Beato chi so fà (sul) sofà


Chissà perché i pubblicitari in certi casi hanno davvero l’occhio lungo, forse perché è sempre valido il famoso detto “Sex Sells” e le campagne pubblicitarie sono sempre più puntate su immagini sexy o su allusioni più o meno esplicite a un rapporto sessuale, ma questa volta paiono proprio averci azzeccato.

Di recente abbiamo visto la Ferilli ammiccare da un divano e in tempi meno recenti la Cuccarini diventare la “più amata” dagli italiani proprio in una cucina. Come dimenticare poi il sensuale spogliarello di un giovanotto in una lavanderia e la giovane sirena di pelle vestita in uno spot del silicone?

Insomma a quanto pare le ambientazioni casalinghe sono entrate a pieno diritto nell’immaginario collettivo dello sfondo ideale per chi decide di fare sesso lontano dal classico letto, forse troppo legato ad una più casta posizione di matrice cattolica (detta del missionario, infatti).

Quindi “beato chi se lo fa (sul) sofà” perché un recente sondaggio commissionato da una community ricca di notizie curiose sulle relazioni  e  sul sesso (ottenendo risposte da 5000 persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni) emerge che il luogo preferito dagli italiani (letto escluso) per fare l’amore è proprio il sofà o più semplicemente il divano.

Al secondo posto, sarà forse per il richiamo del legame sempre virtuoso tra sesso e cibo, si posiziona il tavolo della cucina (25%), mentre la cucina intera (di cui ci chiediamo cosa rimanga di altrettanto comodo se non sedie e pavimento) si posiziona al primo posto tra le stanze della casa. Al terzo posto tra le preferenze troviamo il bagno e  tra gli amanti della lavatrice il sondaggio segnala che il 10% ha dichiarato di farlo con la centrifuga accesa.

Insomma gli italiani “amano” spaziare e devono comunque ritenersi fortunati perché c’è anche chi di camere non ne ha nemmeno una: una “camera per il sesso”, infatti,  è stata tra le richieste insolite da parte di alcuni dei 300.000 sfollati dopo l’eruzione del vulcano Merapi in Indonesia preoccupati di una violazione del loro “diritto alla privacy” in un momento di coabitazione forzata. Questa si una vera notizia perché a quanto pare anche dopo un grande dolore c’è qualcuno che trova la voglia di continuare a vivere e “godere”.

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