Il Rasoio ha detto sì

Ci piace. Approviamo. Servizi, beni di consumo, idee e persone che meritano il bollino Razor.

Ancora fashion du Braziu. Perfetti per curare rasoiate, i cerottini streetwear dello stilista Alexandre Herchcovitch sono deliziosi, sembrano quasi degli skateboard. Il dettaglio ironico è che, da pochissimo, il designer è rimasto fregato nell’affare di vendita del proprio marchio a una fantomatica holding che non l’ha mai pagato.

Per riprendersi dalla botta economica ha iniziato a disegnare un po’ di tutto, dalle agende scolastiche a questi cerotti (che probabilmente applicherà sull’autostima).

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Razorflash – Mi è venuta una Kurkova

Di recente sono apparse sui giornali le “scioccanti” immagini della supermodella Karolina Kurkova in passerella con 3/4 chili fuori programma che si esprimevano sotto forma di rotolini e cuscinetti. Le immagini provenivano dalla São Paulo Fashion Week, la settimana della moda che si tiene nella metropoli brasiliana.

Per caso questa Razor era lì, imbucata con un’amica che ci stava lavorando e ha appreso che dopo le sfilate i brasiliani hanno incorporato la modella ceca allo slang. Avere una kurkova significa avere un po’ di panzetta.

Cattiverie? Sì. Gli standard estetici della moda sono assurdi? Verissimo.

Però visto che a noi donne “normali” non danno una barca e mezza di soldi solo per essere fighe, una come Karolina, che diventare ricca usa solo il DNA, potrebbe anche seguire l’esempio di Razor Simona e avere cura del proprio fondoschiena.

Per il resto, la sfilata che ho potuto vedere davvero da vicino è stata questa, della griffe brazilienji Carlota Joakina.

Modelle minorenni e magre davvero, qualche vestito caruccio e delle scarpine interessanti.

Carlota Joakina

La perdita delle illusioni II. La vendetta.

C’era una volta un telefilm molto famoso che appassionava milioni di donne in tutto l’emisfero occidentale del nostro povero globo terrestre. Il telefilm narrava le vicende di quattro amiche trentenni o poco più, non tutte bellissime ma affascinanti a loro modo, vicende perlopiù sentimentali, condite da una buona dose di sesso. Il telefilm era ambientato a New York, una città stimolante ed adrenalinica, quella che non dorme mai per intenderci.

Come dice una persona a me cara, vergognandosene orribilmente, delle quattro protagoniste “una è quella che mi piacerebbe essere perché è più glam essere come lei; una è quella che a mia madre piacerebbe che io fossi; l’altra lo sono stata per un po’ (in gioventù, ma non così puttana…) e l’altra ancora è quello che sono oggi (almeno in parte)”.

Se avete capito di cosa sto parlando, trattasi di una sintesi perfetta dell’universo femminile: ecco perché anche gli uomini dell’emisfero occidentale avrebbero dovuto vedere la serie, e bene, invece di ascoltare Cara ti amo di Elio e le Storie Tese e riderci su, burlandosi di noi.

Perché sto parlando al passato?

Non avrebbe senso, visto che il telefilm “esiste” ancora: in dvd e te lo puoi vedere quando ti pare, nelle repliche televisive, per tutta la prossima estate e nell’immaginario collettivo, perché ci siamo dentro fino al collo.

Parlo al passato perché il telefilm “era” il modo migliore per sentirsi delle disadattate e per farsi venire tutta una serie di menate anche nel migliore dei momenti:

 

  1. le quattro donne in questione conducono una vita più o meno invidiabile: bei vestiti, belle borse, mangiano cupcakes dalla mattina alla sera e non ingrassano;
  2. scopano da morire;
  3. e nonostante ciò alla fine trovano l’amore della loro vita (con il quale scopano).

 

Il telefilm ebbe un così grande successo che per sfruttare la grossa ondata di popolarità e su richiesta di milioni di orfanelle i produttori, sceneggiatori e chi si occupa di marketing dell’industria cinematografica, suppongo, decisero di mobilitare un po’ di sponsor (case di moda e stilisti) e di farne un seguito.

Cosa avrebbero mai potuto inventarsi per raggiungere un vasto pubblico così da portarlo al cinema?

La risposta è che si sono inventati la fine della favola, tutto quello che non avremmo mai osato chiedere e voluto vedere, perché lo conosciamo benissimo.

