Nozze virali

La febbre per le nozze mediatiche del secolo sta salendo (mancano solo dieci giorni) e T-Mobile (UK), l’operatore multinazionale di telefonia mobile, ha confezionato uno spot (Saatchi & Saatchi), anzi un viral, che sta allegramente contagiando l’etere. Nell’ultimo giorno ha ricevuto quasi cinque milioni di visite.

La canzone è House of Love degli East 17 e questo è il video!

Everybody in the house of love!

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La cellulite è una bufala

Finalmente una bella notizia: la Francia ha vietato tutti i trattamenti di medicina estetica contro la cellulite o il grasso localizzato che dir si voglia. Che siano mesoterapia, ultrasuoni, laser, infrarossi o radiofrequenza. Il Ministero della Salute francese lo ha deciso in seguito a numerose segnalazioni di pazienti che avevano avuto complicazioni gravi dopo i trattamenti. Per maggiori dettagli potete leggere qui. E dunque la “bella” notizia è che la cellulite ce la dobbiamo tenere? In un certo senso si. La risoluzione francese, anche se generata per motivi diversi, permette una riflessione sull’odiosa cellulite. Non parlo di casi gravi e menomanti ma dell’insorgere dei primi buchini, della buccia d’arancio, del pannello adiposo, insomma di quella “malattia” orribile con cui ci martellano a ogni inizio di bella stagione. Da anni siamo diventate delle esperte paranoiche, ci siamo lette interi trattati su parole brutte come ristagno e drenaggio, la individuiamo con occhio clinico, la confrontiamo tra di noi, sappiamo che ne esistono vari tipi con gravità crescente, da quella falsa a quella sclerotica, che per orrore percepito è un passo prima della realizzazione della profezia dei Maya. Ci siamo spalmate qualunque tipo di crema e fango, rollato i cuscinetti con aggeggi infernali, avvolto le cosce nella plastica, ingollato tisane amare e pillole colorate. Quando, stremate, ci siamo accorte che il risultato tardava ad arrivare, ci siamo rinfrancate osservando con fare beffardo e soddisfatto la cellulite altrui, soprattutto quella delle star… ce l’hanno anche loro, tiè! Ognuna di noi ha fatto parte di questa armata tutta buchi e cuscinetti, aggueritissima, costante, informata e inesorabilmente frustrata. D’altronde come potrebbe essere altrimenti?

La realtà (personalissima, nata dalla mia lunga esperienza di combattente, prendetevela con me) è che tutto quello che ci spacciano per risolvere il problema della cellulite non serve praticamente a niente. Già, proprio così. Un mercato enorme costruito sull’insicurezza femminile. Spesso con esiti disastrosi, come notato dai francesi. La cellulite ritorna, sappiatelo. E allora forse vale la pena adottare un pensiero diverso (rivoluzionario!), cominciando a smetterla di sprecare energie in una rovinosa lotta contro noi stesse.

Le cure ci sono e sono molto semplici.

1) Rilassarsi

No panic. Fate come gli uomini che la cellulite, si sa, non la vedono nel nostro stesso modo o non la vedono proprio. Se lo fanno loro che non lo possiamo fare noi? Saltate a piè pari tutti gli articoli sulle nuove scoperte o i prodotti sull’odiosa. Tanto non servono a niente, se non ad angosciarci e a farci venire altra cellulite. Oltre che a svuotarci il portafoglio. Già questa pur ardua verità non vi fa sentire un po’ più libere e sgonfie?  Ripetersi mentalmente “non mi avrete” e “chissenefrega!”.

2) Volersi davvero bene

Frase scontata, avete ragione, ma la cura quotidiana è composta da una serie costante di atti affettuosi: un’alimentazione sana, priva soprattutto di cibi raffinati, dell’acqua quanto basta per non trasformarsi in cammelli, dell’esercizio, delle passeggiate e bagni nel mare e, se possibile, dei massaggi. Guardate la cellulite come una parte del tutto che è il nostro corpo, non come una serie di buchi neri spaventosi in cui essere risucchiate. Non consideratela neanche un danno irreparabile.  Se osservate bene noterete anche voi che la cellulite va e viene. Come se fosse viva e seguisse le nostre fasi e i nostri umori. Per esempio più presente prima del ciclo a causa della naturale ritenzione idrica, meno quando siete felici (e vi state ripetendo già da un po’ “chissenefrega!”).

