Guida pratico-teorica per affrontare la commessa stronza


In uno dei nostri mensili preferiti questo mese si parla di stronze. Si, stronze: colleghe, ex amiche cannibali diventate amiche dei nostri amici e che non ci invitano alle loro uscite e un altro paio di esemplari con cui quasi tutte abbiamo avuto a che fare nella nostra vita. Eppure c’è un tipo di stronza con cui sicuramente tutte abbiamo avuto a che fare almeno una volta: la commessa stronza.

"Non credo che le possa stare bene..."

Della commessa stronza, specie che si annida nei nostri luoghi di elezione, i negozi, ci parla la nostra nuova Razor Cugina Naike Valeriano (trovate una sua breve descrizione qui) una che di moda, e quindi di commesse, se ne intende!

Ecco a voi un approccio teorico e pratico alla commessa stronza.

“Il caldo impazza e la necessità di mettere su vestitini più leggeri si fa sempre più forte. Così un paio di giorni fa ho deciso di entrare in un negozietto di abitini (tanto per aggiungere un altro pezzo al mio guardaroba estivo che campeggia su di uno stand – non ho ancora un armadio), dove mi sono imbattuta nella commessa più stronza che mi sia mai capitato di incontrare.

Avete presente la commessa bionda che in Pretty Woman fa piangere Vivian a Rodeo Drive perché non la ritiene all’altezza di fare acquisti nel suo negozio? Stesso caso, solo che al posto di Julia Roberts c’ero io e  mi trovavo sulla Tiburtina e non a Rodeo Drive. Ah, e non sono neanche una passeggiatrice.

Ora, è cosa risaputa che al mondo esistano commesse stronze. La commessa stronza si può trovare ovunque: in profumeria, al supermercato, dal fioraio, ma è soprattutto nei negozi di abbigliamento, che tende ad annidarsi. Le stronze di quest’ultima schiatta possono, in alcuni casi, realmente minare l’autostima già pari a zero di una donzella, in special modo se detta donzella è in fase premestruale come me in questi giorni.

Il fattaccio si è svolto in circa trenta minuti ed è stato raccapricciante, poiché la commessa in questione ha osato palesare che il vestitino che volevo provare non fosse adatto a me. Una vera stratega, voto 10. Qui, col fumo che mi usciva da naso e orecchie, stanca  di cercare rifugio nelle librerie o peggio ancora nel cibo, perché a volte le commesse dei negozi di abbigliamento mi trattano male,  ho deciso di diventare stronza anche io e di provare non uno, ma tre vestiti, identici, in tre colori diversi. In tempi non sospetti mi sarei consolata con un milk shake al cioccolato!

La lotta all’ultimo vestitino ha richiesto che battibeccassimo un po’, a bassa voce, sfoggiando qua e là sorrisini falsi e scambiandoci sguardi mefistofelici. Io tenevo i vestiti dall’appendiabito e lei li tirava dal lato opposto perché rifiutava di farmeli misurare. “Dia qui” . “Ma sono uguali e comunque è inutile!”. L’avrei strangolata, no credendo nemmeno io a ciò che stava accadendo.

Quante volte ci è capitato di trovare una stronza così? E quante volte ci è capitato di pensare “se fossi io mi comporterei diversamente” o “potrei vendere anche il ghiaccio agli eschimesi”?

Vuoi vedere che me li provo tutti, tutti?

Conscia che esistano anche addette alla vendita brave e professionali, ma pur tuttavia fresca di scontro, a pochi giorni dall’arrivo del ciclo (sul depresso andante) e last but not least, cliente esperta (o perlomeno convinta di esserlo) di psicologia della vendita, questa mattina ho deciso che avrei scritto una mini-guida per far fronte a questa piaga che, di tanto in tanto mi affligge in quanto amante dello shopping.  Chissà che non torni utile ad altre malcapitate.

Sono pochi, gli accorgimenti utili per riconoscere una commessa stronza. Ecco qui quattro piccoli step:

1) Entri in un negozio e lei quasi quasi neanche ti saluta. Sta con le braccia dietro la schiena e si aggira per il negozio con fare sospettoso. Attenzione, potrebbe essere lei.

