I’m so bored with…

I medici obiettori di coscienza.

Alla vigilia della commercializzazione anche nel nostro paese della pillola abortiva (RU 486) per l’interruzione farmacologica di gravidanza, se ancora nei salotti televisivi si dà l’impressione che vi sia un margine per noi donne di poter scegliere liberamente, ed in coscienza, della nostra Vita le cose stanno ben diversamente.

Di fatto, in Italia l’80% dei ginecologi, il 46% degli anestesisti e il 39% del personale non medico non praticano aborti e in una città come Roma l’Ivg si fa solo in pochi centri come il San Filippo Neri e il San Camillo (La Repubblica,15/02/2008).

Non solo, si sta francamente sfiorando il delirio di onnipotenza tipico dei cattolici praticanti laddove una “interpretazione più estesa” della legge 194/78, permette agli stessi medici obiettori di rifiutarsi di prescrivere persino la pillola del giorno dopo, un metodo contraccettivo di emergenza che impedisce l’ovulazione (quindi è un metodo contraccettivo non abortivo) se assunta entro le 72 ore successive al rapporto sessuale. Questa situazione è pienamente sostenuta dal Comitato Nazionale di Bioetica nella nota sulla contraccezione di emergenza approvata il 28/05/2004.

Tutto ciò è ridicolo.

Ridicola l’inesistente laicità dello Stato, ridicola la mancanza di vigilanza su una situazione che non solo lede i diritti umanitari della donna in quanto tale, ne lede anche i diritti civili in quanto paziente e cittadino. La pratica incontrollata dell’obiezione di coscienza da parte dei medici non può in alcun modo ledere il diritto del paziente ad una prestazione che l’ordinamento giuridico riconosce come dovuta (art. 1, Legge 405/75) e la Costituzione come un diritto fondamentale (art. 32).

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Il Rasoio ha detto NO

Tenete questa roba lontana da noi.

Bush?

Al Qaeda?

Berlusconi?

Veltroni?

I cinesi?

Scientology?

No, la vera catastrofe che segna l’inizio della fine dei tempi è l’enorme, planetario e inspiegabile successo delle orride ciabatte Crocs, iniziato l’anno scorso come un’epidemia. Sono comode, è vero. Sembra di non averle ai piedi e in tutta sincerità sarebbe molto meglio non averle proprio. La comodità non basta. Per compensare l’infinita bruttezza di questi arnesi, dovrebbero essere più che comode, dovrebbero farti le pulizie, il caffé, minacciare i tuoi nemici, farti la messa in piega e il linfodrenaggio. Ecco, così forse il loro successo sarebbe giustificato.

Invece sono lì a dimostrare che centinaia di miliardi di mosche non possono avere torto.

crocs

Piramidi di paure…

Sul sito www.changethatsrightnow.com si trova un interessante, sebbene non si sappia quanto attendibile, lista di fobie. Non si sa bene da chi sia stata stilata la lista, e non sono chiare le statistiche in merito a ciascuna delle fobie rigorosamente elencate in ordine alfabetico.

L’unica cosa che sappiamo, è che il sito si propone di aiutare chi soffrisse di una di queste fobie a superarla. Ma perché?

Avere paura è utile. Il termine Fobia è, infatti, il termine greco per paura. La paura è uno dei sentimenti che proviamo sin dai primi vagiti e la funzione della paura è quella di far suonare un campanello d’allarme: è l’istinto primordiale di autoconservazione che si allerta appena si percepisce un pericolo, reale o supposto…

Se vostra madre afferra il telecomando e punta su Raitre perché vuole vedere a tutti i costi il Circo Massimo Show condotto da Filippa Lagerback, potete mimare un attacco di panico e dire soffrire di Coulrophobia, la paura dei clowns.

Se non riuscite ad arrivare in orario neanche il giorno del vostro matrimonio, potete tirar fuori dal taschino la Chronomentrophobia, la paura degli orologi.

Adolescenti tiratardi? Entrate in casa come un ladro d’appartamento per schivare vostro padre che vi ricorda ancora che “questa casa non è un albergo”? Tranquilli, soffrite di Clinophobia, la paura di andare a dormire. O di Nostophobia, la paura di tornare a casa.

Le pacifiche vecchiette che vi tendono il braccio alla fermata dell’autobus non hanno niente che non va, tranne soffrire di Agyrophobia, la paura di attraversare la strada. Permettetemi di aggiungere che la cosa è stata scientificamente accertata su tutti gli abitanti di Roma.

Siete fra quelli a cui l’armadio salta addosso ogni mattina o che sembrano usciti dal mercatino dell’Esercito della Salvezza? Non è colpa vostra, soffrite di Catoptrophobia, la paura degli specchi o, non si capisce quale sia la differenza, di Eisoptrophobia, la paura di guardarsi allo specchio.

Perfetto, non sarà proprio la stessa cosa, ma quel fastidio incontrollabile che provo quando, dopo aver mangiato i crackers, i rimasugli mi si appiccicano alle pareti della bocca deve essere simile alla Arachibutyrophobia, la paura che il burro di noccioline si attacchi al palato.

