Il sesso debole (quello orale)

Eh lo so gente, tocca riparlare di pompini. Non vorremmo sembrare monotematiche (vedi post qui sotto) ma che fare quando nel giro di pochi giorni due notizie attraggono la nostra attenzione e, guarda un po’, parlano di pompini? Prima di tutto l’affermazione di  Heidi Klum riportata oggi sul Messaggero. Su Allure Heidi ha rivelato: “Sul sesso ho imparato molto dagli amici gay. Sono un caleidoscopio di pensieri e opinioni interessanti. Ti insegnano tante cose utili sugli uomini”. A lei ad esempio avrebbero insegnato tutte le tecniche per un gran rapporto orale. Tanto da far dire a Heidi che Seal (l’ex marito n.d.r.) “è stato un uomo fortunato”.

Heidi è una donna di mondo e incarna quel pensiero illuminante che ultimamente sembra cogliere sempre più tutte noi: “Chi può sapere meglio di un gay come far godere con il sesso orale un altro uomo?”. E poi, subito dopo:” Hey! Aspetta un attimo ma io ho un sacco di amici gay!”. O forse sono gli stessi amici a vantarsi (attività tipicamente maschile) di essere i più bravi nel ramo. Com’è, come non è fatto sta che sempre più donne chiedono trucchetti e dritte ai gay, con una certa soddisfazione reciproca.

Però ferme tutte, prima di farvi prendere dalla smania di telefonare al vostro miglior amico arriva la seconda notizia a tema: una vera e propria disfida all’ultimo, ehm, pompino tra una ragazza e un gay. E, indovinate un po’, vince la ragazza. L’articolo, invero piuttosto divertente, è qui.

Insomma, chi la sa più lunga sui pompini? Non so se la ragazza abbia portato a casa la vittoria anche grazie a qualche omo-consiglio però mi pare di capire che, come in tutte le faccende sessuali, la tecnica senza un tocco di sensualità e di reale divertimento (femminile o maschile) sia niente.

Morale: donne, un po’ di know-how aiuta ma chi fa da sé fa per tre (wow!).

Ora smentiteci o, almeno, insegnateci tante cosette nuove.

La foto è tratta da Seventies Blow Job Faces. Enjoy.

Cose di cui (non) sentivamo la mancanza: Blowjob Kneepads

Come non averci pensato prima! Sono proprio dei furbacchioni quelli della Diesel e, del  resto, ci avevano già avvisato e preparato ad essere stupidi con una ridondante campagna nel 2010: BeStupid

Questa volta hanno davvero superato tutte le nostre aspettative con queste fantastiche Ginocchiere per il sesso orale ovvero le BlowJob Kneepads:  la notizia viene dall’India dove, con 150 $ d’acquisto,  ti regalano le sopracitate ginocchiere che preservano da eventuali traumi e dolori durante la pratica orale.

A quando l’unico regalo che servirebbe realmente in un paese con circa 2,5 milioni di sieropositivi, la meta’ del totale in Asia, e cioè PRESERVATIVI (fonte qui)?

Nota positiva: se proprio qualcuno dovesse sentirne il bisogno può prendere spunto dalla Diesel ed usare delle comuni ginocchiere sportive o conservare la confezione “Pop artistica”. Sempre che prima voglia andare in India da Diesel.

E’ facile smettere di fumare se… Chiudi Vogue.

Sto cercando di smettere di fumare. Quindi qualunque cosa o situazione per me è fonte di riflessioni sul fumo. Anche il gossip, anche la moda. Vedo tutto attraverso un filtro, ormai annerito da 17 anni di fumo. Quindi ho spulciato in giro. Sono capitata sulle pagine di Vogue.it sulle quali non si dice effettivamente nulla di troppo originale. Si parla di celebrities che smettono di fumare e “non tanto per i rischi che corre la salute, quanto paradossalmente per i danni che il fumo provoca alla bellezza, il cui tramonto viene combattuto, scongiurato e ritardato in ogni modo possibile”. Quindi sarebbe la Vanità a spingere verso l’abbandono della “paglia”: rughe, denti e unghie giallastre, capelli opachi, colorito spento, couperose, cellulite. Sono alcuni degli (anti) estetici effetti collaterali del fumo. Pare che Kate Moss, si legge ancora su Vogue, abbia recentemente dichiarato di volersi affrancare dalla schiavitù delle sigarette e qualche malalingua sostiene che voglia smettere di fumare proprio per contrastare l’antiestetica “buccia d’arancia”.

