La vagina perfetta


Leggo su uno dei miei magazine femminili preferiti di una tipa che si è sottoposta a un’operazione di chirurgia estetica nelle parti basse e afferma: “Ora ho davvero una vagina perfetta.” Si, proprio così “una vagina perfetta”. Immaginatevi la mia faccia a forma di punto interrogativo.

Non è da oggi che si parla di chirurgia estetica dei genitali. Semplicemente il concetto è arrivato anche da noi, insieme alla ricostruzione dell’imene, le iniezioni di collagene per ispessire il punto G e lo sbiancamento dell’ano, operazione a quanto pare gettonata dalle pornostar. Eppure davanti alla “vagina perfetta” rimango confusa. Forse perché,  ingenuamente, pensavo che una delle cose belle della vagina è che potesse essere libera di apparire un po’ “alla come viene”. Esattamente come succede per il pene. E invece no, ne esiste una perfetta il che implica, ed è questa la cosa che più mi lascia perplessa, che ci sia un modello a cui aspirare. Sempre sullo stesso giornale l’esperto di chirurgia dei genitali Jamal Sahli afferma che la mitologica vagina perfetta “ha un colorito roseo, la pelle elastica, un buon odore, nessuna ruga, pochi peli”. Cos’è, un organo genitale o un bebé?

Fatto sta che alla ricerca di questo novello Sacro Graal, sempre più  donne, spesso ragazze, si sottopongono davvero a inquietanti operazioni chirurgiche perché non si sentono perfette, tanto meno là sotto. Sull’argomento esiste un fantastico documentario inglese del 2008 intitolato per l’appunto, The perfect vagina. L’autrice Lisa Rogers si interroga sul crescente fenomeno di questo tipo di chirurgia estetica in un modo fresco e diretto, mettendosi in gioco in prima persona. Per venirne a capo interroga gli amici e la madre, incontra donne che si vogliono operare, chirurghi estetici e un artista che realizza opere con il calco della vulva di donne normali (nella foto). Si sottopone a tutte le esperienze fino al gruppo di autocoscienza femminile in cui ci si osserva reciprocamente tra le cosce.  Segue in sala operatoria una ragazza che si opera perché è complessata. L’idea finale è, indovinate un po’, che ogni vagina è diversa e va bene così. Consigliatissimo. Anzi no, sconsigliato solo a chi ha il cuore debole: dell’operazione chirurgica non viene nascosto nulla.

(il documentario è diviso in 4 parti e passa un minuto tra una parte e l’altra)

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16 thoughts on “La vagina perfetta

  1. Questo documentario, interessante assai, è stato trasmesso l’anno scorso da Arte, in Francia (ma suppongo anche in Germania).
    Da noi se Rai 1 lo mandasse in onda verrebbe giù il mondo e la chiamerebbero volgarità.
    Non mi ci vuole molto a immaginare con quale aggettivo Arte descriverebbe Domenica In…

  2. La vagina perfetta effettivamente esiste, ma da Uomo posso dire…CHISSENEFREGA!!!
    è sempre bella chi più chi meno.
    Nessun uomo vi chiederà mai di cambiarle forma! al massimo di rasarla (i) perchè decisamente più graziosa.
    Se un uomo vi dice di farvi la plastica alle perti intime…è il caso di passare ad un altro partner.

    Vivete serene…

  3. Ho visto il documentario sulla vagiaina perfetta. All’inizio mi ero preso una cotta per la documentarista, proprio un bel tipino, forte, indipendente, purtroppo già sposata. Impegnata a far luce su un problema complesso, con ripercussioni sociali e morali. Poi, man mano che le argomentazioni si dipanavano, mi è parsa chiara la limitatezza del suo approccio. Ha fatto finta all’inizio del doc di volersi fare un idea riguardo alla fanny surgery. Invece la sua idea l’aveva già ben radicata nella testa: la chirugia estetica genitale è sbagliata.

    Ma vaffanxxxo, femminista emotiva new age del caxxo. Scusate il linguaggio, ma ste cose mi fanno imbestialire. Nessuno ha notato che musiche da film dell’orrore che ha messo durante l’operazione e come ne enfatizzava il dolore? E per favore, mi ritrai il povero chirurgo che fa il suo lavoro (non solo per soldi…) come il demonio che opera le sedicenni e invece, l’artista che fa questi inquietanti muri di figa (mica per soldi…), come il buon samaritano che aiuta le donne a piacersi. Non puoi fare un documentario oggettivo sul problema se esordi dicendo che ti senti coinvolta e piangi per la metà del film.

