Bad romance again and again

Ci intrippa questa cover di Bad Romance di Lady Gaga ad opera della biondina Lissie, dall’Illinois con furore

Annunci

Lo strategismo sentimentale for dummies

stati alterati di coscienza

Ebbene si, ho comprato Il Labirinto Femminile di Alfonso Luigi Marra. Troppo facile ironizzare sugli spot demenziali con Manuela Arcuri e Lele Mora senza andare fino in fondo. Così mi sono recata in libreria e ho devoluto 14 euro alla mia curiosità perversa e al bene (?) della comunità che deve sapere cos’è lo strategismo sentimentale “che ha rallentato il cammino della civiltà di centinaia di migliaia di anni”.

Il Labirinto Femminile è in gran parte uno scambio di sms e qualche mail tra Luisa e Paolo, inutile pseudonimo del Marra che subito rivela la sua identità attraverso pensieri e azioni strabordanti. Paolo/Marra, potente avvocato 60enne perde la brocca per la 30enne Luisa che lavora con lui e comincia a tartassarla di sms da 1400 caratteri ciascuno colmi di desiderio sessuale e verve giovanile (TA, è il ti amo che conclude i suoi messaggi). Un fiume in piena punteggiato qua e là dai rari sms di Luisa che, al limite dell’analfabetismo (senz’altro anche sentimentale secondo il Marra-pensiero), risponde ripetitiva o forse anche un po’ preoccupata: “tu non capisci niente”, “fai come ti pare”, “ho mal di testa”. Più lei è ermetica, più lui parte in quarta con riflessioni para-psicologiche sul suo negarsi, arrovellandosi soprattutto quando lei lo trova troppo vecchio. Poi Luisa fa l’errore madornale di dargliela. Probabilmente rintronata dai troppi bip bip del cellulare. Al che Paolo/Marra si infervora sempre di più e si convince che lei lo ama ma siccome è prigioniera dello strategismo sentimentale lo vuole soprattutto dominare e cela la corrispondenza di amorosi sensi perché vuole avere assicurazioni di non essere una delle sue tante conquiste. Dopo i rari incontri sessuali lei sparisce, lui si incazza, poi la perdona, lei continua ad avere mal di testa (e ti credo!), finché lui si convince che lei punti a sposarlo, cosa buona e saggia se non fosse che lui sta ancora divorziando dalla seconda moglie e se non sospettasse che lei lo sopporti solo per questioni “datorili”. Tutto questo per 4 lunghi anni e centinaia di migliaia (quelli si) di sms che sono fondalmentalmente un gorgo narcisistico del Marra in cui non manca di informare il lettore sulla sue teorie, tra cui quella della formazione del pensiero, quella della tigna e delle preesistenze, sul libro precedente “La storia di Giovanni e Margherita”, i figli devoti, i cinghiali che padella dopo averli cacciati, i gamberoni pescati da Ciro (e poi padellati anche quelli), le battaglie contro le banche e i suoi successi nell’Unione Europea. Tutto è genio nella vita di Alfonso Luigi, tanto che mentre li scrive già raccoglie gli sms perché gli è venuto in mente che possono diventare un libro che salverà il mondo. Senza volerci addentrare troppo nelle analisi psico-sociologiche: forse questo potrebbe spiegare come mai ci troviamo davanti al fenomeno chiamato Marra.

Il Labirinto si conclude poi con le chiavi di lettura e con la parte seconda costituita da capitoli i cui titoli fanno la felicità degli amanti del surrealismo: “La non dialogicità sessuale e la non orgasmicità femminile quali effetti delle politiche del potere economico per inibire il confronto”, “La consumazione delle culture dell’amore fin qui vigenti”, “Definizione dell’amore, sue cause, suo modo di insediarsi nel sistema mentale, e sua alterazione a opera del potere economico”, “L’inversione a favore dell’uomo del rapporto di forza dopo l’istituzione della coppia”, per concludere con la temibile degenerazione dello strategismo sentimentale: “Il maliardismo”.

