai vostri shooting (solo da qualche mese!) abbiate forgiato schiere di ex teenager degli anni ’90 con foto così:

Kate Moss, Ellen von Unwerth, Vogue Italia, Aprile 1992

Linda Evangelista, Steven Meisel, Vogue Italia, Giugno 1990

Juliette Lewis, Ellen Von Unwert, 1994

Carla Bruni, Javier Vallhonrat, Vogue Italia, 1996.

E stranamente, dopo lo scioccante annuncio:

Carine Roitfeld, 2011.

Continuate a proporre foto così:

Kate Moss, Mario Testino, Vogue Brazil, 2011

E così:

Alla Kostromichova, Vogue Russia, Ottobre 2011

Tutto sommato sarebbe opportuno che le belle e fighe non apparissero più con la sigaretta in mano e non perché ce ne freghi nulla della loro cellulite (tanto è molto raro riuscire ad avvistarla) ma perché quando ero ragazzina ho iniziato forse a fumare perché facevo parte di quella ampia schiera per cui la figaggine consisteva nel chiudersi in bagno a fumare con la più bella della scuola, piuttosto che somigliare ad una suora laica di Comunione e liberazione:

Vi prego cambiate testimonials

Una Campagna realistica forse dovrebbe tenere conto del fatto che l’aspetto fisico, per i ragazzi,conta.

Celebrità, lasciateci lavorare!

C’è la crisi, il tasso di disoccupazione vola e i bund tedeschi si allontanano come la luce in fondo al tunnel. Che fare? Innanzi tutto, sarebbe opportuno trovare un lavoro retribuito in misura tale da poter sopravvivere. Se così non fosse sarebbe opportuno fare un doppio lavoro. Noi, non loro. Si perché, a quanto pare, il trend che vede chi ha già un lavoro (e che lavoro) farne un altro è, come sempre, in rapida ascesa.
Parliamo delle celebrities che, tecnicamente, rubano il lavoro a chi non ce l’ha. Altro che immigrati.
Per esempio, Viktor e Rolf non paghi di essere stilisti sono diventati anche i nuovi Fratelli Grimm:
Dopo essere diventata una blogger, Gwyneth Paltrow adesso “sforna” anche libri di cucina:
Karl Lagerfeld, oltre a Cruise collection che ci fanno piangere (perché non le avremo mai) fa anche il fotografo, com’è noto:
James Franco, beh che dire, è il campione del multitasking: documentarista (Saturday Night, The Clerk’s tale), scrittore (Palo Alto; Stories by Franco), video-artista, pittore e testimonial (ah beh, questo è il “minimo”). Mi sarebbe piaciuto avere una foto di Franco in versione dea Kali ma ho solo questa (dove è evidente che adesso vuole anche fare la donna):
Una categoria che proprio non capisco poi è quella dei “figli di”. Tipo Eve Hewson, il papà è Bono e lei è tanto brava, come ha dimostrato in This Must be the Place di Paolo Sorrentino. Ma dico, se fossi “figlia di” no farei proprio un bel cavolo. Perlomeno non per guadagnare. Mi dedicherei al decapaggio o al volontariato. O allo shopping. Punto. Infatti questo dovresti fare Eve, goderti la vita con un bicchierino in mano e lasciare i ruoli a qualcun’altra:

Razor Sisters per il sociale: ottobre, tempo di revisionarci le tette.

In questo mese si ribadisce il concetto che anche noi donne dovremmo dedicarci molto più spesso alla vera cura delle nostre tette. Diamogli più di un’occhiata, tocchiamole, palpiamole e magari sottoponiamole ad una visitina, per esempio chiamando all’800.998877 il numero verde attivato dalla  LILT, Lega Italiana Lotta Tumori. Il link al sito con tutte le info utili lo trovate qui.

Tutti i ragazzi in classe le hanno già controllate. Dovresti farlo anche tu.

