Argomenti pelosi/Pubblicitari in bianco nel periodo rosso?


Pensavo che avesse smesso di parlarne, ma ancora qualche tempo fa Luciana Littizzetto reiterava la sua storica invettiva contro le pubblicità nostrane di assorbenti. Questo post è per lei e per tutte le nostre care lettrici, perché finalmente su questo argomento peloso venga fatta luce.

Vero è che i nostri pubblicitari, per retaggio culturale e sociale, non brillano certo di una creatività sorprendente. Spesso però, anche quel minimo sindacale di genio creativo viene subito castrato da quei raffinati illuministi che compongono i C.d.A. delle aziende italiane, tuttora legati alla tradizione di lentissime riunioni attorno al fuoco, presso la sede delle loro caverne, clava alla mano. Ma tant’è, l’immagine ridicola che descrive le donne nel loro periodo mensile non è una prassi italiana né recente. Dipende da un vecchio retaggio legato alla vergogna e alla goffaggine che coglierebbe la donna in quei 3-5 giorni “no”.

Oggi le cose dovrebbero essere diverse, la maggiore consapevolezza del proprio corpo non dovrebbe causare alcun imbarazzo. Eppure c’è chi è ancora convinto che gli assorbenti si vendano solo resuscitando un senso di vergogna primitiva che cova ad altezza del cavallo dei pantaloni, possibilmente bianchi. L’unica spiegazione è che la demenziale pubblicità pensata per le donne, sia progettata da uomini sofferenti la superiorità creativa che le loro compagne esprimono quando non hanno voglia di dargliela. Tentando di scimmiottarle, continuano a proporci il loro stereotipo di donna, nella quale nessuna si può però rispecchiare, eccezion fatta per le loro madri, dei pubblicitari, intendo. Credono forse che mostrando una di noi così attiva anche durante il ciclo (come se non lo fossimo sempre?!?) ci convincano a dargliela pure con gli sgoccioloni?

Comunque, ho trovato alcune vecchie réclame che hanno fatto la storia della pubblicità degli assorbenti, sia interni che esterni, che ben illustrano lo scarso progresso dell’argomento. Ed è giusto parlare di storia perché oggi dovremmo dimenticare questi vecchi “strumenti” per la raccolta del flusso e optare per la Mooncup, la coppetta mestruale ecologica. Non è proprio una novità in sé, la vera novità sarebbe infatti utilizzarla tutte. Ma di ciò vi parlerò a fine mese, quando farò una prova per le lettrici del blog.

Nel frattempo, ecco una rapida carrellata storica di come si sia tentato di vendere alle donne non solo un assorbente ma anche la libertà di movimento, per la quale ringrazio il Museo della Mestruazione (e se non credete che esista, eccovi il link www.mum.org)

6 pensieri su “Argomenti pelosi/Pubblicitari in bianco nel periodo rosso?

  1. esiste anche nella realtà e, al di là del suo nome, che può irrigidire qualcuno, il museo tratta l’argomento a 360°, dalla storia alla medicina ai risvolti religiosi e sociali, fino ad arrivare all’arte, che fin dall’antichità ha rappresentato il periodo mensile femminile con diverse accezioni. Chi ha fondato il museo ha usato un approccio pulito e privo di prurigine, che credo sia definitivamente l’unico possibile per un argomento “naturale” come questo, senza falsi pudori.

  2. Vediamo pubblicizzare in modi più o meno creativi le situazioni più o meno imbarazzanti ma niente al confronto della pubblicità (ore pasti… parliamone) di Lassativi e Cremine Dimagranti.

    Le Cremine spalmate su diciottenni senza una ruga (il tempo passa e ancora non hanno capito niente) e prodotti discutibili per regolare le funzioni intestinali.

    Aggiungiamo anche i prodotti per la dissenteria (ora questa parola non si usa più, dicono Diarrea, alla faccia del messaggio pubblicitario).

    Spero concorderai con me, cara Tommygun. Questa è l’italia, dove di rosso ora c’è solo “quella cosa là”.

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