2) Ti appropinqui ai vestitini e in men che non si dica te la ritrovi col fiato sul collo. Si dice siano dotate di propulsori speciali che si attivano non appena tu, cliente, sfiori un capo. Ti chiede due o tre volte di seguito: “Le serve qualcosa?” oppure: “Visto qualcosa?” e tu rispondi con la coda tra le gambe: “no grazie, do solo un’occhiata”.

3)Ti trattieni qualche minuto su di un capo e lei ti fa i raggi x, ma non ti incoraggia a provarlo perché tu, non le sei simpatica. Così vai al prossimo.

4) A questo punto ti compare una X rossa e gigante sul corpo: lei ti ha schedata. Quindi hai due opzioni: puoi andare via gambe in spalla, oppure rimanere ancora e cercare qualcosa di interessante da misurare, anche se a quel punto ti è già passata la voglia di fare acquisti.

Se scegli la prima opzione, non preoccuparti, magari la prossima volta riuscirai ad affrontarla, la stronza (magari leggendo questa mini-guida). Nel secondo caso, invece, sei una battagliera e hai appena deciso di scendere in trincea. In soldoni: diventi stronza anche tu, e che soddisfazione!

La rivincita Sulle Stronze

Ecco come: inutile dire che i vestitini (li indossavo meravigliosamente, tie’ ), dopo averli provati ed essermi intrattenuta nel camerino più del normale – orologio alla mano mentre lei, fuori, misurava il pavimento a grandi falcate –  non li ho presi punto. Si chiama dispetto. Soffrirò anche di sindrome premestruale, mi sentirò bruttissima, gonfia, pallida, opaca come un merluzzo al vapore, avrò bisogno di mille conferme per pompare il mio ego. Ma giammai, permetterò a una stronza di mettermi i piedi in testa. In più, la miglior vendetta verso la commessa stronza credo consista nel cercare altrove ciò che lei non è capace di vendere. Il peggio è il suo. E poi, le vie dello shopping sono infinite…”

(Naike Valeriano)

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12 thoughts on “Guida pratico-teorica per affrontare la commessa stronza

  1. colleghe stronze si anch’io, ma quelle non me le scelgo! amiche (vere) stronze, invece no perchè quelle le scelgo e devono superare durissime prove! commesse stronze peggio per loro… e cmq quanta importanza gli date a queste commesse… con tutto il rispetto per qualsiasi categoria di lavoratori/lavoratrici! tuttavia non è che siano meglio quelle che ti dicono che il vestitino ti sta bene anche se sembri snella e a tuo agio come un orso polare all’equatore!

  2. Cara Emilia, non saranno meglio, sono la prima a dire evviva la sincerità ippi ippi urrà, ma è vero anche che un po’ di delicatezza e di garbo, non guastano mai. Soprattutto se si lavora a contatto con il pubblico. E te lo dice una che tutti i giorni ha a che fare con un mucchio di persone, alcune carine, altre veramente odiose, ma che mai nella vita sognerebbe di dimostrarsi arrogante o scocciata, anche nelle giornate più nere, che si sa, tutti quanti possono avere(questa miserabile rima non era voluta). Non è che abbia dato tutta questa importanza, come dici tu, alle commesse. Alla stessa stregua avrei potuto aver da ridire anche sulle impiegate delle poste, se alle poste mi avessero trattata così male. Perché è di questo che parlavo. E poiché mi è capitato più e più volte, di incontrare commesse un po’ acidelle che mi facevano tornare a casa col broncio, quella di questo episodio mi ha semplicemente dato l’input per dire e che cacchio! ( Tra l’altro la incontro spesso, sotto casa, e mi ha talmente impressionata che ogni volta che la vedo mi dico “ecco la stronza”).
    Tutto qui. Ma a te non capita mai di incontrare personaggi odiosi? Io potrei stilarne un elenco….

    • anche io sono per la delicatezza e il garbo, per la buona educazione e la civiltà… personaggi odiosi, stupidi e soprattutto incivili e maleducati ne incontro tutti i giorni anche io, Roma è una città con più di 3 milioni di abitanti e quindi il campionario è abbastanza ampio… e devo confessare che ci rimango male anche io, ma ormai non me ne cruccio per più di 5 minuti. e ripeto, convintamente, peggio per loro!

