oggi a Voyager: pinocchietti e gonnelline masai

Quando arriva l’estate ci sono dei misteri nell’abbigliamento maschile e femminile che non riesco a comprendere.

Per gli uomini: i calzoni a pinocchietto.

Questi calzoni, veramente molto in voga da qualche estate, si ripresentano ora con una nuova lunghezza ancora più insensata delle precedenti. Facendo un piccolo passo indietro: il bermuda maschile fino a 20 anni fa era un calzoncino corto, spesso osceno addosso ad anziani pensionati con pancia a grembiule e coscia floscia in bella mostra. Poi arrivarono i bermudoni al ginocchio (o appena sotto) di provenienza USA che, devo dire, mantengono generalmente il loro aplomb. Gli ultimi anni hanno visto apparire, prima timidamente poi come un fiume in piena, i pinocchietti sui polpacci pelosi degli uomini. Dunque pantaloni all’apparenza normalissimi per vestibilità e taglio, spesso sportivi, che però si fermano inspiegabilmente a metà polpaccio come un cavalcavia incompiuto sulla Salerno-Reggio Calabria e che mi generano la stessa ansia e onta. Se poi il pinocchietto viene abbinato a infradito e/o crocs e a borsello a tracolla ecco che l’ansia si trasforma in orticaria. Ok, di questo si è scritto e detto tanto nella blogosfera. La novità di quest’anno è il pinocchietto allungato, ovvero quel calzone che scende finalmente sul polpaccio ma si ferma appena sopra la caviglia. Questo tipo di calzone sembra essere il prediletto da ultrasessantenni che vogliono vestire “giovane” e da militari in libera uscita che vogliono essere trendy. Il pinocchietto allungato non si spiega. E’ un rebus irrisolvibile. Che forse areare la caviglia renda più sopportabile il caldo? Che sia un vezzo maschile? Che qualche furbo imprenditore abbia trovato il modo di risparmiare sulla stoffa spacciandoli per divertenti? E chi glielo spiega a quel signore che ho visto per strada col pinocchietto allungato e calzino bianco alla caviglia, che il suo centrimetro scoperto di pelle e peli non era poi così sexy?

Per le donne: la maglia allacciata sui fianchi.

In Italia la maglia allacciata sui fianchi è un sempreverde. Possono esserci 50 gradi all’ombra ma troverete sempre una ragazza con la sua brava maglietta a maniche lunghe annodata sui fianchi. Sembra stare lì casualmente, senza una vera ragione se non quella della praticità di non dover infilare la maglia nella borsa o su un braccio. Possibile però che la ragazza in questione abbia pensato di portarla con sé anche se fa così caldo? Sarà che poi entrerà in un ufficio con l’aria condizionata a manetta? Non lasciatevi ingannare: Il vero perché di questo abbigliamento è un segreto di pulcinella che le donne sanno o possono intuire. Le maglie sui fianchi non sono altro che la coperta di linus di tutte quelle donne che pensano di avere un culo grosso. Di solito bellissime silfidi che non hanno niente di sbagliato nel loro didietro ma che sono convinte del contrario. Se poi i loro glutei fossero veramente un po’ abbondanti la maglia non farebbe che metterli in evidenza. Eppure ecco le tristi maglie che, persa la loro funzione originale, si fanno uniformi quotidiane, vezzo fashion (?!) e svolazzano numerose sui jeans come gonnelline masai o, meglio, come burka per fondoschiena. Flap, flap, flap.

Die Bitchen, ja

Il rap tedesco non è proprio il genere che citeremmo alla voce “Musica” dei nostri profili su MySpace.

Lady Bitch Ray, però, è un personaggio abbastanza curioso da suscitare interesse anche se non si amano il rap, la lingua tedesca e soprattutto l’unione delle due cose.

Nata a Brema da origini turche, di religione musulmana, all’anagrafe fa Reyhan Sahin. Difende quella che chiama “auto-determinazione vaginale”. Fa un dottorato di ricerca in semiotica dell’abbigliamento, più precisamente su quella del velo islamico. Ha una casa discografica che si chiama Vagina Style Records e sa scratchare con le tette.

Impariamo una nuova parola: misandria

https://i2.wp.com/www.geocities.com/christianj162000/the_modern_wedding_cake.jpg

“La figura maschile è sottoposta ad un continuo pestaggio morale.”