 

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Un volto per Estasi: il mio (di Naike Valeriano)

Alzi la mano chi non ha sognato almeno una volta nella vita di partecipare ad un concorso di bellezza e ricevere il titolo di miss, poco importa la carica, purché preceduta da un “miss”. Ecco. Di concorsi per divenire miss, ce n’è per tutti i gusti: dai più celebri e di carattere nazional popolare come Miss Italia e Miss Universo, in cui si elegge la più bella tra le belle, a quelli di carattere più regionale ma non per questo meno degni di nota come Miss Maglietta bagnata (urrà) e Miss Muretto, per finire a quelli meno conosciuti.

Questi ultimi spuntano fuori come funghetti in un bosco, è impossibile contarli e si muovono nei territori più disparati, dai centri commerciali alle sagre della salsiccia, a ciascuno la sua miss: e lo dice una che non molto tempo fa ha preso parte all’allestimento di Miss Croccantino in una lontana provincia del beneventano. Ebbene, la sottoscritta oggi si è levata lo sfizio e ha partecipato a un casting per la selezione della testimonial per una nota catena di profumerie.

Il logo del Concorso

L’iniziativa è partita dalla mia cara cugina Razor Simona che mi ha proposto, sotto invito di un responsabile dei casting, di fare un salto ad una delle numerose tappe del concorso “Un volto per Estasi” (qui il sito dedicato all’ iniziativa) per vedere in che modo si svolgessero le selezioni. Quindi ho brandito macchinetta fotografica e, in una calda domenica romana, mi sono diretta verso uno dei tanti centri commerciali che popolano la periferia della Città eterna e in cui uno staff di addetti alle selezioni (tutti molto carini), con tanto di fotografo e make-up artist, aveva allestito un piccolo corner per il casting. L’inviata speciale che è in me si è trasformata in reporter per un giorno e, come tutte le brave reporter e per calarmi meglio nella parte di aspirante miss, mi sono iscritta al concorso compilando un coupon e mi sono fatta anche truccare, in poche parole ho partecipato in prima persona sicura di non poter vincere (a breve il perché).

Me la sono cavata benissimo, fingendomi un po’ svampitella e scegliendo di affidarmi alla truccatrice e di lasciare che si sbizzarrisse. Risultato? Un po’ drag per i miei gusti (io, mi preferisco più nature). D’altra parte non avrei mai potuto dire a una professionista che “no, non amo mettere il fondotinta, giusto un po’ di correttore” e “no non amo giocare con gli ombretti perché sulla mia faccia fanno sporco” e poi fare foto richiede un certo tipo di trucco, quindi un po’ ci stavano, fondotinta e cipria e 5 ombretti (non vincerò mai). La cosa bella però è che ho anche imparato un paio di dritte sull’idratazione della pelle e su come eliminare le macchie dal viso, come quella che porto io sul labbro dopo un tentativo fallito di ceretta al caramello fai da te: il segreto è nell’applicare su tutto il volto  una crema schiarente. Considerando che tra un mese saremo tutti al mare, in pratica diventerò la mosca bianca (l’ho già detto, che non vincerò mai?). L’argomento è spinoso e richiede un intero capitolo a parte. Ma torniamo al concorso.

Dopo trucco e parrucco sono passata al set fotografico canticchiando Superfreakcome se fossi in Little Miss Sunshine. Ho mimato un paio di pose da diva prendendo spunto da Audrey Hepburn e dalla mia Marylin e subito dopo ho scambiato due chiacchiere con i ragazzi dello staff e passato ai raggi x le altre due aspiranti miss, una sui 25 anni, l’altra decisamente sopra i 50.

Naike in posa

Sì, 50, volto comune, curato, espressione piuttosto compiaciuta. A quel punto ho iniziato a punzecchiare le responsabili del casting per sapere qual è la donna-tipo che aspira al titolo e, pensate un po’, quelle dai quaranta in su quest’anno sono accorse numerose, più inclini e nondimeno agguerrite nel concorrere. E’ oramai opinione comune che i quaranta di oggi corrispondano ai trenta di un tempo. Probabilmente partecipano mosse dal mio stesso spirito, che è un po’ quello del “e perché no?”.