Inutile chiedervi cosa sia esattamente lo strategismo sentimentale o il maliardismo. L’unica cosa che davvero preme al Marra è che lui sia giustamente riconosciuto come un genio e che finalmente il cammino della civiltà riprenda il suo corso. Ad ogni costo: anche attraverso costosi spot con azzeccati testimonial famosi. Ma la battaglia non finisce qua. Marra annuncia anche i suoi prossimi libri, titoli che valgono la pena di essere citati: “Pazzia un corno!”, “Atto di appello”, “Da Ar a Sir”, “Cucciolino”, “Il complesso di Santippe”, “La civiltà degli ‘onesti'”, “La storia di Aids”, “Causa della fondazione, ideologia e programma del Partito di Azione per lo Sviluppo”, “Lettera di un avvocato italiano agli intellettuali australiani”, “L’Australia, una monarchia ben poco costituzionale”. Siete avvisati… intanto a me è venuto un gran mal di testa.

Perle del Marra-pensiero:

Vecchio a chi?!

“Ti scrivo, cara Luisa, di vari argomenti che in parte già conosci, ma preferisco svolgere compiutamente. Ribadito quindi che questa questione dell’età non mi ha convinto e mi sembra celare altro che mi sfugge (strategismo), parlerò tuttavia come se pensassi sia davvero quello il problema. A riguardo, pertanto, innanzitutto spero che le mie connotazioni psichiche abbiano sul tuo giudizio l’influsso che hanno sui tuoi sentimenti. Inoltre, non scherzo se dico, come dai miei libri, che l’evoluzione tecnologica causerà che coloro che saranno vivi fra uno, cinque, dieci anni potranno sperare sempre più fondatamente di poter allungare la loro vita ogni giorno di un giorno ancora, per cui, quelli tra noi che attraverso questa logica saranno vivi tra dieci, venti, quaranta anni, non moriranno più, perché sarebbe impensabile che, essendo ancora vivi tra cinquanta, sessanta, settant’anni, il livello di evoluzione scientifica di quel momento non garantirà di allungare ancora la vita fino a epoche in cui sarà possibile eludere la morte del tutto […] tanto più che, per il momento, modestamente, sono in grado di farti volare, sicché dimmi tu che senso ha preoccuparti che potrei non sapere più come farti volare decorsi i prossimi quindici vent’anni quando tu non hai mai volato finora neanche un momento.”

Della necessità del linguaggio scurrile

“Stamattina, in piena aula di udienza della Corte del Lussemburgo, dinanzi a non so quanti giornalisti di tutto il mondo, nella causa per danni fattami da quei tre PM per le parolacce di cui al mio documento sulla necessità del linguaggio scurrile, l’avvocato del Parlamento Europeo ha detto, come nulla fosse, che il Parlamento ha formulato la normativa sull’immunità dei parlamentari europei in base a quello che ho scritto io in un volantino di mezza pagina del 1996, e che ci sarà prossimamente una nuova riforma sempre in base agli argomenti di cui al mio volantino. Cose folli: coprono le persone di onori e cattedre universitarie per molto meno, e a me non hanno addirittura fatto sapere niente! Mi è venuto il sospetto che nelle Istituzioni europee i miei documenti (specie quello sulla riforma istituzionale europea) siano più noti di quanto io immagini, ma i media non ne facciano parola.”

Montalcini chi?

“Montalcini sta dicendo in tv che la ragione degli errori umani è il dominio della componente limbica (antica/emotiva) del cervello su quella corticale (razionale). È una sciocchezza. La ragione degli errori umani è nel fatto che la scienza moderna non conosce il modo di formazione del pensiero, dopo che l’ho descritto nei miei libri da ormai ventitré anni.”

