NETLOVING


Tra i libri usciti nel 2008 c’è questo libro, Amori (Fazi, 2008 ) di un signore di quelli che incutono timore: Jacques Attali eminenza grigia di F. Mitterand ed economista di fama mondiale, chiamato da Sarkozy a capo della commissione di eccellenti dediti a “ripensare” (una cosa molto francese) la Francia. È così che l’ambiente glamour dell’Eliseo, allietato dai taillerini di Madame Carlà, deve avergli allargato il cuore spingendolo a discettare di amore e relazioni amorose. Da quello che ho letto si possono trarre diverse conclusioni e qualche riflessione. La storia delle relazioni uomo-donna, il solo luogo dove la parola amore si materializza e diventa “qualcosa” che ha delle conseguenze (quindi è reale), invece di un vago concetto con mille sfumature, è una storia lunga e complicata che ha una caratteristica davvero particolare, perlomeno nelle società occidentali: contrariamente a tutte le altre specie animali l’uomo ha imposto un vincolo ai propri sentimenti creando e imponendo, con la società borghese, il “vincolo matrimoniale” come base del tessuto sociale. Anche il sesso e l’attrazione sessuale, la cosa più spontanea e irrazionale che caratterizza le relazioni uomo-donna, sono state ideologicamente asservite allo scopo della riproduzione nell’ambito della morale cristiano-cattolica e slegate dalla loro caratteristica puramente ludica, o se vogliamo, dallo scopo di soddisfare un desiderio “intimo”, individualistico o un puro istinto. Ma come succede sempre, finché qualcuno cui noi attribuiamo un certo prestigio non ci apre gli occhi non ci rendiamo conto di star sperimentando tutti una nuova realtà. E allora Attali ci spiega che la monogamia, in quanto vincolo, ha i giorni contati e a maggior ragione in questa nostra epoca in cui l’evoluzione dei rapporti umani e dell’intera società ci spinge verso un maggiore individualismo, o come spiega efficacemente Attali ad una “apologia della masturbazione”. Le nuove tecnologie e la possibilità di sperimentarsi in situazioni diverse e la moltiplicazione conseguente delle possibilità di incontro renderanno sempre più plausibile l’emergere di ciò che Attali definisce il Netloving. Ma attenzione, netloving non significa amore in rete ma rete amorosa cioè poliamorismo dove le varie dimensioni dell’amore, dei sentimenti e del sesso netloving1non formano più un unicum così come noi uomini e donne non siamo più definite/i da “un ruolo” e soprattutto noi donne: non più mogli e madri, regine del focolare o donne in carriera ma un sistema complesso di ruoli e di vite parallele. Così la dimensione dell’amore in rete è solo una delle tante che caratterizzeranno il nuovo modo di gestire le relazioni amorose nel futuro preconizzato da Attali. La cosa interessante è che il netloving non costituisce né una evoluzione, né una involuzione ma semplicemente una nuova fase, così come la monogamia che non è sempre esistita costituisce una fase nella evoluzione degli amori nel corso della vita dell’uomo. Una ultima cosa, un puro esercizio di logica: qualcuno dirà che l’apologia del poliamorismo giustificherebbe l’infedeltà ma se l’infedeltà costituisce l’altra faccia della monogamia, se sparisce l’una sparisce anche l’altra, o no? E la monogamia, forse, potrebbe diventare una scelta consapevole così come l’infedeltà cessare di essere una deroga colpevole ad un vincolo imposto. Pensieri difficili. Lancio solo una provocazione e attendo di conoscere qualche opinione perché per ora, come dice Samantha Jones, le botte prese nel vano tentativo di sciare e “questa faccenda dell’amore” mi hanno sfinita.

2 pensieri su “NETLOVING

  1. simo, ancora credi che il soddisfacimento del desiderio sessuale sia la risposta più spontanea e irrazionale a un puro istinto? una cultura è “una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione” dove gli individui non fanno altro che negoziare significati. Magari non tutti lo fanno in maniera consapevole, ma penso che di istintuale ci sia rimasto ben poco, anzi nulla!

  2. Se la monogamia è una scelta consapevole è sufficiente dire all’altro, un bel giorno,:”caro ho fatto un’altra scelta”, così non ci si assoggetta al vincolo imposto dalla cultura dominante e l'”infedeltà” è solo un cambio, di durata a piacere di chi lo compie.
    Nessuno dovrebbe essere biasimato per aver seguito le proprie “inclinazioni”.
    La questione è ardua davvero ma sono d’accordo con Emilia, quello che conta è il “negoziato” tra i soggetti comunicanti: quando quello iniziale è ben fatto le possibilità di deroghe colpevoli sono molto limitate.

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