Argomenti Pelosi/ragionare con i piedi


Gli uomini liquidano i nostri acquisti di scarpe con le parole “follia” e “stupidità”. In realtà l’argomento è molto più “peloso” e troppi fattori ci spingono a varcare le porte dei negozi di scarpe più costosi. Solitamente, più è pesante la motivazione che ci spinge dentro il negozio, tanto più è leggero il portafoglio all’uscita. Un paio di scarpe non è solo un paio di scarpe, non è solo la necessità di calzare il piede o l’acquisto obbligatorio in vista di una cerimonia chic. E’ una Scelta che, nella cattività in cui spesso ci troviamo per autolesionismo, ci regala un brivido di edonistica trasgressione a regole che mal sopportiamo. La frustrazione e per assurdo, la miserabile capacità di spesa in cui siamo ridotte in questo paese, ci spingono a voler comunque possedere qualcosa che ci renda felici e non parlo certo di un paio di Nero Giardini. E’ l’infelicità a provocare gli acquisti, solo in apparenza, folli: nessuna miseria tiene troppo lontana una donna dalle scarpe desiderate. “Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe”, cantava Elio in una canzone intitolata La follia della donna, manco a dirlo.

La verità è che siamo tutte terribilmente più voraci di scarpe in concomitanza ai cambiamenti della nostra vita, spesso legati alla fine di un rapporto e mescolati ad altri fastidi sociali. Se infatti sei una disgraziata con uno stipendio di 1.000 euro, costretta a fare la bambocciante a casa dei tuoi e ti sei lasciata con un fidanzato più infestante dell’edera, adesso puoi però permetterti di spendere i tuoi pochi soldi in modo più simpatico che in visite ginecologiche, ovuli, candelette e pomate antibiotiche.

Se ti senti inadeguata, è una reazione “normale” e per fortuna, passeggera. Probabile anche che tu ti senta un cesso. Magari lo sei pure, dopo tutti quegli antimicotici. Hai urgenza di un sogno immediato e abbordabile. Non puoi però permetterti una crociera o un vacanza a New York di 15 giorni e nemmeno una settimana in una spa. Ma una gratificazione te la meriti e la devi avere, ad ogni costo. Che non superi l’ammontare di tutte le pause pranzo che salterai questo mese. Se poi come per magia alla fine di una tetra giornata di lavoro, ti ritrovi davanti a una vetrina di scarpe e dopo 5 minuti sei alleggerita di 250 euro, non è un dramma. Capita a tutte. In fondo, dopo la preventiva analisi di comparazione economica fra sogni, i 250 euro sono i meglio spesi, per un sogno che cammina con te, a 12 cm. da terra, come l’altezza del tuo volo pindarico.

Ecco spiegato (ai maschi) l’arcano della presunta irrazionalità e stupidità che si cela dietro gli acquisti sfrenati di scarpe da parte delle donne. In realtà dietro c’è tutto un ragionamento, quindi una forma di razionalità, che è il mantenimento della propria integrità psicofisica. E’ il ritorno a volersi bene, a prendersi cura di sé. E’ un sogno che si concretizza con la fatidica frase: “Sì, le prendo!” che per una donna, nello stato delle donne oggi, è il sì più importante pronunciato nella vita. In verità, un sì pronunciato molte volte, che rimpiazza il ciclo obsoleto del “Sì! Lo voglio!” plurimo, che un tempo illudeva le donne di sentirsi complete. Gli stilisti lo sanno. Ma loro per la maggior parte sono gay, quindi non ci possono infestare, se non felicemente, di scarpe.

11 pensieri su “Argomenti Pelosi/ragionare con i piedi

  1. Nessuna irrazionalità.
    E’ il fenomeno che ha colpito i maschi della mia generazione quando le “scarpe da tennis” (due/tre modelli) sono state sostituite dalle sneakers (versioni infinite).
    I più hanno perso la testa.
    “G., continui a comprarne paia identiche!”
    “No, queste sono le End-to-End, quelle due sono Stan Smith special edition, nere con il bordino blu e blu scamosciate, queste nuove sono più estive, queste…”

    Ma sto divagando, in realtà ero arrivato quì inserendo su google candelette+autolesionismo+piedi.