Lo Zen e l’arte del porno (in 3D)

Per chi non lo sapesse (ancora) annunciamo: è uscito giusto ieri ad Hong Kong e a Taiwan il primo colossal porno in 3D. Il film si intitola Sex and Zen: Extreme Ecstasy e il suo costo di produzione è stato di oltre 3 milioni di dollari.

La locandina di Sex and Zen: Extreme Ecstasy

Un investimento “enorme” se si pensa che il settore hard professionale vive una crisi storica, a causa della pirateria, dei film amatoriali e dei siti porno gratuiti: secondo stime di Confindustria, nel 2010 in Italia tutto l’indotto è crollato da 1,5 miliardi di euro a 750 milioni (Wired).

Forse sarà il 3D a salvare l’industria (professionale) del porno? Non lo sappiamo, forse voi avete qualche opinione a proposito.

Fatto sta che però questo non è il primo porno in 3D e, come in molti casi, in questo l’Italia detiene un primato: il primo film porno in 3D in tutta Europa è stato girato e prodotto in Italia, Casino 45, dalla casa di produzione Pink’o di Rudy Franca e ha come protagonista il noto pornoattore Franco Trentalance.

Su quali siano i vantaggi, per lo spettatore, del porno 3D rispetto a quello a due dimensioni la letteratura è ancora scarsa.  Per quanto riguarda i protagonisti è lo stesso Trentalance a deplorare la lentezza eccessiva delle riprese e la messa a fuoco che esalterebbe eventuali difetti fisici degli attori affermando: “Si, in effetti si vede qualche pelo superfluo o brufolo, soprattutto se hai la pelle molto chiara, così come le vene sottopelle”. Ma, soprattutto, gli alti costi di produzione non permettono di girare scene con troppi protagonisti, diciamo così, quindi queste rappresentano al massimo una coppia.

Come spiega Pietro Adamo, docente di Storia moderna e autore di Il Porno di massa (Raffaello Cortina Editore), una vera autorità in merito, in origine la pornografia fu salutata come figlia della rivoluzione sessuale, quella che negli anni ’60 predicava la liberazione del corpo dalle inibizioni borghesi classiste e sessiste. Progressivamente, il fenomeno è degenerato nella mercificazione, nel consumismo e nel porno di massa.

Secondo Adamo la caratteristica principale del porno di massa si riduce a una liberalizzazione sessuale delle fantasie sadiche maschili e, di recente, l’anonimato del web avrebbe alimentato la proliferazione del genere estremo contribuendo a dare sfogo a forme di violenza represse.

Questa svolta (fisiologica) del porno al 3d forse potrebbe rappresentare una virata verso una nuova era porno maggiormente sofisticata?

Chinese erotic art

Di sicuro è quello che accade con la prima mega produzione cinese. La visione del film, basato sull’erotic novel cinese del 17° secolo “Il tappeto da preghiera di carne” e sequel 3D dell’omonima serie di film erotici inaugurata nel 1991, ha assicurato il quotidiano britannico The Guardian, è di quelle che lasciano senza fiato e permetteno allo spettatore di “sentirsi come seduto sul bordo del letto” (recensione qui).

Sperando di non vedere troppi brufoli … 

i gioielli delle meraviglie

Diavolo di un H.Stern, colosso della gioielleria brasiliano. L’ultima collezione di anelli è ispirata al film di Tim Burton, Alice in Wonderland. E noi la desideriamo!

Anello con funghetti

Anello con Stregatto

Il resto della collezione nel video

Le parole per dirlo

 

Ti do il numero del personal trainer ...