Di questo è convinto e lo scrive sul suo blog un signore che si è preso la briga di analizzare paragrafo per paragrafo un paio dei nostri post recenti, quello di Homera sul sito anti-femminista e il mio su Denti. Dall’alto del suo metro e novanta di muscoli da vendere x 47 di piede, il signore in questione ci accusa di ripetere a pappagallo teorie e frasi fatte riprese dai mass media che, secondo lui, ormai trasudano misandria.

Sempre suo blog c’è una raccolta di articoli (tra cui anche l”infamante” t-shirt del brand David and Goliath, ormai del 2003, con la scritta “Boys are stupid, throw rocks at them”) dove si dice che le donne sono più in gamba degli uomini. Misandria a palate. Ma davvero qualche affermazione e battaglia femminile vinta , più potenziale che reale (dobbiamo ancora parlare di stipendi, organizzazione per madri che lavorano, violenze sulle donne, ecc ecc) può essere letta come odio verso gli uomini? Sarà misandrico anche il governo spagnolo tutto al femminile di Zapatero??

Non sostengo un certo vittimismo delle donne e neanche troppo le quote rosa ma quello che mi chiedo è: quanti ce ne sono là fuori di uomini come il nostro blogger democraticamente razzista? O di uomini che almeno in parte condividono la sua visione? Che si sentono minacciati dalle donne? Che le ritengono o assetate di potere o marionette sospinte dalla lobby dei media, comunque mai pensanti autonomamente?

E perché quando parlo per dire la mia, spesso con molta ironia e immenso affetto per gli uomini, c’è una montagna di muscoli che afferma: “Noi sappiamo la verità. Questo ci deve bastare. Con questa convinzione che bisogna andare avanti… siamo noi e non loro dalla parte del giusto… ora. I nostri sforzi non verranno accompagnati da nessun riconoscimento perchè il sistema è impregnato dall’ideologia… E’ come provare a convincere una persona dipendente dall’alcol. Negherà sempre… dobbiamo aspettare… con calma… e colpire al momento opportuno.”

Sarà quel colpire in neretto ma perché sento l’odore della violenza fisica? L’unica supremazia certamente più maschile che femminile?

Odiarsi cordialmente, anche virtualmente

Hatebook

Mentre mesi fa impazzava il video “I’m getting bored of Facebook”, Dr. Evil ha deciso di andare oltre.

Hatebook è un anti-social network, in cui vieni incoraggiato a dare informazioni false e gettare nel ventilatore più fango che puoi. Puoi creare gruppi dedicati all’odio verso quello che vuoi. Puoi e devi rivelare fatti privati di chi ti sta antipatico.

La pagina in cui vedi le azioni recenti dei tuoi contatti, che su Facebook viene ipocritamente chiamata “feed”, su Hatebook ha il nome giusto: Gossip.

Mentre smanetti sul sito continui a essere insultato dal creatore dello stesso, il Dr. Evil di cui sopra.

Questa Razor ha già cominciato e la prima vittima è…

La valigia… Degli incubi.

 

Glamour di questo mese chiede a stilisti, attrici, vj e modelle (gente che ha una carta di credito in ogni porto per inciso)cosa infileranno nella valigia delle vacanze… “Una crema con spf 25, un pareo e un paio di ciabattine” dice una… “Un pareo, un paio di ciabattine ed un vestitino leggero per la sera” dice un’altra… “L’Ipod, un pareo e un paio di ciabattine” dice un’altra ancora… Ok, capisco che lo spazio limitato sulle pagine della rivista e il potere simbolico di questi oggetti sia tale da indurre l’impressione di poter sopravvivere una vacanza intera con un paio di ciabattine, un pareo e un vestitino per la sera ma… Provate a fare la stessa domanda a me!

Mi ripropongo ogni anno di limitarmi e di portare solo “le cose che veramente mi servono” ma alla fine mi ritrovo, la mattina della partenza, sul marciapiede sudata da fare schifo a trascinare un trolley dal peso specifico del piombo con una mano, con l’altra a rimettere a posto la tracolla della borsa che mi scende sulla spalla ogni due per tre e a chiederne una in prestito per sollevare la valigia e depositarla sul tram!