La solitudine del cunnilingus

Ci avete mai pensato? In italiano non esiste un sinonimo per il cunnilingus. La questione  gira in rete, rimbalza da Twitter a Facebook, dove c’è anche un gruppo dedicato alla ricerca di un neologismo. Mentre per la fellatio, lo sappiamo, esistono davvero tanti modi di dire per il cunnilingus proprio niente, come se il sesso orale per donne fosse rimasto lì, un po’ imbalsamato nel nome latino. Carolina Cutolo sul suo indimenticato blog Pornoromantica scriveva: “”Perché mai la più santa delle leccate non riesce ad ottenere un posto di pari prestigio [pari alla fellatio, ndr] nell’Olimpo delle pratiche sessuali? Che anche solo l’orrenda parola di origine latina, “cunnilinguo”, così freddamente tecnica se confrontata con l’onomatopeica armoniosità della parola “pompino”, che ti riempie la bocca al solo pronunciarla, è in sé prova evidente di un’antica disparità di trattamento, di un uso assiduo dell’una quanto scarso dell’altra. Io proporrei dunque, ad uso sperimentale e per lo meno finché non si trova di meglio, di chiamare il cunnilinguo “santaleccata”, e non venitemi a dire che è offensivo per qualche religione, perché ci sono innumerevoli culti a questo mondo e ciascuno ha i suoi più che legittimi santi. Perché mai dunque i miei non dovrebbero meritare rispetto e coltivare dignità?”. Le parole sono importanti e sarebbe carino se anche il cunnilingus avesse dei nomi che incutessero meno timore di cunnilingus e se fosse una pratica talmente ordinaria da conquistarsi nell’immaginario popolare i suoi sinonimi amichevoli. Intanto siamo qui che ancora pensiamo a dei nomignoli buffi: da santaleccata a sorbetto.

I disoccupati hanno i super poteri

Prepariamoci: il 2011 è l’anno del ritorno in massa (sugli schermi cinematografici) dei supereroi. Nei prossimi mesi vedremo (o rivedremo) una serie abbastanza nutrita di cinecomic (film tratti dai classici comic della Marvel o della DC): ad aprire le danze della comic-mania saranno due outsider, ovvero The Green Hornet (28 gennaio 2011) e Kick-Ass (25 febbraio). Il 29 aprile debutterà il divino Thor (di casa Marvel), l’arrogante figlio di Odino. Per assistere alle prodezze del suo collega vendicatore a stelle e strisce Capitan America, invece, bisognerà attendere il luglio 2012, mentre dall’Universo DC il primo a debuttare sarà Green Lantern (17 giugno 2011).

Il disoccupato

Tutto questo testosterone e questo tripudio di super poteri mi hanno spinta ad indagare sulla nascita della figura del supereroe nella cultura popolare (occidentale).

Pare, indagando un po’, che i primi supereroi si conformassero largamente al modello di personaggio dominante nella produzione cartacea dell’America popolare nella prima metà del XX secolo. Quindi, il tipico supereroe era bianco, di ceto medio-alto, eterosessuale, professionista, di giovane o media età.

Inoltre, una caratteristica sempre comune a quasi tutti i supereroi è la doppia identità  cosa che “ha fatto parlare gli studiosi di “schizofrenia”, e in ogni caso rappresenta una tensione tra la natura umana e quella ultraumana del personaggio” (per qualche notizia in più leggere qui:  Supereroi).

 

Wonder Mother

È a questo punto che non può che sorgere spontaneo  il legittimo dubbio che il miglior interprete delle caratteristiche dell’uomo medio dei nostri tempi e soprattutto colui che rappresenta meglio le tensioni della nostra attuale schizofrenia di “essere umani che però devono sovra umanamente arrivare a fine mese senza lavoro” sia il nuovo eroe protagonista di The adventures of unemployed man con tutta la sua splendida cricca di amici e nemici.

Il suo nome è Ultimatum, l’uomo comune che perde il posto e si trasforma in Unemployed: il disoccupato. Insieme a lui si muovono sulla scena Wonder Mother, ovviamente madre sola che fatica a mantenersi e, questa sì una figura davvero rivoluzionaria (e se hanno problemi negli States …) Master, il laureato troppo qualificato per qualsiasi lavoro.

Master of Degrees

I malvagi, ovviamente, sono il Debito tossico, il Broker, la temibile Risorsa Umana e Outsourcerer che fa sparire il tuo lavoro delocalizzandolo.

Chissà se ne faranno mai un film. Ma sono sicura che se il film fosse italiano ora come ora Marchionne sarebbe uno dei temibili protagonisti principali.

Intimi dubbi

XL o...

