La sindrome di Miss Italia


Il concorso per eleggere Miss Italia si è appena concluso e siamo tutti più felici, la stessa sensazione di liberazione e appesantimento generale che tutte le ricorrenze portano inevitabilmente con sè: il Natale, la Santa Pasqua, il Festival di Sanremo e Miss Italia. Beato chi è nato quando era normale entrare in un trip di massa solo davanti al panettone e alla colomba pasquale. By the way… Ero impegnata in un noiosissimo seminario ieri e i rigatoni cementati dalla mozzarella mi erano rimasti abbondantemente sullo stomaco quando non ho potuto fare a meno di notare come l’attenzione dell’uditorio fosse molto più sollecitata dall’intervento del relatore di sesso maschile che da quello di sesso femminile che si alternavano nell’esposizione. Tutto ciò ha risvegliato la mia attenzione annienteta da una digestione molesta e mi sono chiesta se il fenomeno nn fosse dovuto allo scarso (scarsissimo) sex-appeal della relatrice la qual cosa peraltro non avrebbe dovuto influire sulla variazione di attenzione dell’uditorio convenuto per ascoltare della roba utile per il loro lavoro. E così mi è venuta in mente Miss Italia, anche se forse la spiegazione del fenomeno ha altre motivazioni … Ma a me è comunque venuta in mente Miss Italia e vi spiego perchè. Un tempo forse sarebbe stato normale per una donna brutta ma intelligente essere stimata, ascoltata e seguita per quello che aveva da dire, per le sue qualità intellettuali e morali. C’erano le donne belle da sposare e le donne brutte e intelligenti avevano comunque qualche chance: potevano fare leva sul loro intelletto ed essere amate e idolatrate per quello (Marie Curie, Virginia Wolf e Rita Levi Montalcini, per esempio). Ci siamo avvalse per anni della certezza che se fossimo nate brutte ci sarebbe rimasto il cervello ma… Poi è arrivata Miss Italia. Miss Italia non è Veline, a Veline ci si può stare. Uno guarda i culi delle ventenni muoversi al ritmo del tormentone estivo. Un motivo c’é: il culo della ventenne. Miss Italia rappresentava solo un esempio più raffinato di esposizione della mercanzia, un buon controaltare alla roba tipo Veline: come la differenza tra un’immagine porno-soft e un nudo d’autore. Come tra il sesso e l’erotismo. Tette e culi con una supposta differenza di intenti.

Poi ad un certo punto si so inventati che Miss Italia doveva essere oltre che formosa e attraente e bona anche intelligente, sensibile e per forza dotata di un minimo di cultura. Ok. Non voglio paragonare le Miss Italia di ultima generazione a Marie Curie ma questo ha infranto in me un bel po’ di certezze, sostanzialmente  e simbolicamente che essere nate brutte è una sfiga madornale e che non ci rimane più nemmeno l’ironia e l’uso saggio e consapevole della nostra superiorità intellettuale. Siamo entrati nell’era della sindrome di Miss Italia?

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9 pensieri su “La sindrome di Miss Italia

  1. Sai com’è…c’era da aspettarselo.
    Gli standard di qualità tendono a salire,anche per fare lavori del Kaiser le aziende cercano Dottorati( e tu e il mio “amico” ne sapete qualcosa).
    Bella e scema era un modo comune di dire per far tollerare alla bruttina di turno il suo aspetto e darle una speranza/possibilità di riscatto in altri campi.
    Non credo che le belle siano state sempre sceme, semplicemente avevano insegnato loro che non avevano bisogno di “investire” e/o di coltivare altri aspetti della personalità, la bellezza bastava a conquistare un posticino in società: quello di mogliettina mantenuta che doveva solo riordinare casa e accudire ai figli, o accogliere i clienti con il sorriso, reggere la cartelletta del presentatore in TV…
    Io però ricordo che già dai novanta top model come la Herzigova, ma non solo, erano state definite belle ed intelligenti!
    E quando mai nn ha piovuto sul bagnato!
    Se il sorriso di un bel volto un tempo poteva nascondere ignoranza sull’argomento di conversazione oggi cela di sicuro un ironico commento.
    Che bello dai!

  2. …questo post mi fa venire in mente una cosa cui pensavo qualche gg fa.

    Le donne di oggi si trovano, novelle dr Frankestein a dover gestire un’immagine che loro stesse hanno per cosi’ dire voluto/anelato/proiettato/creato, la loro creatura e’ quell’immagine di donna supergnocca senza un filo di cellulite, vincente e con una vita dinamica ed appagante, da cui ovviamente si sviluppano le varie versioni: si va dalle donne sportive e in perfetta forma, alle supermamme, alle imprenditrici di successo e superimpegnate, alle gattine ammaliatrici supersexy che fanno resuscitare anche i morti passeggiando con un tacco 12, incuranti di grigliati o pavimentazione sconnessa.