Cosa c’è di male? C’è di male che è leggermente più noiosetto, c’è meno sesso e la sfavillante New York, la quinta protagonista del telefilm, è stata declassata a comparsa (forse per il cachet miliardario che avrebbe chiesto).

Ma c’è anche molto di positivo: c’è di positivo che ci identifichiamo maggiormente nelle quattro protagoniste (a parte il guardaroba), fa sentire meglio perché non ci propone un modello di relazione sentimentale sfavillante e falsa, c’è di meglio che ci mostra ciò che accade nella realtà, un termine che pare fare molta più paura a chi lo legge che a chi lo scrive.

C’è di buono che pur nel mostrarci la “realtà” ci mostri come le favole finiscono sì ma si trasformano, a volte, e per chi è superfortunato, in qualcosa di meglio: la vita.

Come voi mi volete

Non so se la ricordate (dovreste) ma c’è una puntata di Sex and the City in cui la splendida Samantha (n’est pas?) non paga della suo sex appeal, dei suoi addominali e dei suoi vestiti da centinaia di dollari decide di farsi un peeling  esfoliante al viso.

Non so per quale motivo, vista la disponibilità economica e quindi la fama del medico a cui si rivolge, ne esce fuori con la faccia come un pomodoro secco tanto che i bambini per strada si mettono a strillare come matti al suo passaggio.

Mi sono sempre chiesta cosa spinge noi donne a rischiare, letteralmente, la pelle con peeling, cerette dove non andrebbero mai fatte e torture varie, soprattutto in questo periodo quando il corpo si scopre e ci ostiniamo a denudarci dimentiche dei saggi insegnamenti dei beduini del deserto. Me lo sono sempre chiesto e sempre, con un leggero snobismo, ho pensato che non mi sarei mai piegata a certi rituali (perché sono già schiava di altri, ovvio).

Insomma, non avevo mai ceduto al richiamo miracoloso del “4 cm di girocoscia in 4 settimane”, “snellisciti sotto al sole” o “perdi peso continuando a mangiare tutti i giorni al fast food”!!!. Non fino a ieri e per colpa di uno stupido campioncino in forma di bustina trovato in una delle solite “riviste da bagno” (io le leggo prevalentemente al bagno, così come le robe di lavoro, ma per opposti motivi) che io adoro.

Ieri mattina mi sveglio stranamente baldanzosa (in genere sono un carburatore della prima metà del novecento), faccio colazione e mi dirigo verso il bagno dove leggo la rivista e becco il campioncino di “crema lifting glutei“, lo stacco e mi ripropongo di usarlo dopo la doccia. Mi ficco sotto la doccia (e qui si impennano le statistiche del blog) e mi lavo anche i capelli visto che ci sono, calcolando già l’immane ritardo che la pratica dell’asciugatura mi farà fare sul lavoro.

Ne esco profumata e rigenerata e con i pori ben dilatati dal vapore e dal calore della doccia. Mi avvicino beata al campioncino, lo apro e inizio a massaggiarmi sui fianchi e sul sedere questa cosa che puzza di medicinale.

Una sensazione di fresco glaciale pervade la zona e penso che è un bene. Decido quindi di procedere all’asciugatura dei capelli, giusto per alzare un po’ la temperatura. Mentre procedo, il fresco glaciale che sento sul mio popò lascia il posto ad un certo pizzicore, ma non ci faccio poi tanto caso perché, mi dico, il prodotto starà agendo. Continuo con l’asciuga capelli e inizio effettivamente a sentire un po’ troppo caldo quando mi decido di dare un’occhiata e mi sollevo fino a raggiungere l’estremità inferiore dello specchio che mi rimanda una immagine devastante della mia di estremità inferiore: il pomodoro secco che mi ricorda tanto Samantha stampato sul mio sedere. Bruciore, calore ed un eritema degno del sole caraibico preso senza protezione. Ovvio che inizio a farmela sotto pensando ad un imminente shock anafilattico. Mi metto la pinza nei capelli, mi infilo una gonnaccia sintetica che mi sfrega meschina sulla parte, afferro il campioncino maledetto e corro in farmacia dove signore che non hanno tempo di pensare a liftarsi i glutei ordinano vaccini per i figli. Argh.