Saltate da un letto all’altro? Non siete dei farfalloni o delle lucciole… Soffrite di Anuptaphobia, la paura di rimanere single. Al contrario, chi sparisce dileguandosi dopo il primo appuntamento probabilmente soffre di Coitophobia, la paura dell’atto sessuale o dei rapporti sessuali. Tutto si spiega.

Non siete stupidi, soffrite solo di Phronemophobia, la paura di pensare. Berlusconi? Poverino, forse è malato di Bolshephobia, la paura dei bolscevichi.

Di sicuro noi non soffriamo di Xirophobia, la paura dei rasoi. Semmai siamo Counterfobici, perchè il pericolo è il nostro mestiere.

The states we’re in

Una semplice guida basata sulle liste.

Perché, per definirci, non sempre basta dire Single, Swinger, o It’s complicated.

  • Non sei single quando ti lasci.
  • Non sei single quando inizi a uscire con altra gente.
  • Sei single quando sai che il tuo ex sta ufficialmente vedendo qualcuno.

***

  • Quando non compri mai biancheria sexy, sei single e triste.
  • Quando compri biancheria sexy e la metti tutti i giorni, sei single e a caccia.
  • Quando compri biancheria sexy per il weekend, hai una tresca.
  • Quando non compri più biancheria sexy perché a lui piaci lo stesso, sei fidanzata da tempo.
  • Quando compri biancheria sexy e lui non se ne accorge, sei fidanzata da troppo tempo.

***

  • Quando ti senti sessualmente anoressica, ti sei lasciata da poco e sei sotto un treno.
  • Quando il genere maschile ti sembra un grande buffet, ti sei lasciata da poco e sei una Pasqua.
  • Quando il buffet non ti sembra più buono come prima, vuoi un nuovo fidanzato.
  • Quando ti senti a dieta forzata mentre là fuori c’è un buffet, è ora di lasciarsi.

Sesso e numeri

Evviva le liste. Le liste mettono ordine, archiviano e liberano spazio nel nostro hard disk psichico. Una delle liste più simpatiche da stilare è quella degli ex amanti. Di questo, e di molto altro, parla una dark comedy di prossima uscita nelle sale, Tutti i numeri del sesso. Di numeri si parla perchè la lista in questione ha senso solo in quanto elenco puntato e numerato: serve esattamente a far il conto.

A quanto pare, tuttavia, il rapporto dei numeri con il sesso non è esclusivo dell’elenco degli ex partner a letto. Pensandoci un po’ meglio, sin da quando venne pubblicato, con grande stupore dell’America conservatrice e maccartista della metà del secolo scorso, il famoso Rapporto Kinsey, il sesso sembra sempre più essere una questione di numeri e di statistiche.

Tra i numeri del sesso il più importante è di gran lunga l’uno e soprattutto la sua versione ordinale: primo bacio e prima volta, sì quella. Che poi il primo bacio sia stato dato con la lingua molle ed inerte come quella di manzo stufata, non importa. Della prima volta che dire, è ovvio che il sesso è una cosa che migliora con la pratica.

A proposito di pratica, i numeri preferiti dalle statistiche sono quelli legati alla frequenza: quante volte in un giorno, in una settimana, in un mese, in un anno. Sono questi i numeri che incutono maggior timore e che inducono maggiormente a mentire…

Una volta che si è praticato abbastanza si può anche sperimentare dedicandosi a numerose attività di matrice numerica e pitagorica: in due il 69, in tre il triangolo, un insieme finito si dice ammucchiata.

Che dire poi delle unità di misura? Le unità di misura sono considerate ad occhio e croce direttamente proporzionali alla qualità del sesso: lunghezza in testa. Come non ricordare i celebrati ed imbattuti “30 cm di dimensione artistica” del re del porno? Io però proporrei di concentrarsi anche sul diametro o calibro. Diciamo che non sono importanti le dimensioni, ma le due dimensioni, come in qualunque geometria non piana che si rispetti.

I numeri non sono solo fonte di piacere. Così come un voto basso o un’insufficiente altezza, alcuni numeri sono legati a problematiche serie: in genere pochi secondi sono sinonimo di eiaculazione precoce ma anche di speed dating, il modo migliore per ritrovarsi con uno psicopatico nel letto.

Invece i numeri che mi fanno ridere sono quelli legati ad un argomento serissimo: l’orgasmo. Soprattutto se di recente è uscito un libro di una sessuologa americana, Tina Robbins, L’Orgasmo Perfetto in 5 minuti: il metodo infallibile per ottenerlo (Vallardi Editore, 2008). Per non parlare dell’orgasmo “simultaneo”, un concetto quello della simultaneità che anche Einstein ha faticato a spiegare, e di quello “multiplo”, cosa che dipende esattamente dalla base di partenza (fa riflettere il fatto che un multiplo di zero è sempre zero).

L’unica cosa certa di quando si parla di sesso e numeri è che la maggiorparte delle persone che conosco quando non lo fa inizia a darli, i numeri.

Girls just wanna have fun – 2

Sarah Silverman è una dolce, adorabile star della tv americana, fidanzata con un altro comico che si chiama Jimmy Kimmel. Non ho idea di come proceda la loro relazione, ma lei ha deciso di scrivere per lui una canzone, dicendo qualcosa che a tutte noi – a me sicuramente – piacerebbe poter affermare.

Sarah Silverman – I’m fucking Matt Damon