La perdita delle illusioni II. La vendetta.


C’era una volta un telefilm molto famoso che appassionava milioni di donne in tutto l’emisfero occidentale del nostro povero globo terrestre. Il telefilm narrava le vicende di quattro amiche trentenni o poco più, non tutte bellissime ma affascinanti a loro modo, vicende perlopiù sentimentali, condite da una buona dose di sesso. Il telefilm era ambientato a New York, una città stimolante ed adrenalinica, quella che non dorme mai per intenderci.

Come dice una persona a me cara, vergognandosene orribilmente, delle quattro protagoniste “una è quella che mi piacerebbe essere perché è più glam essere come lei; una è quella che a mia madre piacerebbe che io fossi; l’altra lo sono stata per un po’ (in gioventù, ma non così puttana…) e l’altra ancora è quello che sono oggi (almeno in parte)”.

Se avete capito di cosa sto parlando, trattasi di una sintesi perfetta dell’universo femminile: ecco perché anche gli uomini dell’emisfero occidentale avrebbero dovuto vedere la serie, e bene, invece di ascoltare Cara ti amo di Elio e le Storie Tese e riderci su, burlandosi di noi.

Perché sto parlando al passato?

Non avrebbe senso, visto che il telefilm “esiste” ancora: in dvd e te lo puoi vedere quando ti pare, nelle repliche televisive, per tutta la prossima estate e nell’immaginario collettivo, perché ci siamo dentro fino al collo.

Parlo al passato perché il telefilm “era” il modo migliore per sentirsi delle disadattate e per farsi venire tutta una serie di menate anche nel migliore dei momenti:

 

  1. le quattro donne in questione conducono una vita più o meno invidiabile: bei vestiti, belle borse, mangiano cupcakes dalla mattina alla sera e non ingrassano;
  2. scopano da morire;
  3. e nonostante ciò alla fine trovano l’amore della loro vita (con il quale scopano).

 

Il telefilm ebbe un così grande successo che per sfruttare la grossa ondata di popolarità e su richiesta di milioni di orfanelle i produttori, sceneggiatori e chi si occupa di marketing dell’industria cinematografica, suppongo, decisero di mobilitare un po’ di sponsor (case di moda e stilisti) e di farne un seguito.

Cosa avrebbero mai potuto inventarsi per raggiungere un vasto pubblico così da portarlo al cinema?

La risposta è che si sono inventati la fine della favola, tutto quello che non avremmo mai osato chiedere e voluto vedere, perché lo conosciamo benissimo.

Cosa c’è di male? C’è di male che è leggermente più noiosetto, c’è meno sesso e la sfavillante New York, la quinta protagonista del telefilm, è stata declassata a comparsa (forse per il cachet miliardario che avrebbe chiesto).

Ma c’è anche molto di positivo: c’è di positivo che ci identifichiamo maggiormente nelle quattro protagoniste (a parte il guardaroba), fa sentire meglio perché non ci propone un modello di relazione sentimentale sfavillante e falsa, c’è di meglio che ci mostra ciò che accade nella realtà, un termine che pare fare molta più paura a chi lo legge che a chi lo scrive.

C’è di buono che pur nel mostrarci la “realtà” ci mostri come le favole finiscono sì ma si trasformano, a volte, e per chi è superfortunato, in qualcosa di meglio: la vita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...