“Pochi se ne sono accorti. Molti hanno preferito ignorare quanto il senso e il significato delle parole non sia più quello di una volta e di conseguenza non interrogarsi e non arrivare a una conclusione probabilmente temuta dai più. Il significato di molte parole è mutato perché sono cambiate le donne e con loro il mondo e gli strumenti coi quali lo si descrive” (Parola di donna)

E’ di qualche mese fa (febbraio)  l’uscita di “Parola di donna” (a cura di Ritanna Armeni, Ponte alle Grazie), volume che raccoglie cento parole che raccontano chi sono le donne oggi, dove sono arrivate, che percorsi hanno fatto, quanta strada hanno percorso, dove hanno intenzione di andare, che cosa non sono ancora riuscite a conquistare. Questo, e non so perché, mi fa pensare e passare da un argomento serio (molto) ad un altro leggero (molto): ispirata dalle donne e dalle parole  ho riflettuto sulla falsa leggenda che le donne si dicano tutto. Tutto.Tutto-tutto!

È vero che i tempi sono cambiati e che ci si racconta quasi tutto ma… Capita ancora che, nonostante non si abbia alcun problema a sputtanare i propri ex (male) o parlare delle proprie esperienze (bene), quando si tratta di manifestare alcuni tipi di esigenza ci sia ancora qualche reticenza (rima baciata). Soprattutto se si parla di sesso e intimità.

Ora, se penso alle donne ed alle parole mi viene in mente una cosa che apparentemente abbassa il livello come un rutto ad una sfilata di moda e precisamente a questa estate quando, negli indolenti pomeriggi tra amiche sulla spiaggia, qualcuna di noi se ne è uscita fuori con una complicata perifrasi: “mi piacerebbe trovare qualcuno con cui fare sesso in modo disimpegnato poiché ne sento l’esigenza”(significato: vorrei fare sesso, tout court).

Un trombamico, termine ormai di uso comune? Non proprio. Il trombamico indica chiaramente dato il suffisso “amico”una persona che frequenti abitualmente seppure a scopo ricreativo. L’esigenza maturata sulla spiaggia era puramente estemporanea. Eppure, nessuna di noi riusciva ad ammettere semplicemente che aveva bisogno o voglia di fare sesso. Cosa che accade, ma non si dice.

E così ci siamo inventate un modo simpatico per parlarne senza imbarazzarci a vicenda usando l’espressione “personal trainer”: “Ho bisogno di un personal trainer”, “quello potrebbe essere un buon personal trainer” e via dicendo.

Immaginerete il mio entusiasmo (seguito da diversi sms alle amiche in questione) quando a settembre, alla fermata del 90 express a Roma, ho conosciuto un personal trainer. Il tempo di arrivare a Villa Torlonia e avevo già il suo biglietto da visita nel portafogli, non si sa mai (contattatemi al bisogno).

Comunque, lasciando da parte le amenità, ho lanciato negli ultimi giorni un piccolo sondaggio telematico, chiedendo se qualcuno tra i miei amici avesse usato altre espressioni colorite ed evocative per indicare la stessa esigenza. Personal trainer escluso, le più simpatiche sono state (corredate di commenti e senza fare nomi):

  • Linguista: “esperto della lingua o di linguaggio”… E non ci riferiamo alla presunta capacità di mettere due parole in fila.
  • Limonatore: “In cucina ho visto i limoni e mi è venuto in mente” (estemporanamente);
  • CO.CO.PRO: “collaboratore di coito professionista” (menzione d’onore).
  • “Un tempo mi riferivo al fatto di uscire con un tipo per la prima volta come “fare il colloquio a qualcuno” e quindi lo chiamavo “freelance“.

Qui devo estendere il commento anche alle considerazioni sulle differenze culturali riscontrate dalla nostra amica che vive all’Estero: “in Italia avevo lavori precari e una relazione a tempo indeterminato (all’epoca). Qui il lavoro a tempo indeterminato é praticamente la regola ma trovare qualcuno che venga a letto con te due volte di seguito é una fatica”. Paese che vai, inghippo che trovi.

  • “Uno per la ginnastica” … Per quello di colore poi (che Dio benedica la nera genitrice) il titolo era “Afrogioia”.

Aspettiamo con ansia altri suggerimenti con il nobile scopo di aumentare la nostra consapevolezza delle infinite possibilità della “lingua” italiana e contribuendo in modo significativo alla classificazione ufficiale delle professioni in uso.