E’ così bello giocare. In più il titolo dato alla campagna pubblicitaria di quest’anno è “Joie de vivre”, quindi direi che anche mia nonna potrebbe candidarsi e sarei pronta a scommettere che godrebbe degli stessi diritti e privilegi riservati alle più giovani. E’ proprio questa la parte che mi è piaciuta di più. Sono un po’ spocchiosa e forse oggi ho un po’ il dente avvelenato, ma la giornata è stata stupenda e mi hanno fatto provare l’ebbrezza dei famosi 15 minuti di celebrità.  Detto questo, non vincerò mai. Le foto raccontano.

Chi sono?

Nostra Signora del Giallo

È ufficiale. Bruno Vespa, o chi per lui, non si è inventato nulla e gli inquietanti plastici percorsi millimetro per millimetro nelle estenuanti maratone mediatiche e voyeuristiche che si affacciano sull’orrore di delitti insoluti, o in cerca di soluzione, vengono come al solito da molto più lontano ed esattamente da una donna molto particolare: Frances Glessner Lee, la vera signora in giallo, potremmo dire.

La signora al lavoro

Dark Bathroom

Dark BathRoom

Classe 1878, madre di tre figli e divorziata, conobbe George Burgess Magrath, accademico di medicina ad Harvard, e con lui si appassionò alla criminologia. Prima che della criminologia però, Frances era appassionata di case di bambola e lei unì le due cose: nacquero così i Nutshell studies of unexplained death, case di bambola che ritraggono 40 omicidi insoluti, precise al millimetro e, ovviamente, abbastanza inquietanti. Le case di bambola di Frances, che nel 1931 sovvenzionò l’apertura della prima cattedra di medicina legale ad Harvard, costituivano la materia su cui analizzare scena del crimine e profili dei criminali nel corso di alcuni seminari per i poliziotti della futura scientifica. I plastici sono stati omaggiati nella puntata di CSI dal titolo Miniature Killer.

Culla

I plastici sono oggi conservati nel dipartimento di medicina legale di Baltimora e sono ancora fondamentali per gli studi di patologia forense. Aspettando il prossimo delitto estivo e i prossimi plastici e criminologi televisivi (chi l’ha detto che questo blog non sia un po’ cinico?) gustiamoci (mai termine fu più volutamente e provocatoriamente sbagliato) le scene del crimine formato bambola fotografate da Corinne May Botz (qui il sito della fotografa).

Se avete tempo qui invece trovate il sito di una studentessa con descrizioni dettagliate dei casi.

Lasciatevi Trans-portare

A pochi giorni dall’EuroPride e dalla bellissima performance canora e oratoria di Lady Gaga mi è venuta in mente una pubblicità avvistata su una rivista (credo fosse Dipiù o qualcosa di analogo) che ho scroccato alla mia vicina di sedile sul treno, qualche giorno fa. La pubblicità è quella di TTTLines, una compagnia di navigazione che collega Napoli a Catania. La pubblicità ha come testimonial un transgender cosa che testimonia (gioco di parole voluto) un bel cambio di prospettiva sul mondo GLBT: una pubblicità peraltro non volgare, non pruriginosa e simpatica quanto il sorriso della testimonial. E poi la pubblicità è l’anima del progresso no ? E se non lo è o non lo è sempre è una potente forma di comunicazione.

Foto della Pubblicità presa da un blog in cui si specifica che il cartellone si trovava di fronte al centro commerciale Euroma2

Quindi, spero di vederne molte pubblicità così, come spero di vedere un altro EuroPride pieno di eterosessuali, famiglie e bambini come quello di sabato scorso. Cosa che ha dimostrato quanto il clima sia cambiato. E’ vero che le aggressioni che hanno fatto cronaca negli ultimi mesi sono da condannare ma si può forse leggere il fenomeno sotto un’altra lente: fanno cronaca le aggressioni perché la comunità GLBT non si nasconde più. Se ci si nasconde non c’è nessuno da aggredire. Il paese reale come sempre è scollato e viaggia più veloce di quei piccoli poveri esegeti di un rifiuto ideologico della contemporaneità, dell’amore e della libertà di essere ciascuno come natura ci ha fatti/e.