Certo Vogue, siamo d’accordo. Peccato però che prima di annunciare di voler bandire la sigaretta dai vostri shooting (solo da qualche mese!) abbiate forgiato schiere di ex teenager degli anni ’90 con foto così:

Kate Moss, Ellen von Unwerth, Vogue Italia, Aprile 1992

Linda Evangelista, Steven Meisel, Vogue Italia, Giugno 1990

Juliette Lewis, Ellen Von Unwert, 1994

Carla Bruni, Javier Vallhonrat, Vogue Italia, 1996.

E stranamente, dopo lo scioccante annuncio:

Carine Roitfeld, 2011.

Continuate a proporre foto così:

Kate Moss, Mario Testino, Vogue Brazil, 2011

E così:

Alla Kostromichova, Vogue Russia, Ottobre 2011

Tutto sommato sarebbe opportuno che le belle e fighe non apparissero più con la sigaretta in mano e non perché ce ne freghi nulla della loro cellulite (tanto è molto raro riuscire ad avvistarla) ma perché quando ero ragazzina ho iniziato forse a fumare perché facevo parte di quella ampia schiera per cui la figaggine consisteva nel chiudersi in bagno a fumare con la più bella della scuola, piuttosto che somigliare ad una suora laica di Comunione e liberazione:

Vi prego cambiate testimonials

Una Campagna realistica forse dovrebbe tenere conto del fatto che l’aspetto fisico, per i ragazzi,conta.

Celebrità, lasciateci lavorare!

C’è la crisi, il tasso di disoccupazione vola e i bund tedeschi si allontanano come la luce in fondo al tunnel. Che fare? Innanzi tutto, sarebbe opportuno trovare un lavoro retribuito in misura tale da poter sopravvivere. Se così non fosse sarebbe opportuno fare un doppio lavoro. Noi, non loro. Si perché, a quanto pare, il trend che vede chi ha già un lavoro (e che lavoro) farne un altro è, come sempre, in rapida ascesa.
Parliamo delle celebrities che, tecnicamente, rubano il lavoro a chi non ce l’ha. Altro che immigrati.
Per esempio, Viktor e Rolf non paghi di essere stilisti sono diventati anche i nuovi Fratelli Grimm:
Dopo essere diventata una blogger, Gwyneth Paltrow adesso “sforna” anche libri di cucina:
Karl Lagerfeld, oltre a Cruise collection che ci fanno piangere (perché non le avremo mai) fa anche il fotografo, com’è noto:
James Franco, beh che dire, è il campione del multitasking: documentarista (Saturday Night, The Clerk’s tale), scrittore (Palo Alto; Stories by Franco), video-artista, pittore e testimonial (ah beh, questo è il “minimo”). Mi sarebbe piaciuto avere una foto di Franco in versione dea Kali ma ho solo questa (dove è evidente che adesso vuole anche fare la donna):
Una categoria che proprio non capisco poi è quella dei “figli di”. Tipo Eve Hewson, il papà è Bono e lei è tanto brava, come ha dimostrato in This Must be the Place di Paolo Sorrentino. Ma dico, se fossi “figlia di” no farei proprio un bel cavolo. Perlomeno non per guadagnare. Mi dedicherei al decapaggio o al volontariato. O allo shopping. Punto. Infatti questo dovresti fare Eve, goderti la vita con un bicchierino in mano e lasciare i ruoli a qualcun’altra:

Sexy provocatrici e zombie

Agente provocatore di nome e di fatto. Il famoso marchio di lingerie Agent Provocateur lancia il nuovo spot per la linea “Fleurs du Mal” e si mette in gioco senza esclusione di colpi. Il regista Justin Anderson, stella della moda, ha realizzato un mix ironico di ammiccamento erotico e horror. Sembra proprio che gli zombie si accompagnino bene a tutto, anche all’impensabile, un po’ sulla scia di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, il romanzo di Jane Austen rivisitato da Seth Grahame-Smith.