    Poi poco a poco si sono rese conto che non ce la facevano a reggere il confronto con quello che loro stesse avevano creato, la loro creatura era troppo perfetta…ed invece la cellulite resta li anche con 12 ore di palestra al giorno, il lavoro a volte nn va sempre come si vorrebbe, il tempo per fare anche la mamma, dati gli impegni, e’ ridotto all’osso (e i bambini di oggi, piccoli mostriciattoli succubi della TV, ti parlano solo quando vogliono qualcosa che hanno visto in una pubblicita’), il tuo uomo appena rientrato dal lavoro nemmeno si accorge del tuo nuovo completino per cui hai dovuto accendere un mutuo ma si piazza davanti alla televisione a guardare la partita.
    Risultato: Depressione cronica.

    Insomma non e’ per niente rosa e fiori come avevano voluto fosse il futuro.

    Le donne hanno perso il controllo della loro “creatura” che e’ finita per diventare …Paris hilton!: che invece sarebbe bene rimanesse dov’e…dietro quelle pagine patinate, senza assurgere al ruolo di nuova musa/modello, come, purtroppo, mi pare di riscontrare!!….

    Che fregatura!

  3. Io ritengo di avere un discreto gruzzoletto di neuroni e non per questo rinuncio a palestra, ceretta e idratante… quindi le bellone avranno pure il diritto di aver letto qualche libro in vita loro.
    Nella vita mi è capitato di conoscere sia donne che uomini belli e intelligenti e grandi cessi e cesse che per di più erano ottusi. C’è proprio di tutto, signora mia.

  4. Nn credo che le donne di intelletto, belle o brutte che siano, siano poi più di tanto turbate dall’esistenza di paris hilton (che effettivamente è un’aberrazione), nè dalle veline, nè dalle miss di altro genere. Nn mi pare che le donne di intelletto abbiano mai avuto molta voglia di giocare con le bambole e se mai lo hanno fatto si sono accorte ben presto di quanto quel gioco fosse noioso.

  5. … il punto è che i modelli che ci propinano i mezzi di comunicazione non fanno leva sulle donne e gli uomini di intelletto ma, come ben sappiamo da evidenti dati di fatto (un piccolissimo esempio, tra virgolette, l’esistenza di un presidente del consiglio padrone di mezza italia che affascina e rincoglionisce mezza italia), su chi l’intelletto non ce l’ha o non lo usa… ripeto… il peso di certe formule è molto più ampio di quanto noi vogliamo immaginare. l’idea che passa è quella di un modello di donna sempre più lontano e inavvicinabile… ohhhh! ragazzi, che la realtà sia multidimensionale e frammentata nn ci esime dal rifletterci su… baci 😉

  6. C’è grande confusione sotto questo cielo. Sparsamente: un bel po’ di anni, facciamo secoli fa, si diceva “mens sana in corpore sano”, sia per uomini che per donne. Magari arrivandoci con strade proprie, seguendo le proprie differenze. Qualche decennio fa, giungendo al punto di Simona, non era giusto che le belle dovessero essere solo belle e le brutte solo intelligenti. Ma ora non va meglio: ora non esistono manco più le brutte, quelle vere. Ora c’è solo l’idolatria del bello. E le donne sono fregate nuovamente. Non che gli uomini ne siano esenti. Ora poi non è giusto che una donna debba fare tutto senza perdersi almeno un po’, soprattutto se questo “fare tutto” corre sempre su tempi, ritmi e desideri maschili. “Differenza” è una bella parola, che non deve incutere timore e su cui costruire tanto. Ringrazio infine la stakanovista della cronaca, mia biografa ufficiosa;)

  7. Simona, dici cose giuste, ma mi trascuri. Io abito (ma non faccio il monaco) a 20 km. da Salsomaggiore, e ti assicuro che non sono mai andato a MISSare a Salso. Tra l’altro io rifuggo “il mito”. Ovvero; mi interessa interloquire con le persone (leggi “donne”) e non solo sbavare. Ho la testa sulle spalle, i piedi per terra, la puzza al naso (comio), sono un uomo tutto di un pezzo, prendo il toro per le corna (ma anche i buoi dei paesi tuoi), non guardo in faccia nessuno, ehm, può bastare per oggi…?
    Baci alla francese..

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