Mutande XL o mutande XS? Sembra una questione da poco ma  si agitano contrapposte scuole di pensiero sull’argomento. Da una parte il ritorno della lingerie vintage, sull’onda del fenomeno Mad Men, per cui la pancera della nonna è sexy (per fortuna con tutte le migliorie hi-tech del caso). Dall’altra lo sconfinamento del perizoma nel territorio del catalogo D-Mail. Come nel caso del C-string, perizoma senza lacci o, se volete, cerchietto per la patata. Sponsorizzato anche come costume (?!) che non

... XS?!

lascia segni dell’abbronzatura. Insomma, sotto sotto, cioè lì sotto, l’importante è estremizzare, che l’intimo femminile sia extra qualcosa. Siamo confuse (che poi è l’unica cosa che si può provare dopo aver visto il C-string) e, allo stesso tempo, abbiamo l’impressione che le mutande stiano cercando di dirci qualcosa di importante sui nostri tempi.

Il cinema, le donne e il 2010

Il 2010 è stato un anno davvero scarso per film da ricordare. Ma ci sono due pellicole a cui continuo a ripensare. Potiche, La Bella Statuina di Francois Ozon e We Want Sex di Nigel Cole. Non perché siano dei capolavori ma per il tema che affrontano e per il modo in cui lo fanno. Sebbene siano molto diversi, uno francese, l’altro inglese, uno ambientato negli anni ’70, l’altro nei ’60, uno narra una vicenda personale, l’altro un episodio collettivo tratto da una storia vera, entrambi parlano di donne e lavoro e, cosa ancora più interessante, affrontano il nostro recente passato filtrato attraverso la lente del presente. In Potiche, Catherine Deneuve è la ricca moglie di un industriale che ha l’occasione di condurre la fabbrica al posto del marito confrontandosi con il diritto allo sciopero, i sindacati e gli uomini in generale. Il regista dipinge la protagonista come una donna iconica, grande mamma finalmente liberata e pronta a rinunciare agli uomini della sua vita, se non all’appoggio del fedele figlio gay, per lanciarsi in una nuova carriera. Il film è leggero, una commedia brillante a tutti gli effetti, ma non privo di agganci con la realtà: già intravediamo i semi di quello che diventerà il mercato del lavoro come la delocalizzazione delle fabbriche. We Want Sex, invece, prende spunto dallo storico sciopero che le lavoratrici della Ford inglese intrapresero nel 1968. Lo sciopero che fermò l’intera fabbrica e diede il via a una più ampia battaglia per la parità di stipendio tra uomini e donne. Il film è un compito ben svolto, nulla di più, che si inserisce nella cinematografia pro-proletariato tipicamente inglese. Eppure non si può accusare il regista di non aver toccato davvero tanti temi: dai costi della battaglia femminile-ista, sia in ambito lavorativo che familiare, al maschilismo imperante anche e soprattutto tra i sindacalisti, fino alle rivoluzioni sociali di quegli anni. E di nuovo, proprio come succede in Mad Men (7 sceneggiatrici su 9 totali, non per dire), tra capelli cotonati e abitini stretti in vita si agitano i demoni del presente. Sembra che la società si volti a guardare indietro il passato recente per trovare un senso all’attualità. Quello era l’inizio di tutto, quelle erano le conquiste, quelle le contraddizioni. Quello era il sogno in cui abbiamo creduto e di cui ora non vediamo che macerie. Il passato all’improvviso non è un più un quadretto rassicurante in cui rifugiarsi, non un fulgido elenco di vittorie acquisite ma materia viva, in cui affondare le mani per capire le contraddizioni del presente. Al centro, spesso, le donne. Perché anche Karl Marx, citato in We Want Sex, afferma che il livello di una società si misura dal ruolo che hanno le donne. Donne in lotta per i diritti e per una società migliore che, però, da lì a breve avrebbe cambiato tutte le carte in tavola rivelando un fallimento che tutte noi sperimentiamo oggi sulle nostre spalle.  Precariato, alienazione, povertà, contrazione dei diritti, parità disattesa, solo per citarne alcuni. E’ la crisi, baby. E’ il punto di non ritorno. Sarà il caso allora di gettare uno sguardo al passato, selezionare il buono per poi prendere la rincorsa, salutare quello in cui abbiamo creduto e inventare un mondo nuovo. Buon 2011 costruttivo a tutte!