Risultato:

  1. la dottoressa mi sfotte, me tapina, perché “non ne avevo bisogno” e cmq mi sono beccata una specie di eritema;
  2. arrivo tardi al lavoro e sono costretta a raccontare tutto perché molto più credibile rispetto ad una qualunque invasione di cavallette e mi sfottono pure lì;

Adesso vi chiedo: ma per chi lo facciamo? Per noi stesse o per il pensiero di chi non guarderà il mio sedere in spiaggia (da lì il titolo del post)  perché forse non posso neanche più mettermi al sole?

P.s. Non rispondetemi “è proprio il caso di dirlo: che culo”! (sono abituata a prevedere le mosse del nemico)

La perdita delle illusioni

Tempo fa Homera si era occupata di farci riflettere a proposito di quando si può dire iniziata una storia, di quali sono gli elementi che ci fanno capire quando si esce dalla fase del ci frequentiamo e si entra nella fase del stiamo insieme… ma quanto tempo ci vuole per ciò che io definisco la perdita delle illusioni?

Parto con una premessa. Non è interessante vedere come funziona quando le cose vanno bene: è un luogo comune ormai domandarsi cosa succede quando la favola finisce e si avviano i titoli di coda. Ci hanno provato anche con la storia d’amore più intensa degli ultimi anni, quella fra Carrie e Mister big. È inutile dire che quanti di noi erano fan della prima ora ci sono rimasti malissimo… E’ tutto più scialbo e noioso, Carrie avvolta in maglioncini di cachemire e Samantha monogama. Mi si risponde è la vita. Si, ok. Ma che bisogno ho io di vederla al cinema?

Tutto ciò dipende dalla nostra educazione di bambini occidentali: tutti i libri di favole si interrompono sul “e vissero felici e contenti” e noi cresciamo a base di sogni e non di quotidianità. Ma anche per i bambini arriva il momento della perdita delle illusioni: il momento in cui ci si accorge che Babbo Natale è il nonno travestito (che avete capito, travestito da Babbo Natale), il momento in cui scopriamo che Arnold non è un “vero” bambino e la dolce e saggia Kimberly è morta per abuso di sesso alcool e droghe.

Ma quando arriva per noi bambini cresciuti il momento della perdita delle illusioni? Non credo coincida con il momento in cui si va in bagno con la porta aperta e ci si scaccola in piena libertà. Anche l’intimità può essere fantastica e, diciamocelo senza troppi fronzoli, è quello a cui si punta quando ci piace veramente qualcuno. Nessuno si accontenterebbe di infiniti cinema e appuntamenti fuori casa. Quello che si vuole è poter dire: ho preso possesso della sua vita e dei suoi spazi, quel che è suo è mio, perché lui/lei è mio (ovviamente la storia delle caccole dipende un po’ da che tipi si è, io sono un tipo caccola, molte mie amiche lo trovano repellente e poco lungimirante. Ma io sono una persona fin troppo spontanea).

By the way, credo che ci sia qualcosa di molto più sottile ed inquietante che andare in bagno a porta aperta: è la perdita delle illusioni.

Dei significati prevalenti della parola illusione questo è quello che ho in mente: rappresentazione ingannevole della mente che immagina o interpreta la realtà secondo le proprie aspettative e speranze”. Ci aspettiamo la favola ma sbattiamo a muso duro contro la realtà.

E’ quando ci accorgiamo che la creatura mitica la cui immagine era frutto del nostro amore e della nostra innocenza è diventata reale. Le sue battute di spirito diventano noiose e ripetitive, il suo modo di bere il latte e di mangiare a dismisura quando è annoiato ci urtano, i suoi amici simpatici e originali perché irradiati della sua simpatia ed originalità sono così banali che ci fanno venire l’orticaria.

E così è come ci vedono gli altri. Non c’è soluzione, ma sono in un momento pessimista della mia vita. E secondo voi? C’è un modo per far perdurare l’illusione oltre ad una sana canna di erba calabrese?

Consigli di Bellezza Razor – World in motion

hostess

Al momento questa Razor scrive da molto lontano dalla Nave Sister (che a quanto pare si trova più o meno al Pigneto), ma di questo parleremo in altri post. Ora, lo spunto si coglie per parlare della tragedia che è mantenersi belle – diciamo guardabili – durante 13 ore di viaggio intercontinetale in classe economica.

La premessa è che tutto gioca a nostro sfavore: l’aria rarefatta e quella condizionata seccano la pelle del viso, delle mani e delle labbra. La pressione atmosferica fa espandere i liquidi, gonfiandoci. I bagni a disposizione sono una barzelletta. Il cibo anche. Le creme idratanti sono notoriamente al servizio di Al Qaeda e non si possono portare se non in formato minimo e in bustine trasparenti, cosa di cui non ci si ricorda mai e quindi finisce che si lasciano a casa o si buttano.