Ma come si fa? Come si fa a non mettere in valigia tutto ciò che si possiede? Io devo sapere di avere tutto a portata di mano e che se voglio indossare proprio quel paio di scarpe, quella maglietta, quel paio di jeans posso farlo! Lo so, sono un caso disperato… Ma cosa me ne faccio di un solare, uno? Io ho bisogno, dico ho bisogno di una protezione alta e poi di una media e poi di una bassa… A scalare! Come il metadone (la metafora non è casuale)!!! E poi shampoo desalinizzante, maschera ristrutturante, spazzola, piastra e phon, dopo sole, crema idratante e quella matita turchese che fa tanto estateeee. E’ possibile che io sia l’unica derisa donna sulla faccia della terra che se non mette in piega i capelli anche ad agosto sembra una scopa di saggina?

E voi cosa mettete in valigia? Ah, a proposito Buone Vacanze!

Simona.

La patata tira (e morde)

Gli uomini hanno paura delle donne. Da sempre, giusto? Ultimamente, poi, se la vedono maluccio. Ad incarnare tutto questo smarrimento, chiamiamolo così, arriva sul grande schermo la storia riveduta e corretta della vagina dentata, una delle paure maschili più grandi che percorre nei secoli alcune mitologie. Si, ho visto in anteprima Denti e l’ho trovato… un vero spasso! Probabilmente gli uomini non lo troveranno così divertente visto che ci sono almeno tre peni mozzati che spruzzano sangue ma i miei colleghi maschili sembravano comunque divertirsi durante la proiezione. La protagonista è una teenager che scopre, non senza trauma e sangue, di avere una vagina mutante dotata di denti anti-maschi sopraffattori. E’ così che vivrà la nascita della sua fin troppo prorompente femminilità. Si dice nella mitologia che la vagina dentata debba essere “conquistata” da un eroe. Ma qui non ci sono eroi, solo maschi più o meno scorretti che si beccano la punizione peggiore. La cosa bella del film di Mitchell Lichtenstein (figlio del pittore Roy), è proprio il trasformare la protagonista mutante da mostro (come poteva essere Carrie) ad eroina. Non credo che il film possa essere collegato al femminismo, almeno come noi lo conosciamo.  E’ un horror con tante sfaccettature che da voce a quell’energia femminile che noi tutte abbiamo sentito repressa per troppo tempo. Non fraintendetemi: io che me lo sono goduto non desidero neanche lontanamente evirare uomini. Siamo decisamente nel campo del simbolico. Però in un mondo in cui le violenze e le pressioni maschili sulle donne sono ancora molto attuali la faccenda della vagina dentata da una certa infantile e sgangherata soddisfazione. Vi tocca aspettare il 22 agosto per saperne di più…

Quando il postino suona troppe volte

A questo punto rivogliamo anche lei…

Il cinema e la tv attraversano una fase revival, parola inglese che sta per “non ci sono idee originali che valgano la pena”. L’incombente rifacimento di Beverly Hills 90210 (Shannen Doherty è confermata!), la Donna Bionica dei 2000, la minaccia di un Faster Pussycat! Kill! Kill! stavolta by Tarantino. Con le Tartarughe Ninja abbiamo toccato il fondo. Tutto ciò ricorda molto le dinamiche a cui, prima o poi, facciamo ricorso noi donne nelle relazioni con gli ex.

C’è il revival puro e semplice, quando si riprova a far funzionare le cose con un ex di vecchia data, in nome di quello che c’è stato. Equivale al rimandare in onda un classico, come sta facendo Sky Vivo con Dallas e Dynasty. O Penelope Cruz con Javier Bardem.

C’è l’eterno on & off. L’uomo con cui da anni si rompono i momenti di calma piatta, senza un vero inizio né la necessità di una fine. Ineluttabile come una replica di Friends.

Si può decidere di rifarsi una storia con qualcuno, prendendo atto di ciò che è cambiato in entrambi e nel mondo circostante. Può funzionare, come l’auto-remake di Funny Games.

Si può ricominciare una relazione senza essersi mai lasciati, semplicemente cercando di infondere sangue fresco al corpo quasi in decomoposizione. Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo funziona allo stesso modo.

In extremis, c’è chi trasforma un on&off in rapporto ufficiale, affibbiandogli una responsabilità che non è in grado di sostenere. La speranza è l’ultima a morire ma le possibilità sono scarse, lo dimostra una serie di spin off (quando il personaggio secondario di una serie ha un telefilm tutto suo) falliti, su tutti il patetico Joey.

Troppi revival fanno male, nell’arte e nella vita… presto, dateci materiale fresco! Gli episodi ce li scriviamo da sole, grazie…