Il cinema, le donne e il 2010


Il 2010 è stato un anno davvero scarso per film da ricordare. Ma ci sono due pellicole a cui continuo a ripensare. Potiche, La Bella Statuina di Francois Ozon e We Want Sex di Nigel Cole. Non perché siano dei capolavori ma per il tema che affrontano e per il modo in cui lo fanno. Sebbene siano molto diversi, uno francese, l’altro inglese, uno ambientato negli anni ’70, l’altro nei ’60, uno narra una vicenda personale, l’altro un episodio collettivo tratto da una storia vera, entrambi parlano di donne e lavoro e, cosa ancora più interessante, affrontano il nostro recente passato filtrato attraverso la lente del presente. In Potiche, Catherine Deneuve è la ricca moglie di un industriale che ha l’occasione di condurre la fabbrica al posto del marito confrontandosi con il diritto allo sciopero, i sindacati e gli uomini in generale. Il regista dipinge la protagonista come una donna iconica, grande mamma finalmente liberata e pronta a rinunciare agli uomini della sua vita, se non all’appoggio del fedele figlio gay, per lanciarsi in una nuova carriera. Il film è leggero, una commedia brillante a tutti gli effetti, ma non privo di agganci con la realtà: già intravediamo i semi di quello che diventerà il mercato del lavoro come la delocalizzazione delle fabbriche. We Want Sex, invece, prende spunto dallo storico sciopero che le lavoratrici della Ford inglese intrapresero nel 1968. Lo sciopero che fermò l’intera fabbrica e diede il via a una più ampia battaglia per la parità di stipendio tra uomini e donne. Il film è un compito ben svolto, nulla di più, che si inserisce nella cinematografia pro-proletariato tipicamente inglese. Eppure non si può accusare il regista di non aver toccato davvero tanti temi: dai costi della battaglia femminile-ista, sia in ambito lavorativo che familiare, al maschilismo imperante anche e soprattutto tra i sindacalisti, fino alle rivoluzioni sociali di quegli anni. E di nuovo, proprio come succede in Mad Men (7 sceneggiatrici su 9 totali, non per dire), tra capelli cotonati e abitini stretti in vita si agitano i demoni del presente. Sembra che la società si volti a guardare indietro il passato recente per trovare un senso all’attualità. Quello era l’inizio di tutto, quelle erano le conquiste, quelle le contraddizioni. Quello era il sogno in cui abbiamo creduto e di cui ora non vediamo che macerie. Il passato all’improvviso non è un più un quadretto rassicurante in cui rifugiarsi, non un fulgido elenco di vittorie acquisite ma materia viva, in cui affondare le mani per capire le contraddizioni del presente. Al centro, spesso, le donne. Perché anche Karl Marx, citato in We Want Sex, afferma che il livello di una società si misura dal ruolo che hanno le donne. Donne in lotta per i diritti e per una società migliore che, però, da lì a breve avrebbe cambiato tutte le carte in tavola rivelando un fallimento che tutte noi sperimentiamo oggi sulle nostre spalle.  Precariato, alienazione, povertà, contrazione dei diritti, parità disattesa, solo per citarne alcuni. E’ la crisi, baby. E’ il punto di non ritorno. Sarà il caso allora di gettare uno sguardo al passato, selezionare il buono per poi prendere la rincorsa, salutare quello in cui abbiamo creduto e inventare un mondo nuovo. Buon 2011 costruttivo a tutte!

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