Enjoy.

Razor Sisters per il sociale: ottobre, tempo di revisionarci le tette.

In questo mese si ribadisce il concetto che anche noi donne dovremmo dedicarci molto più spesso alla vera cura delle nostre tette. Diamogli più di un’occhiata, tocchiamole, palpiamole e magari sottoponiamole ad una visitina, per esempio chiamando all’800.998877 il numero verde attivato dalla  LILT, Lega Italiana Lotta Tumori. Il link al sito con tutte le info utili lo trovate qui.

Tutti i ragazzi in classe le hanno già controllate. Dovresti farlo anche tu.

 

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Boys&girls

Esce oggi nelle sale “Tomboy”,  il film della regista francese Céline Sciamma, classe 1978, che si è aggiudicato il Teddy Award all’Ultimo Festival di Berlino e i premi del pubblico e della giuria al 26° Torino GLBT Festival. Un racconto diverso dell’infanzia e della prima adolescenza, attraverso il tema dell’identità sessuale e del genere. Laure, 10 anni, cambia quartiere e con i nuovi amici si finge maschio in un crescendo venato di suspence e di magia fino all’epilogo e allo scontro con la realtà. La marcia in più di Tomboy (maschiaccio in inglese) è quella di farci osservare il mondo attraverso gli occhi della protagonista, della sorellina e dei loro amici. Un mondo in cui tutto può essere, in cui l’identità sessuale non è decisa ma è una potenzialità, un gioco tra le pieghe della realtà. Con parti uguali di sensibilità e di leggerezza ci riporta al momento della nostra infanzia quando abbiamo sentito esattamente la stessa cosa. Come abbiamo potuto dimenticarlo? E poi: dove finiscono le convenzioni e iniziano i desideri? Il mondo e le regole dei grandi rimangono fuori mentre Laure gioca a calcio maschio tra i maschi o corrisponde Lisa che si innamora di lui/lei perché ha qualcosa di diverso dagli altri bambini. “L’infanzia è spesso dipinta come un’età dell’innocenza”, afferma la regista, “ma io credo che sia una stagione della vita piena di sensualità e emozioni ambigue.” Che più candide e condivisibili non potrebbero essere, aggiungiamo noi. Tomboy, girato in 20 giorni, brilla anche grazie ai protagonisti e alla chimica tra di loro (volutamente cercata dalla Sciamma tanto che per interpretare gli amici di Laure si sono scelti gli amici veri della giovane e perfetta attrice). Trovare un buon film ultimamente è davvero un’impresa ardua, questo fate in modo di non perderlo.

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Dell’amore e dell’orgasmo, intervista a Sofia Natella

Qual è la connessione tra sesso, cuore e cervello? Una bella domanda a cui, almeno in parte, ha cercato di rispondere Sofia Natella, milanese, 26 anni, in arte e online Sophieboop (eletto miglior blog erotico nel 2009). “La disposizione degli organi interni” è il suo primo romanzo da poco pubblicato nella collana Aliberti Freestyle. La protagonista si innamora di un uomo e, nonostante il sesso stellare, non riesce più ad avere un orgasmo. In preda alla frustrazione si rivolge a un dottore che le indica un lungo e impegnativo percorso, una strada fatta di esperimenti che, ben prima del clitoride, toccano il cuore e il cervello. Un romanzo erotico, certo, ma anche una storia di formazione sentimentale che implica la ricerca del piacere e il diritto ad essere felici. Ne abbiamo parlato con Sofia.

Esiste davvero un dottore come quello a cui si rivolge la protagonista del libro? E se gli dovessimo trovare un ruolo sarebbe più un ginecologo o un analista?