    Per non parlare degli strascichi di femminismo, mamma mia, tipo: che senso ha aver liberato il sesso se lo tagliuzziamo?
    -.- Come se fossimo ancora noi maschi la causa del vostro malessere, quando lo sapete benissimo che siete voi il vostro peggior nemico. Sempre a piangervi addosso. Per chi vi operate se non per voi stesse? Questo è appaling, no aspetta, the pussy wall forse di più…

    Come può far sì che la gente si interroghi se il messaggio che trasmette è che la chirurgia la fanno le insicure che non sanno cosa vogliono? Ma avete visto l’immagine della sedicenne che ha mostrato per tre secondi il medico che poi l’ha visitata? Quello era chiaramente un caso clinico, un problema serio, comprensibilmente da risolvere. Certo non saranno tutti necessari gli interventi effettuati (anche se un medico serio non dovrebbe, per il giuramento di ippocrate, operare se non necessario), ma nessuno ti obbliga ad andare sotto i ferri, è una libera scelta e in quanto tale è positiva. Io penso che finché le nostre azioni non si ripercuotono sugli altri, siamo liberi di fare ciò che vogliamo.

    Liquidare tutto il peso psicologico di un inestetismo (e qui mi sento tirato in ballo) dicendo, non è poi così grave, c’è chi sta molto peggio, ci sono i bambini che muoiono di fame, io lo chiamo “benaltrismo”. Dovrei star meglio perché altri stanno peggio?

    Ok, ogni vagina è diversa, e va bene così. Allora lo stesso dovrebbe valere per i nasi, i peni e le rotule. È facile dire che bisogna accettare i propri difetti e quelli degli altri, ma siamo ben più complicati di così. E per amore a volte è più facile accettare i difetti degli altri che non i propri. Vogliamo quello che non siamo. Non siamo perfetti, ma vogliamo esserlo, mannaggia a chi ci ha creato.

    Concludo dicendo che per piacersi, piacere agli altri è una condizione a volte necessaria ma mai sufficiente. Deve partire da noi. E se serve un’intervento chirurgico, ben venga.
    Non sto liberalizzando e commerciando la felicità, sto solo dicendo che ogni operazione serve per far star meglio il paziente, e se quella estetica non ti cura fisicamente, lo fa mentalmente.

    Saluto tutti

    PS: belli i kimono che indossano all’incontro “impara ad amare la tua vagina”… che ridere…

    • Hai sbagliato quasi sistematicamente a mettere l’apostrofo dopo l’articolo indeterminativo singolare.
      Scusami, ma la forma è la prima sembianza della sostanza.
      Rispondendo al tuo pensiero, sarò solo banale e post-femminista: sai, lo stress da bellezza codificata, su di te, che sei uomo, non martella ogni minuto tanto quanto su di me, che sono donna.
      Ci vuole una personalità granitica per essere donne e non cedere al dubbio di fare schifo, da qualche parte e in qualche modo.
      E ci vuole un equilibrio assoluto per apprezzare la bellezza che il tempo aggiunge sul corpo e sul volto di una donna, con l’avanzare dell’età.
      Non tutte hanno caratteri così forti, e non ci vuole niente a scivolare nel limbo di una religione salvifica, di questi tempi la chirurgia estetica, quando è così sdoganata.
      Quelli come te non ci trovano niente di male a vedere Rosanna Lambertucci che a Domenica In fa vedere come è cambiato il seno di una ventitreenne dopo una chirurgia plastica.
      Sai, lei non si sentiva a posto, quindi perchè no.

      Piacere agli altri non è la precondizione per piacersi.
      Il rapporto causativo fra piacere e piacersi non ti è chiaro, mi pare.

      • bel commento e, a parer mio, hai perfattamente ragione.
        bisognia xò ammettere che piacersi nn è cosa semplice, e io che a breve compirò i 14 anni, sinceramente nn mi piaccio, anche se ho ancora tutta la vita x cambiare ( se il 21 dicembre nn moriamo tutti sintende!)

  4. Si parla tanto di peni dell’uomo e si sottovaluta la patatina delle donne che per dimensioni e forma cambia completamente il piacere di un rapporto, per l’uomo.
    Assolutamente da non sottovalutare.
    Il problema è che si cade sul superficiale trattando questi argomenti e si torna a ripetere che non bisogna fissarci perchè alla base ci deve essere sempre l’amore, altrimenti, se stiamo a guardare le dimensioni dell’uomo e della donna nessuno si “accoppia” più…

  5. cmq di roba in avanzo da tagliare la tipa ne aveva parecchia. e sempre meglio la chirurgia che le femministe che si abbracciano e si guardano la vagina allo specchio. mi viene il vomito al solo pensiero.
    la documentarista poteva fare a meno di piagnucolare e rimanere imparziale facendo bene il suo lavoro, ad ogni modo come il resto della chirurgia estetica può essere discutibile se utilizzata quando non necessaria ma in alcuni casi a mio parere può essere indispensabile per il benessere fisico e psicologico.
    basta fare i buonisti, i perbenisti i bigotti, niente è solo bianco o nero.

    rispondendo a Chiara Scolastica ormai lo “stress da bellezza codificata” martella anche gli uomini.

    firmato: donna aggressiva pro-machismo

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