  3. Aha! forte! a me è capitato (da giovane) di entrare in un negozio del centro di una delle griffe di moda più prestigiose (non è Chanel, lì sono adorabili), così, per il gusto di entrare e rifarmi gli occhi, con una cara amica che mi aveva messa in guardia sulle commesse-cecchino, che dico, aliene: lì davvero ti seguono pronte a sparare e guai! a sfiorare anche una teca in cui è racchiuso, magari, un foulard. Non sia mai che ci lasci l’impronta, sul vetro. La cosa fantastica è che ci eravamo vestite da gran signore, ci mancava solo la erre moscia…e comunque non l’abbiamo data a bere, perché non siamo neanche riuscite ad arrivare al secondo piano, grazie allo stuolo di addette alla vendita che ci si era parato alle costole.

    • Sì, ogni tanto ci entro per cosine piccolissime, tipo bijoux o anche trucchi e ti posso assicurare che tutti, dai tipi in giacca e cravatta addetti alla sicurezza alle commesse, sono gentili, hanno sembianze umane e non ti fanno sentire una larva, anzi. Anche in tenuta sportiva, ci sono entrata. Basta un sorriso e loro sono lieti di darti il piacere di ammirare ciò che sforna la casa. Se poi entri come uno scimmione e ti comporti da tamarro quello è un altro conto, ma non è questo il nostro caso, mi pare, no?

  4. Ah, Naike, quante commesse stronze ho incontrato in vita mia! La cosa che odio di più in assoluto è proprio la frase “Le serve qualcosa?” pronunciata 5, e dico 5 secondi dopo che entri in un negozio…che ansia!!!! Vedere e “sfrugugliare” tra i vestiti è proprio la parte più bella dello shopping…subito dopo l’uso della carta di credito alla cassa, ovviamente… 😉

    • ecco! brava la zzoppa con due zeta! è proprio quello “sfrugugliare” la parte più divertente, quel brivido del trovo non trovo qualcosa che può piacermi. allora non sono pazza, a pensare che se mi stanno alle calcagna mi viene il prurito e mi passa la voglia di fare acquisti…santa frivolezza.

    • mamma mia, alla coin sono terribili! soprattutto se becchi le ragazze che vogliono farti lo scrub alle mani. mai accettare un massaggio o uno scrub alle mani! come minimo te ne esci da lì con una crema idratante ai sali del mar morto al prezzo in offerta solo per quest’oggi, solo per lei e in esclusiva in questa coin e in nessun altro posto in europaaaa alla modica cifra di 56 euro!
      e che palle, ogni volta, fingersi minorenni e cercare mamma “per vedere se me lo compra, aspettatemi, cerco mamma e la porto qui”. sì, come no.

  5. Perchè non parliamo delle clienti… Arrivano prendono tutto quello che può piacere loro e lo portano nel camerino (cartelli enormi con scritto max due pezzi), la metà cade sempre per terra (ed una parte il caso vuole in borsetta) e se si sporca che gli frega tanto non è roba loro mica l’hanno pagata, poi parliamo di pulizia odore di sudore acido che dopo la prova vestiti bisogna tenerli all’aria aperta per far andare via l’odore, e non parliamo della puzza di piedi, e poi sapete quanti pantaloni in un anno buttiamo via perchè gli è arrivato il ciclo!!?? Ma naturalmente nessuna di loro ti dice ” scusi ho sporcato la maglia” nooooo la arrotolano e la lasciano sul primo scaffale che trovano,poi ci sono quelle che lasciano il
    chewingum sotto ai tavoli nei camerini e delle volte sui vestiti… Poi il 70% di loro non saluta ne all’entrata ne all’uscita… Avete mai pensato che magari quella commessa deve dar conto al titolare che vedendo gli ingressi (perchè sappiatelo ci contano anche quelli) si incazza e la insulta facendola sentire una merda inutile??!! Per chi diceva quando sbagliano il resto farei un applauso ancora più forte sappi che i soldi la sera li deve mettere quella commessa… Prendetevela con i politici che il loro stipendio lo paghiamo tutti noi ed in più ci stanno portando alla rovina…. Ma cosa vi prende!!??? Ma voi avete mai lavorato nella vita?

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