Dal qualunquismo al qualcunismo


Narciso si specchia nel... tatuaggio!

Narciso si specchia nel... tatuaggio

Torno dalle vacanze al mare con l’immagine di migliaia di tatuaggi che occhieggiano sui muscoli, sbucano dai bikini, baluginano sotto il sole. Mai così tanti, mai così democraticamente sparsi su corpi giovani e corpi meno giovani.

C’è il padre che si tatua il nome del primogenito, la fragile biondina con uno stridente bracciale tribale, la pischella con gli ideogrammi giapponesi o l’immancabile segnaletica sull’osso sacro, il giovane alternativo con i polpacci istoriati. E poi carpe, delfini, stelle, aquile, farfalle, croci, Totti… si, insomma li avrete visti anche voi.

L’idea è che il corpo deve essere decorato, reso unico anche attraverso un disegno sulla pelle. La notizia è che in questo società di pulsioni narcisistiche l’unicità si fa di massa (sul narcisismo come malattia o sindrome del secolo ci tornerò, intanto potete approfondire con quello che dice lo psicanalista Pietropolli Charmet sulla next generation: gli adolescenti qui). Vogliamo tutti essere qualcuno, differenziarci, esprimere noi stessi il più liberamente possibile. Gli strumenti in nostro possesso, però, sono solo quelli socialmente accettati, promossi dai vari role models più o meno underground, dal calciatore al rocker.

Niente più uomo qualunque, ora è il momento dell’uomo qualcuno e, me lo invento ora, del QUALCUNISMO. Potrebbe essere questo il nuovo ismo, specchio della nostra società attuale?

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14 pensieri su “Dal qualunquismo al qualcunismo

  1. La definizione “unicità di massa” è un interessante ossimoro che ben descrive la dissociazione schizofrenica che caratterizza la relazione delle persone con se stesse: il corpo è il centro della socialità, un oggetto sociale, dove si perde la distinzione fra io e non-io. Senza poi sottolineare il fatto che, se “qualunque” è aggettivo indefinito, anche “qualcuno” è pronome comunque indefinito e quindi rimanda al carattere indistinto della “massa” e non certo all’unicità.

  2. Oh, io non vado in spiaggia (salvo l’ultima…..) e posso ancora credere che i tatuaggi non sono poi tanto diffusi. Mi chiedo; se una panzona si tatua un elefante e poi dimagrisce, che parrà di tal proboscide? Se poi ti tatui il nome di Cecchi Paone e poi scopri che è pedofilo che fai; Scancelli??
    Che dire; statuati si nasce…

  3. Un po’ come gli adolescenti che hanno bisogno di un determinato capo d’abbigliamento per dichiarare la loro individualita’ al mondo, senza rendersi conto che in realta’ sentono il bisogno di appartenere a qualcosa, gruppo micro o macrosociale che sia. Far parte di un gruppo alleggerisce dalle responsabilita’ e allenta le coscienze.
    E la scusa del tatuaggio e’ solo per mostrare qualcosa di diverso, cosi’ diverso che ce l’hanno in tanti.

    Cmq sono d’accordo con chi ha detto che ci sono tatuaggi e tatuaggi, quelli che sono opere d’arte dettate da motivi ben piu’ validi di: “me lo sono fatto xche’ mi piace” (anche quando non ci credi e in realta).

    Cmq che si facciano pure i tatuaggi senza un criterio (altrimenti mi sarei perso un momento irripetibile come vedere la faccia di qualcuno quando scopri’ che quella frase in kanji metteva in dubbio la virilita’ sua e di suo padre ahahahahaha).

  4. Al suo apparire nel campo del trendy fui molto tentata ma…dalle mode giovanili, quando nn erano ancora mode, ci sono già passata.
    La divisa me la sono bella e tolta da un pezzo!
    Essere qualcuno per me significa solo essere se stessi, la cosa più difficile in cui riuscire e far accettare agli altri.

  5. Riguardo all’essere i tatuaggi “democraticamente sparsi”, mi viene da pensare a quanto siano ormai striminziti e limitati gli ambiti di esercizio della democrazia (qualcuno si ricorda ancora cosa significa?)… è necessario quindi non farsi sfuggire questa occasione e rivendicarlo su quei pochi (o molti) cmq di pelle del nostro corpo… forse che chi nn si tatua ha minore consapevolezza dei propri diritti di cittadino di chi lo fa?

  6. La democratica scelta di seguire i dettami delle mode e dei propri io non è in discussione…forse l mio individualissimo o QUALCUNISTICO assunto può esser meglio interpretato con la lettura del breve racconto di Kafka “Dentro e fuori”.

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