  2. Infatti non c’è tanto da spiegare. I maschi patiscono il feticismo consolatorio della merce esattamente allo stesso modo. Magari con altre cose, meno belle e simboliche (la scarpa, che determina postura, modo di camminare, inclinazione dello sguardo nelle relazioni con gli altri è l’Accessorio), ma i meccanismi sono esattamente identici.

  3. Hey – you made a good choice ! A nice subject to talk about. I could talk about that for hours. Actually the word “autolesionismo” is true. Who does not know women that buy shoes even though they are far too small or much too expensive. Why do women think that buying shoes would change their lives ? A great blog – keep talking !!!

  4. ragazze, siete troppo avanti! anche il TG1 si ispira al vostro blog: ieri nell’edizione della sera c’era un servizio dedicato alle scarpe e a ogni piccola Imelda Marcos che è in noi…

  5. Uomini e donne soddisfano diversamente le loro voglie di scarpe e per chi ancora non lo sapesse, può interpellare l’Anci e chiedere le ultime rilevazioni di vendita e di esportazione: scarpa da donna batte 4-1 quella maschile.

  6. bah…che il ritorno a volersi bene e a prendersi cura di sé…debba venire espresso…sfogato… nell’acquisto di un paio di scarpe…è indicativo della superficialità che mi circonda…e anche come trasgressione mi sembra un pelo insapore…con tutte le cose che “non si possono fare o non si dovrebbero…”…

    c’è poi tutto un discorso di utilità, futilità…stupidità che non mi seduce…non vedo perchè una cosa debba essere per forza utile…in questo i maschi e non gli uomini certo hanno difficoltà…non io…per deformazione professionale almeno…

    insomma…non sono certo che tutto il discorso possa asciugarsi proprio li…

    di certo il vestire in generale spesso evidenzia le trasformazioni che ognuno di noi decide …o subisce…

    le ricapitolazioni o i repentini cambi di maschere, in questo la scarpa sicuramente ha un ruolo particolare anche perchè è meno evidente, è periferica…quindi questa nuova autostima è valida solo per chi se ne accorge…insomma il discorso è molto più intricato di quel che sembra…si potrebbero scrivere tomi su tomi…e salse verdi su acciughe…

    poi il discorso della classifica generale dei si…mah…siamo sicuri di poter gerarchizzare così??…

    di si con frasetta aggiunta ce ne sono tanti…

    e i no!!!??

    NO!!! NON LE PRENDO!!!

    NON è UNA FORMA DI AUTOAFFERMAZIONE ANCHE QUESTA??

    NO!! NON LO VOGLIO!!!

    CHE SPETTACOLO!!…DIRECT ON THE FACE…WOW!!

    POI C’è IL BELLISSIMO:

    SIIII!!! LO PRENDOOOOO!!!

    QUESTO SBANCA!!!

    SCUSATE IL FINALE SELVATICO MIEI CARI E CARE!!

  7. Ottimo articolo.

    La giusta dose di ironia per descrivere questa realtà fatta di piccoli gesti gratificanti.

    Il “maschio” non può capire.

    Capirà, forse un giorno, quando la Nokia farà scarpe (rigorosamente triband).

    P.s.: la citazione di Elio era veramente d’obbligo !!!

  8. occhio a imbastire equazioni…non bisogna sottovalutare l’unità immaginaria…

    per quel che riguarda la nokia…ovvio che chi è femmina e non donna…si accompagna o frequenta generalmente maschi e non uomini…e infatti l’idiozia freneticamente scomposta di un maschio nel reparto tecnocrazia di un supermercato…è spesso inversamente proporzionale all’indice di autonomia mentale della femmina che lo SEGUE…e non capisce…essa…come si possano spendere 300 euro per un nokia quad band…ovvero per un oggetto che unità immaginaria permettendo…diffucilmente potrà mai spiaccicarsi su una merda graziosamente umida…di cane bavoso…

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