Il problema è: come evitare di sentirsi a disagio? I consigli Razor in questo caso sono due.

1) Bere tanta acqua, portare tanti campioncini di cosmetici e mangiare il minimo possibile.

2) Riempirsi di droghe legali e non (sciolte nel proprio flusso sanguigno, tiè), bere tutti gli alcolici a disposizione e fare il bis a ogni pasto. Non capirete neanche cosa sta succedendo e quindi, perché no, potreste anche sentirvi favolose.

A voi la scelta.

Manuali per uomini e donne mutanti

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Non c’è giorno che non esca un nuovo manuale per donne frastornate. Naturalmente si parla di uomini, una materia che è diventata più misteriosa ed interpretabile delle piramidi su Marte o del Sacro Graal.

Guia Soncini scrive Elementi di Capitalismo Amoroso in cui gli uomini sono paragonati a conti correnti (“mai incontrato un uomo con interessi vertiginosi e zero spese di chiusura”). A ruota segue Marcella Volpe con Libero Subito, trovare l’uomo giusto è come trovare la casa ideale. Questa volta il manuale segue la metodologia della ricerca di un buon appartamento applicata al maschio da accalappiare. D’altronde, si legge nella presentazione, “anche per trovare LUI bisogna capire che cosa si vuole (un affitto per pochi mesi? Una compravendita che duri per la vita? Una nuda proprietà), far girare la voce tra gli amici (ma attenzione, anche i migliori cercano di appiopparvi quell’affare fasullo che finora nessuno ha voluto), spulciare tra gli annunci, affidarsi (talvolta) alle agenzie. E come aggirare le sole? Poniamo il fatto che su di LUI gravi un’ipoteca… Dal primo incontro al compromesso, dal fidanzamento al rogito, una road map verso il lieto fine, quel “sì, lo voglio” che sugella le storie d’amore più romantiche. E le migliori compravendite.”

Senza contare i volumi che sono stati scritti, soprattutto negli USA, su come avere a che fare con gli uomini attraverso le regole dell’addestramento per i cani. Girovagando su Internet ho scoperto anche delle fanatiche di questo metodo che seguono come maoiste un “libretto rosso” cinematografico intitolato Una Sposa per Due, commedia romantica anni ’60 in cui Sandra Dee mette in atto le regole dell’addestratore cinofilo. Io personalmente lo trovo geniale: regole base semplificano rapporti complicati. Un’utopia divertente.

Anche noi Razor siamo state chiamate manualistiche in alcuni approcci alla realtà. Anche noi cerchiamo a modo nostro di fornire strumenti di lettura.

Non so se è vero, certo è che una grande confusione regna sovrana nel mondo, anche e soprattutto tra uomini e donne. I manuali che cercano di diradare le nebbie e le incomprensioni attraverso modelli basati sulla concretezza ci danno sollievo. Sembrano ricalcare una chiarezza di ruoli che non c’è più e che in qualche misura rimpiangiamo. Tentano strade nuove alla comprensione dell’altra metà del cielo. Giocano la carta dell’ironia per alleggerire l’ansia che i rapporti spesso generano. Perché poi non c’è niente di più astratto ormai dell’idea di trovare l’uomo “giusto” da impalmare, figuriamoci attraverso le regole del mercato immobiliare.

Ma davvero i rapporti sono ancora questi? Davvero le cose stanno come amano ancora rappresentarcele le commedie romantiche? Come le leggiamo in certi amori sui certi libri? Come a volte amici di amici ce le raccontano? O non c’è forse una realtà mutante dei rapporti tra uomini e donne? Che risente pesantemente dei nuovi ruoli, dell’essere noi donne ormai diverse, dell’esserci dimenticate di certe conquiste del femminismo o di non averle cavalcate abbastanza per far valere le nostre necessità,  del disorientamento degli uomini, del ritorno di certi femminismi e di certi maschilismi, dell’ingerenza della chiesa, del narcisismo selvaggio, della precarietà costante, della società liquida, ecc ecc?… E noi in mezzo a un guado, aggrappate ad un manuale o ad un oroscopo per capirci qualcosa.

E se così fosse, se la realtà dei rapporti tra sessi fosse in mutazione non servirebbero forse manuali mutanti? E quali potrebbero essere?