IL Rasoio ha detto Si. Piccoli dark a passeggio

Per genitori amanti delle atmosfere cupe e sepolcrali segnaliamo la nuova linea di passeggini Black Label della Chicco.

Del resto, si sa, il mondo dei bambini è un mondo ambiguo e a volte inquietante… Dai pagliacci di McDonald’s al Danny di Shining, passando per tutte le favole dal finale dark in cui orchi e streghe e lupi la fanno da padrone per approdare alle immagini surreali di Tim Burton ed al genio di Lewis Carroll. Che esista un lato dark della vita è bene saperlo fin da piccoli. Ci si abituerà così prima possibile a distinguere tra il bene e il male e si apprezzerà meglio l’energia e la passione del colore se si sa come distinguerle dal resto.

E poi diciamocelo, bisogna pur coalizzarci e lottare contro l’imperialismo a tinte confetto dell’onnipresente Hello Kitty, un inquietante gatto senza bocca di 33 anni.Chiccoblacklabel

Il corpo di Noi donne

“Fortunatamente” alcuni “spiacevoli” vicende personali del nostro premier e della nostra vita politica hanno portato all’attenzione un tema di cui spesso si dimentica la cruciale importanza e su cui spesso si sorvola: la strumentalizzazione dell’immagine e del corpo delle donne.

Che siano sempre esistite le escort, gli intrecci tra sesso e politica e che il “sesso venda” (come amano affermare i pubblicitari americani) non è una novità. La novità, nel nostro paese, è che il sesso è diventato il mezzo e il fine per l’autoaffermazione delle donne e che ormai il modello imperante e socialmente accettato di “femminile” sia quello veicolato da un certo tipo di televisione e consacrato dall’“approvazione” e dall’indulgenza dell’opinione pubblica.

Del potere dell’immagine veicolato dalle televisioni si è occupato di recente il documentario Videocracy di Erik Gandini il cui titolo rimanda appunto all’idea del Potere della Televisione (commerciale), la Videocrazia, nel dettare modelli di comportamento basati sull’urgenza dell’apparire. Come non citare le due rivelatrici paroline pronunciate da Lele Mora, “basta apparire”, e significativamente posizionate a chiusura del documentario?

Della degradazione dell’immagine e del corpo delle donne, così come veicolato dalle televisioni, si occupa invece un documentario di Lorella Zanardo, “Il corpo delle donne”, in cui la rassegna di tette e culi e inquadrature “ginecologiche” tratte dalle più diverse trasmissioni televisive colpisce e nausea la sensibilità di chi non accetta di vedere paragonati i glutei delle donne a due prosciutti stagionati, per citare una delle immagini più forti ed emblematiche del documentario.

Il blog “Il corpo delle donne” si trova a questo indirizzo e sulle sue pagine si può anche cliccare e guardare il documentario.

Credo che non ci sia altro da aggiungere, se DonnaTimbrataComeUnProsciuttonon un piccolo pensiero su come lo scardinamento di questo stato di cose sia in mano alle sole donne. Siamo noi a non dovere aderire a queste logiche, siamo noi a doverci rifiutare di essere degradate al rango di prosciutto.

Cialtroni Sentimentali: una Tipologia Ragionata.

Dall’8 settembre è in libreria un simpatico manualetto dal titolo Trattali Male (Piemme). L’autore è l’inglese (ma greco di origine) Gerry Stergiopolous. Gerry è un ex inquilino della Casa del Grande Fratello versione Brit ed è gay, il che spiega anche il funzionale titolo originale del libro (Trattali male e mantienili arrapati).
Sinteticamente il messaggio del libro è che ogni donna dovrebbe avere un amico gay, banalmente l’unico che ha il coraggio di dirti che quel vestito ti sta proprio da schifo ma anche l’unico ad essere uomo, spia oltre cortina, “che raccoglie informazioni e poi le dispensa alle donne”, come egli stesso afferma dalle pagine di Vanity Fair (n. 37, 16/09/09).
Lo slogan di Gerry è “Se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dietro ogni grande donna c’è un amico gay”.
E questo mi ha fatto molto riflettere. Perché per quanto un amico gay sia utile, e io lo so molto bene, credo anche che esista una spiegazione molto più semplice: dietro una grande donna ci sia una grande esperienza maturata da altrettanto grandi fallimenti (sentimentali).
E così ho fatto un po’ di mente locale e ho tirato fuori una prima tipologia ragionata di cialtroni sentimentali…
Ogni altro suggerimento è ben accetto. Per ora i tipi sono tre:

L’“alternativo”: ha i capelli gialli, è alto e dinoccolato e indossa rigorosamente magliette al contrario e jeans oversize che sembrano usciti dall’officina di un meccanico. Per conquistarlo hai dovuto bere direttamente da una bottiglia di Jack Daniel’s che passa di mano in mano, peggio di bocca in bocca, durante la Festa della Semina e del Raccolto. Il suo anticonformismo ostentato e il disinteresse che dimostra verso qualunque attività produttiva, inclusa la spesa al supermercato, è direttamente proporzionale al conto in banca dei genitori. L’unica cosa positiva dell’alternativo è che, coerentemente alla sua lotta perenne-adolescenziale contro le convenzioni della società civile, non fa una piega se non ci siamo depilate le gambe…

La “prima donna”: la prima volta che ci parlate non vi fa aprire bocca e qualcosa vi dice che non avrete mai l’ultima parola (e manco la prima). Fidatevi del vostro istinto! Nonostante egli sappia irretirvi con il suo savoir faire e le sue capacità da vero mattatore. In mezzo ai suoi amici è brillante e istrionico ma probabilmente dotato di scarsissima autoironia e pronto ad andare in crisi al primo raffreddore del suo personal trainer. Un classico del cocainomane, di quelli che portano il colletto della polo alzato, di quelli che vi dicono “Sei fantastica”. Uhm…

L’“impenetrabile”: occhi languidi, meglio se verdi, e naso aquilino, gran parte del suo fascino dipende dall’essere immerso perennemente nei suoi pensieri, cosa che stuzzica il Sondaggista che alberga in ciascuna di noi. L’impenetrabile è affascinante come un vuoto d’aria ed è molto probabile che sia l’unico caso in cui alla domanda “a che stai pensando” la risposta “a niente” corrisponda a verità, soprattutto se la domanda è ripetuta nel silenzio dell’abitacolo di un’auto, in mezzo ai cespugli, dietro alle dune dei Cancelli di Ostia, per la cinquantesima volta. L’impenetrabile è tipicamente un programmatore, un geometra o un surfista in acido…

Cosa direbbe l’amico gay?

Mia Regina, in genere diffidare dagli uomini che non fanno una piega se non ti sei depilata le gambe! Lo sai che stanno puntando direttamente e spasmodicamente ad altro e che non dormiranno mai con le gambe intrecciate alle tue!
Tesoro! Quello ti scaricherà appena troverà qualcuna che si intona meglio ai suoi mocassini!!!
Ma almeno… Tra un silenzio e l’altro, ci ha dato dentrooooo?

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Comunicazione di servizio

Fate come se questo post quasi non esistesse. Non sarà particolarmente fico però è utile ed ecologico (serve solo un paio di jeans). Perché ci piace qualunque cosa che aiuti a mantenere le lame ben affilate, soprattutto quando le lame sono quelle dannatamente care dei rasoi usa e getta. A dir la verità non sappiamo neanche se funziona veramente. Fatecelo sapere!

Favolosi vecchi tempi

Fleur de Guerre è una pin-up professionista, blogger, modella di abiti vintage e presentatrice di spettacoli burlesque, che questa Razor ha avuto il piacere di conoscere di recente durante una sua “lezione di rétro“.

Abbiamo appreso alcune informazioni curiose che condividiamo in questo post, come ad esempio:

– Gli anni ’20 videro la conquista del voto femminile e l’ascesa dell’Unione Sovietica. Queste rivoluzioni si estesero alla moda MA un vero abitino degli anni ruggenti non è una minigonna. All’epoca erano quei vestiti erano scadalosi perché mostravano le ginocchia, non le chiappe.

– Le linee dritte dei vestiti anni ’20 stanno male sui fisici a clessidra, con le tette. Donano molto, invece, a chi ha i fianchi leggermente più ampi del busto.

Ginocchia coperte negli anni '30.

Ginocchia coperte negli anni '30.

– Gli anni ’30 furono quelli della Depressione, quindi la moda regredì. Le linee molto femminili dell’epoca stanno bene a chiunque, ma mai accorciare gli orli per non perdere l’effetto.

– Durante la II Guerra le donne inglesi ricavavano vestiti dai sacchi di farina. Molti mulini iniziarono a confezionare sacchi con stampe a fiori, in modo che le massaie scegliessero la loro marca invece della concorrenza.

– Mischiare le decadi va bene. Un vestito anni ’60 può stare bene con un’acconciatura anni ’40 e accessori anni ’20.

– La moda vintage richede una schiena dritta e una postura elegante. Ma non torturiamoci con i corsetti, il bello di vivere nell’era moderna è che puoi vestirti come nel passato ma agire come nel presente.

Fleur

Ecco Fleur, appena tornata dal supermercato.

– Per finire, la regola d’oro: per uno stile vintage vanno benissimo anche le riproduzioni moderne. Non c’è niente di male nel preferire vestiti nuovi a quelli lasciati dai defunti.