Nello specifico no, il dottore non esiste, è frutto della mia discutibile immaginazione quanto a fattezze fisiche e caratteriali, ma esistono tantissimi specialisti validi, che possano aiutare tante donne ad essere più consapevoli e soddisfatte della propria sessualità. Parlando di ruoli, per il dottore ho fatto riferimento alla figura del sessuologo, ma volevo che più che a un medico somigliasse a un grillo parlante, anche se più enigmatico e meno pedante, che fosse una sorta di guida interiore per la protagonista. Mentre scrivevo il romanzo poi mi sono documentata molto sull’orgasmo e la sessualità, sia leggendo, sia facendo qualche istruttiva chiacchierata con un mio caro amico sessuologo, da cui ho tratto una certa ispirazione. Per cui la risposta definitiva è che mentre il personaggio del dottore è fittizio, ciò che dice e i consigli che dà alla protagonista non lo sono affatto, nel senso che hanno un fondamento scientifico. Desideravo fortemente che questo romanzo potesse in qualche modo essere utile a chi vuole migliorare la propria vita erotica, anche se l’intenzione non è mai stata quella di dispensare consigli, piuttosto di offrire un punto di vista.

Di orgasmo femminile se ne parla tanto, soprattutto perché rimane ancora un po’ di mistero intorno ad esso. Ora che anche le aziende farmaceutiche tentano di proporre pillole per stimolarlo puoi dirci, secondo te, qual è il più grande falso mito e la più grande verità sull’orgasmo femminile?

Il progetto del viagra Rosa è stato recentemente bocciato dall’FDA, l’organismo che regola l’approvazione dei farmaci che possono essere messi in commercio: a riguardo c’è anche documentario molto interessante, Orgasm inc. che parla appunto della strumentalizzazione del piacere femminile ad opera delle aziende farmaceutiche e che consiglio di guardare. Anche alla protagonista del romanzo passa per la mente di prendere una di queste pillole, ma credo che, se anche funzionassero – cosa che dubito, a meno che non si tratti di effetto placebo – sarebbe solo un nascondere il problema, invece di affrontarlo con consapevolezza e coraggio, per cercare di risolverlo all’origine. È la stessa differenza che c’è tra il depilarsi con il rasoio e la depilazione definitiva. Ma perché l’idea del viagra rosa sembra così allettante? E qui arrivo alla risposta vera e propria, che emerge anche dal romanzo: perché – a mio parere – il più grande falso mito sull’orgasmo femminile è che debba essere quasi un automatismo, codificato secondo parametri con cui definire la dannata “normalità”, pressappoco uguale per tutte, mentre la più grande verità è che l’orgasmo femminile non solo è diverso per ogni singola donna, ma lo è anche di volta in volta. All’apparenza questo può sembrare scontato, ma se ogni donna fosse educata alla sessualità con informazioni corrette e accettasse il proprio particolare modo di godere – e con “modo” intendo tempi, modalità di eccitazione e di stimolazione, zone erogene e via dicendo – credo che nessuna rincorrerebbe più l’orgasmo, semplicemente perché lo troverebbe sulla sua strada. Nessuna vorrebbe essere “come le altre”, perché sarebbe felice di essere sé stessa e di godere a modo suo. Di conseguenza, credo anche che svanirebbero una serie di problematiche legate al giudizio e che abbandonarsi al piacere sarebbe molto più facile. Per fare qualche esempio di pensieri anti-orgasmici: se non vengo penserà che non lo amo? Godo meno delle altre donne che ha avuto? E se fossi frigida? Non ho mai avuto un orgasmo vaginale, sono menomata? Godo tantissimo con la stimolazione anale, sono gay? Non trovo il punto G, sono sfigata? Ma in pochissimi si sono disturbati di dire, ad esempio, che la stimolazione del punto G potrebbe semplicemente non piacere o non piacere se fatta in un certo modo invece che in un altro… fare notizia sembra molto più importante della sessualità femminile e molte donne si sono dannate a cercarlo, soffrendo per questo. La verità è che in generale la libera espressione di sé non viene per nulla incoraggiata: ci viene continuamente chiesto di adeguarci a dei canoni e se non lo facciamo abbiamo paura di essere diversi, emarginati, ci viene chiesto di seguire la moda del “famolo nelle solite tre posizioni” o del “famolo strano”, insomma, è una strage dell’individualità.

Sofia Natella

Se fosse una ricetta di una torta, quali sarebbero gli ingredienti di un orgasmo femminile?

Ovviamente non posso dirlo in generale, perché ho esperienza solo del mio orgasmo. La ricetta secondo me sarebbe A come Abbandono alle sensazioni, alle intuizioni, quel lasciarsi andare completamente facendo sì che sia il corpo, l’istinto a guidare, D come Desiderare di godere, avere fame di piacere, E come l’Eccitazione, che bisogna lasciar crescere, lievitare, G come Giocare con le sensazioni, i ritmi, con la fantasia, provando infinite variazioni della stessa ricetta, L come Lentezza per assaporare meglio il piacere, mentre si avvicina, sentirne l’odore, sentirne già il sapore in bocca, V come Voglia di sperimentare nuove sensazioni, di andare oltre i propri limiti, di essere audaci. E poi, immancabile, L come la sensazione di Libertà che si prova, come se si urlasse “Mamma mia che buono!”

La tua protagonista affronta una ricerca dell’orgasmo senza esclusione di colpi, fuori e soprattutto dentro di sé. Ma si può vivere bene un rapporto d’amore anche senza?

Probabilmente in alcuni casi sì, se la mancanza dell’orgasmo non rappresenta un problema, se non fa soffrire. Ma la mia supposizione più in generale è che la mancanza dell’orgasmo sia poco tollerabile quando c’è l’amore: passino le avventure e le storielle, ma quando si vorrebbe condividere tutto con una persona, soprattutto la felicità, di cui credo faccia parte il piacere, la mancanza di un momento così intimo come l’orgasmo penso sia difficilmente indolore. Più che altro mi dico: essere felici al 100%, godere della vita e del sesso è un diritto di ogni essere umano, perché mai dovremmo rinunciarci? Forse la risposta è che a volte quando desideriamo qualcosa e non lo otteniamo è perché, come la protagonista del libro, non ci vogliamo abbastanza bene e in fondo pensiamo di non meritarcelo.

Verso la fine del romanzo i corpi degli amanti vivono di vita propria, quasi come macchine ben oliate tanto da arrivare a questa riflessione sull’amore: “Noi non abbiamo bisogno di pensare all’amore, né di cercarlo tra le pieghe o nei mari. E’ qualcosa che facciamo sempre, perché è qualcosa che abbiamo già. Non abbiamo bisogno di niente, quando abbiamo noi stessi.” Dicci di più.

Quando amiamo una persona, a volte abbiamo così paura di perderla che finiamo col perdere noi stessi, cercando di corrispondere a delle aspettative che presupponiamo il partner abbia nei nostri confronti, di plasmarci ad immagine e somiglianza di quelli che crediamo siano i suoi desideri… Insomma, un altro dei trabocchetti della mente o, più esattamente, del cuore: pensiamo di non meritarcelo quell’amore e di dover trovare un modo per convincere chi amiamo a restare. Cerchiamo di convincerlo con il sesso magari, come la protagonista, o cucinando, o iniziando a indossare vestiti improbabili solo perché piacciono a lui, quando in realtà li detestiamo. Così perdiamo la nostra identità, siamo fragili e ci tormentiamo sempre di più. Ma quando “abbiamo noi stessi”, singolarmente e l’un l’altro, quando sappiamo intimamente chi siamo e ce ne innamoriamo, pregi e difetti inclusi, capiamo non solo di essere meritevoli dell’amore del partner, ma anche che quella capacità di dare e ricevere amore (e piacere), in altre parole di essere felici, ci appartiene come ci appartiene un orecchio. Allora facciamo l’amore sempre, con ogni gesto, con naturalezza, siamo nudi e puri di fronte all’altro, possiamo abbassare davvero le difese e abbandonarci al piacere, alla vita, perché non temiamo più niente e non dobbiamo più preoccuparci di convincere l’altro ad amarci. Siamo sicuri del suo amore perché siamo sicuri dell’amore che proviamo nei nostri confronti. Non c’è più la paura della perdita, semplicemente perché capiamo che noi stessi e la capacità di essere felici sono qualcosa che non potremmo perdere mai. Ed è quando non c’è più la paura che siamo davvero liberi di vivere. Di godere.